Veicoli a fine vita: stop all’export illegale


veicoli a fine vita

Si fa così: si prende un’automobile, spacciandola per funzionante quando invece è un rifiuto da smaltire o meglio da riciclare. Si fa domanda di cancellazione dal PRA territoriale per poter esportare e reimmatricolare il veicolo all’estero, quindi se ne ottiene la cancellazione dal Pubblico Registro. Dopodichè non si reimmatricola (e spesso neanche si esporta) la vettura che così, impossibile ormai da rintracciare, può prendere la via del commercio illegale di metalli e pezzi di ricambio, e una volta ripulita di tutto quanto possa avere un mercato, può essere tranquillamente abbandonata in discariche abusive, veri e propri cimiteri delle auto.

È la cosiddetta “radiazione per esportazione”, una falla nel quadro normativo italiano che per anni ha alimentato il mercato nero di ricambi e rottami ferrosi provenienti da veicoli a fine vita e che adesso, grazie ad un emendamento introdotto nell’ormai approvata Legge di Stabilità 2016, si prova ancora una volta a tappare. Un emendamento messo a punto dai deputati Vaccari, Caleo, Braga e Bratti – quest’ultimo presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sugli illeciti nel ciclo dei rifiuti – che hanno a lungo lavorato affinchè nella Legge di Stabilità venissero introdotte, accanto alle misure anti-elusione della tassa automobilistica, anche misure più stringenti e puntuali per contrastare il fenomeno delle radiazioni per esportazione.

In particolare nelle disposizioni approvate si chiarisce definitivamente che la radiazione per esportazione deve avere come unica finalità la reimmatricolazione per l’effettiva circolazione del veicolo all’estero e prevede, quindi, l’effettiva re-immatricolazione quale condizione obbligatoria affinché un veicolo venga cancellato dal Pubblico Registro Automobilistico prima di essere esportato. Una misura che si spera possa porre un argine al fenomeno della sparizione, effettiva o solo sulla carta, di veicoli fuori uso dal territorio nazionale. Pratica che, denunciano le associazioni Fise Unire, Ada e Aira – che rappresentano le imprese sane di demolizione e riciclo delle autovetture – ha visto le radiazioni per esportazione superare complessivamente, negli ultimi 4 anni, la cifra di due milioni e mezzo.

L’emendamento alla Legge di Stabilità non è però il primo tentativo di porre freno al fenomeno. Nel luglio 2014, ad esempio, una circolare Aci aveva introdotto, senza successo, nuovi adempimenti per chi intendesse esportare un veicolo: come l’allegazione alla pratica di esportazione della fotocopia della carta di circolazione estera o l’attestazione di avvenuta reimmatricolazione all’estero. Nel frattempo, complice un quadro normativo carente e complesso, le radiazioni per esportazione hanno continuato a proliferare. A danno del fisco, dell’ambiente e della filiera sana del riciclo delle auto, un’industria già messa a dura prova dal crollo dei prezzi dei materiali ferrosi riciclati che ha fatto seguito al brusco rallentamento dell’economia cinese.

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