Rifiuti - Comuni Ricicloni

Rifiuti, al Senato un fronte ampio vuole più concorrenza sul mercato degli urbani

Tra gli emendamenti presentati al ddl concorrenza molti puntano a una revisione del perimetro dell’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani chiedendo una maggiore apertura al mercato. Ma il tema divide la maggioranza di governo

Parola d’ordine: ridisegnare il perimetro del servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani creando maggiori spazi per il libero mercato. Nelle more dell’adozione della riforma di settore demandata al governo, piovono emendamenti sul disegno di legge per la concorrenza all’esame della commissione Industria del Senato. E molti vanno nella direzione di un restyling dell’estensione degli affidamenti, con proposte di modifica al testo messo a punto da Palazzo Chigi che arrivano da diverse longitudini dell’arco parlamentare. Per Lega, M5S e Forza Italia, si legge ad esempio in una serie di emendamenti simili, “le attività di gestione integrata dei rifiuti urbani affidate in via esclusiva non devono ricomprendere anche le attività di recupero e smaltimento disponibili in regime di libero mercato” mentre nell’assegnazione delle frazioni raccolte “il gestore affidatario deve utilizzare procedure competitive che non favoriscano le proprie controllate o collegate”.

Allo stesso modo tre emendamenti simili firmati Italia Viva, Lega e Forza Italia chiedono di stralciare dal Testo unico ambientale la previsione che include tra le prerogative di Comuni ed enti d’ambito in materia di raccolta differenziata anche quella di garantire la gestione “delle operazioni di cernita o di altre operazioni preliminari”. Un intervento che era stato sollecitato nelle scorse settimane dalle imprese del settore cartario. Più radicale la visione della componente Leu del gruppo misto: “il regime di privativa non si applica alle attività di recupero dei rifiuti urbani ed alla raccolta dei rifiuti destinati al recupero” si legge in un emendamento che se approvato (eventualità alquanto remota) aprirebbe di fatto al mercato la gestione di una buona fetta dei rifiuti prodotti quotidianamente dalle famiglie italiane.

A Palazzo Madama insomma un’ampia compagine sembra muoversi nella direzione indicata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che nelle osservazioni fornite al governo per la redazione del disegno di legge sulla concorrenza aveva sottolineato come spesso la nozione di gestione integrata del servizio fosse “impropriamente utilizzata”, stigmatizzando la frequente estensione delle attività ricomprese nella privativa per la gestione dei rifiuti urbani ad attività di smaltimento, recupero e riciclo “tipicamente svolte in regime di mercato” anche “mediante una impropria attribuzione di titolarità esclusiva in capo al gestore”. Un tema che crea divisioni nella maggioranza di governo. Tra le principali forze che sostengono l’esecutivo guidato da Mario Draghi infatti il Partito Democratico è la sola a non aver presentato proposte nella direzione indicata dall’antitrust. Scelta con ogni probabilità motivata dalla maggiore sensibilità della compagine di centrosinistra alle esigenze delle piccole e grandi utility del centro-nord Italia, sempre più integrate nelle varie fasi del ciclo di gestione.

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