Terre e rocce da scavo: c’è l’ok del Governo


terre e rocce da scavo

Dopo i pareri del Consiglio di Stato e delle Commissioni Parlamentari, il nuovo Testo Unico che semplifica la disciplina di gestione delle terre e rocce da scavo si avvicina alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento nasce dall’articolo 8 del decreto Sblocca Italia (Dl n. 133/2014), andato in vigore a settembre dello scorso anno: il Governo in quella sede si è attribuito una delega a intervenire con un Dpr per semplificare la materia del riutilizzo dello smarino dei cantieri. L’approvazione in esame definitivo è arrivata nel Consiglio dei Ministri di ieri, e a questo punto attende solo il pronunciamento della Corte dei Conti. Il nuovo testo di legge riordina il quadro normativo di riferimento rendendolo, usando le parole del comunicato del Governo, “completo, chiaro e coerente con la disciplina nazionale e comunitaria” tramite accorpamento delle disposizioni vigenti e introducendo tempi certi per la chiusura dei procedimenti in materia di terre e rocce da scavo.

I punti cardine del decreto sono la gestione delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti provenienti da cantieri di piccole e grandi dimensioni, la disciplina del deposito temporaneo, l’utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti e infine la gestione delle terre e rocce da scavo con procedure uniche per gli scavi e la caratterizzazione dei terreni generati dalle opere da realizzare nei siti oggetto della bonifica.

Operativamente tra le semplificazioni più importati c’è l’accoglimento delle osservazioni sul tetto amianto, innalzato da 100 a 1000 mg/kg, che rischiava di bloccare anche i cantieri delle grandi opere in quei territori ad alta concentrazione di asbesto per mere ragioni orografiche. Sul fronte dei controlli le semplificazioni si concretizzano tramite l’eliminazione di autorizzazioni preventive attraverso la previsione di un modello di “controllo ex post”, basato su meccanismi di autocertificazione da parte degli operatori e sul rafforzamento del sistema dei controlli, eliminando quelli “preventivi” che oggi generano lungaggini amministrative per gli operatori economici e tempi di risposta disomogenei sul territorio. Con questa modifica, che ricalca quella già prevista per la Scia (segnalazione certificata di inizio attività), la tempistica per tutti i provvedimenti viene definita in 90 giorni.

Il nuovo decreto prevede poi che i soggetti pubblici e privati possano confrontarsi con le Agenzie regionali e provinciali per le preliminari verifiche istruttorie e tecniche, anticipando lo svolgimento dei controlli previsti per legge. Sono inoltre unificati e semplificati gli adempimenti previsti per il trasporto fuori dal sito delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti ed eliminato l’obbligo di comunicazione preventiva all’autorità competente per quelle individuate come sottoprodotti e generate nei grandi cantieri. Allo stesso tempo sono resi più semplici gli adempimenti derivanti dall’obbligo di comunicare il loro avvenuto utilizzo.

«Il testo unico sulle terre e rocce da scavo è una grande novità per la nostra legislazione, un valore aggiunto per l’ambiente, l’economia circolare e la competitività del nostro sistema Paese». Questo il commento del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, sul via libera di ieri in Consiglio dei Ministri allo schema di Dpr che introduce una nuova disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo. «Rafforziamo la tutela dell’ambiente – spiega Galletti – e diamo allo stesso tempo risposta a decine di migliaia di operatori, alle grandi come alle più piccole imprese, dopo 20 anni di incertezze normative: lo facciamo rendendo più semplici e chiare le procedure che regolano la gestione delle terre e rocce considerate rifiuto o sottoprodotto, con il contemporaneo rafforzamento dei controlli».

La finalità dell’intervento nelle intenzioni del Governo è quella di consentire, attraverso un sistema più semplice di quello attuale, il miglioramento e la tutela delle risorse naturali senza tralasciare gli obiettivi di competitività del sistema, quali l’abbassamento dei costi connessi all’approvigionamento di materia prima dovuta al maggiore utilizzo delle terre e rocce come sottoprodotti, la riduzione dell’utilizzo di materiale di cava, un minore ricorso allo smaltimento in discarica, la previsione di tempi certi e celeri per l’avvio nei lavori nei cantieri.

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