Luigi Palumbo
19/01/2024

Roma, così la commissione ‘ecomafie’ è diventata il tribunale sull’inceneritore

Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2024 alle 09:01

Era stato convocato dalla commissione ‘ecomafie’ per fare il punto sull’incendio al TMB di Malagrotta, ma il sindaco di Roma Roberto Gualtieri si è trovato a rispondere quasi esclusivamente alle domande sulla scelta di realizzare un nuovo inceneritore. Considerata, evidentemente, alla stregua di un crimine


Si chiama inceneritore. Non è la soluzione. È troppo grande. E fu così che la commissione bicamerale d’inchiesta sulle “attività illecite nel ciclo dei rifiuti” divenne un tribunale speciale per le scelte legittime. Unico imputato: il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, convocato questa mattina dai commissari per riferire sul recente incendio al TMB di Malagrotta. “Attendiamo l’esito delle indagini della magistratura” ha ribadito il sindaco nel corso della relazione iniziale sui fatti del 24 dicembre, al termine della quale, tuttavia, il focus dell’audizione si è spostato quasi completamente sulla scelta di dotare la Capitale, e il suo incompleto (per usare un eufemismo) sistema di gestione del pattume urbano, di un moderno impianto di termovalorizzazione. Peggio di un crimine, evidentemente.

“Quello che lei, sindaco, chiama termovalorizzatore, in termini tecnici e giuridici si chiama inceneritore“, ha puntualizzato il senatore messinese del Movimento 5 Stelle Pietro Lorefice. “Vorremmo conoscere il cronoprogramma di realizzazione dell’opera” ha proseguito il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo, che ha anche sollevato dubbi sul dimensionamento dell’opera in rapporto alle basse percentuali di raccolta differenziata. “Non posso esprimere un giudizio tout-court” ha invece chiarito in premessa al suo intervento il deputato verde Francesco Emilio Borrelli, che pur avendo ammesso di non essere preparato “nel merito della vicenda” (ritenendo, giustamente, si parlasse di incendi negli impianti), ci ha tenuto a dare il suo contributo al dibattito precisando che, in ogni caso, l’inceneritore “non è la soluzione a tutti i problemi legati ai rifiuti”.

Insomma, il più tradizionale repertorio di accuse nell’eterna, e tutta nostrana, querelle sui termovalorizzatori. Inceneritori, pardon. Anche se, ha chiarito Gualtieri rispondendo al senatore Lorefice “la stessa Commissione europea li chiama termovalorizzatori”. Sorpreso (ma forse nemmeno troppo) dal tenore delle domande, “un po’ oltre il perimetro specifico del mandato della commissione”, il sindaco ha svestito i panni della persona informata dei fatti per indossare quelli dell’imputato. E difendere, piano rifiuti alla mano, la scelta di realizzare un inceneritore da 600mila tonnellate l’anno nell’area di Santa Palomba. “È giusto dire che il termovalorizzatore non è l’unica soluzione e che esiste il problema di massimizzare la differenziata – ha chiarito Gualtieri – ma esiste anche il problema di capire dove va a finire tutto il resto. Una quota limitata, sia chiaro, che però nel caso di una città come Roma va ben oltre le 600mila tonnellate. E questa quota ha due possibili esiti: la discarica o il termovalorizzatore”.

Anche massimizzando la differenziata, per arrivare all’obiettivo del 65% di riciclo al 2035, ha chiarito Gualtieri, resta il problema di trovare una soluzione di prossimità a tutto quello che resta, inclusi i residui del riciclo. Senza un impianto di recupero energetico, ha detto, “dovremmo realizzare una discarica da un milione di tonnellate ogni tre anni”. Rispondendo alle obiezioni sul dimensionamento dell’impianto Gualtieri ha quindi ricordato che la capacità del termovalorizzatore è stata calcolata in coerenza con gli obiettivi europei, in particolare con il limite massimo del 10% allo smaltimento in discarica entro il 2035, e che secondo le proiezioni “per alcuni anni, anche dopo l’attivazione dell’inceneritore produrremo più rifiuti indifferenziati della capacità dell’impianto. Proprio perché crediamo che non si debbano creare condizioni di ‘overcapacity’ che possano rappresentare un disincentivo alla differenziata”.

Insomma meglio un termovalorizzatore, e meglio averlo vicino casa per ridurre le emissioni e i costi del trasporto. “Tra le opzioni disponibili – ha sottolineato – abbiamo scelto quella meno inquinante possibile. Invece che metterli in una buca, trasformiamo i rifiuti in energia elettrica e ne ricaviamo nuovi materiali” grazie all’annesso impianto di trattamento delle ceneri per recuperare, tra gli altri, anche i metalli preziosi. “Ci sembra la scelta non solo più logica o più economica, ma anche quella più coerente sotto il profilo ambientale. In linea, tra l’altro, con il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti“. Una scelta che, tuttavia, qualcuno continua a considerare alla stregua di un crimine.

1 Commento su "Roma, così la commissione ‘ecomafie’ è diventata il tribunale sull’inceneritore"

  1. Enr ha detto:

    SI E’ VERO PEGGIO DI UN CRIMINE E NON LO CONSENTIREMO MAI! COSTI QUEL CHE COSTI!

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