Redazione Ricicla.tv
08/02/2024

Plastica, l’allarme dei riciclatori: “Imprese rischiano la chiusura”

Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio 2024 alle 12:02

Tra 2017 e 2022 le imprese europee del riciclo della plastica hanno raddoppiato la propria capacità di trattamento, ma gli investimenti sono minacciati dai bassi prezzi dei polimeri vergini e dalle importazioni di riciclati a buon mercato, oltre che dall’insufficiente capacità di intercettazione dei rifiuti in Ue. “Senza interventi rapidi le imprese saranno costrette a chiudere”, avverte Paolo Glerean, membro del board di Plastics Recyclers Europe


La Commissione europea accende i riflettori sulla crisi del riciclo della plastica negli Stati membri dell’Unione. Toccherà al gruppo di lavoro sui rifiuti, convocato per oggi a Bruxelles, fare luce su quanto sta accadendo sul mercato continentale dei polimeri secondari, schiacciato sia dai bassi prezzi dei materiali vergini che dall’aumento dei riciclati importati dai paesi terzi. Materiali che provengono soprattutto dai paesi asiatici, come India, Cina e Turchia, e che vengono scambiati a prezzi più competitivi dei riciclati ‘made in Ue’. Prezzi bassi “dietro i quali c’è un gap in termini di costo dell’energia, ma anche di controlli e normative“, spiega a Ricicla.tv Paolo Glerean, membro del board di Plastics Recyclers Europe.

Così, mentre Consiglio e Parlamento si preparano a varare la riforma del regolamento sulle spedizioni transfrontaliere di rifiuti, che vieterà l’invio di scarti in plastica ai paesi non-OCSE e renderà più complesso l’export verso gli altri paesi non Ue, il fronte più critico adesso si sposta dai rifiuti in uscita ai materiali riciclati in entrata. “Sappiamo che la libera circolazione delle merci è un principio sancito negli atti costitutivi dell’Unione – dice Glerean – ma è anche vero che questo dovrebbe avvenire a parità di condizioni. Cosa che al momento non è“.

E il rischio è che misure da sempre invocate dai riciclatori europei, come l’introduzione di obblighi di contenuto minimo riciclato nei nuovi prodotti, diventino un boomerang. “Non sarebbe corretto alzare muri contro le importazioni – chiarisce Glerean – ma serve parità di condizioni. Se per le applicazioni nel settore food, ad esempio, ai riciclatori europei si richiede una tracciabilità che parta dai rifiuti raccolti fino al prodotto finito, e questo non vale per i materiali provenienti dall’estero, dove questi controlli non vengono fatti né dall’autorità del paese di provenienza né da quelle europee, è chiaro che c’è un buco. E la cosa diventa rischiosa anche sotto il profilo sanitario”.

Un tema, quello dei controlli sulle importazioni, che i riciclatori chiedono ai legislatori europei di portare anche al tavolo dei negoziati sul nuovo regolamento imballaggi. Che se da un lato, spiega Glerean, “dopo il voto sugli emendamenti in Parlamento e Consiglio è passato da un approccio neutrale verso i materiali a uno molto stringente sulla plastica“, dall’altro contiene elementi di positività come, appunto, l’introduzione di nuovi obblighi di contenuto minimo riciclato nel packaging (del 35% al 2030 e del 65% al 2040). Una leva di mercato importante, chiarisce Glerean, che rischia però di essere vanificata, oltre che dall’assenza di controlli sui polimeri riciclati in ingresso, anche dall’insufficiente tasso di raccolta e selezione dei rifiuti in plastica.

Secondo un’analisi del Joint Research Center dell’Ue, dei circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica generati ogni anno dall’Ue, solo 10 vengono raccolti in maniera separata e avviati a riciclo. Mentre la capacità di riciclo installata è passata, tra 2017 e 2022, da 6 a 12,5 milioni e punta a raggiungere i 16 milioni entro il 2025 per centrare il target Ue dei 10 milioni di tonnellate di polimeri riciclati in uscita. Ma per farlo servono le giuste condizioni di mercato. A partire dalla disponibilità dei materiali da trattare. “Le imprese del riciclo hanno investito per aumentare la propria capacità di trattamento, raddoppiandola dal 2017 a oggi – chiarisce Glerean – ma sono capacità che vanno alimentate. Questo non sta avvenendo e la cosa penalizza le aziende che devono ripagare quegli investimenti. Oggi – spiega – ci troviamo con un mercato depresso, per i motivi di cui sopra, e con molti più competitor locali nel settore del riciclo a contendersi la stessa fetta di mercato“. Una situazione potenzialmente disastrosa. “Con un passo coordinato tra raccolta e riciclo le aziende potrebbero crescere e svilupparsi. Senza interventi rapidi – avverte Glerean – molte di loro saranno invece costrette a chiudere“.

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