Rifiuti ed economia circolare, dal MiTE via libera alle riforme del PNRR

In linea con la milestone del 30 giugno sono stati approvati il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti e la Strategia Nazionale sull’Economia Circolare. Nel Programma il MiTE accoglie le osservazioni degli operatori e apre (entro certi limiti) alla autosufficienza gestionale dell’organico sulla base di macroaree

Via libera del Ministero della Transizione Ecologica alle due riforme che stando al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dovranno guidare e sostenere il percorso dell’Italia verso un modello economico sempre più circolare, colmando il gap tra le Regioni del Nord e quelle del Centro-Sud. Con la firma del ministro Roberto Cingolani sono stati approvati i decreti che introducono il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti e la Strategia Nazionale per l’Economia Circolare. Le due riforme, che andavano adottate entro la milestone del 30 giugno, sono considerate ‘abilitanti’, ovvero indispensabili a garantire l’attuazione degli interventi e la messa a terra degli investimenti del PNRR. Che per il settore rifiuti ed economia circolare cubano 2,1 miliardi di euro, da destinare a progetti da selezionare entro settembre tra le oltre 4mila domande fatte pervenire da comuni e imprese.

A guidare la non semplice selezione delle proposte progettuali in materia di rifiuti e riciclo, da completare entro il prossimo 30 settembre, saranno anche le linee guida definite dal Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti, lo strumento che detta i criteri in base ai quali le singole Regioni dovranno stabilire quali e quanti impianti realizzare per garantire il corretto trattamento dei flussi di rifiuti critici: amianto, rifiuti tessili ed elettrici, tra gli altri, ma soprattutto rifiuti indifferenziati e rifiuti organici da raccolta differenziata, considerate le due frazioni più problematiche, per le quali è maggiore il gap di gestione tra le Regioni settentrionali e quelle centro-meridionali. Per raggiungere gli obiettivi europei di circolarità, 65% di riciclo e 10% massimo di smaltimento in discarica dei rifiuti urbani entro il 2035, e tagliare il ‘turismo dei rifiuti’, le Regioni dovranno scegliere in autonomia il mix tecnologico del quale dotarsi sia in termini di recupero di materia che di energia. Il tutto nel rispetto dei principi di autosufficienza e prossimità della gestione ma con la possibilità di stabilire accordi di macroarea con altre Regioni.

Proprio sul fronte degli accordi di macroarea, la novità più rilevante riguarda l’estensione della possibilità di stabilire intese tra Regioni anche per la gestione dei rifiuti organici da raccolta differenziata, cosa che invece non era prevista nella versione del Programma sottoposta nelle scorse settimane a Valutazione Ambientale Strategica, che per questo era stata criticata dagli operatori. Sì dunque al raggiungimento dell’autosufficienza gestionale a livello interregionale per l’umido differenziato, anche se, chiarisce il Programma, previa redazione di una “relazione tecnica supportata da uno studio LCA”. Per i rifiuti urbani residui e gli scarti della selezione della raccolta differenziata resta invece la possibilità di raggiungere l’autosufficienza a livello di macroarea solo nel caso di avvio a recupero energetico. Entro i prossimi 18 mesi tutte le Regioni dovranno aggiornare i propri piani secondo le linee guida definite dal Programma e indicando, tra l’altro, anche target intermedi al 2023, 2024, 2026 e 2028 sulla strada verso gli obiettivi UE al 2035.

Oltre a definire il fabbisogno impiantistico per rifiuti non riciclabili e organico e le scelte tecnologiche per soddisfarlo, i piani regionali dovranno inoltre indicare le misure adottate per garantire la gestione sostenibile e in linea con il quadro normativo europeo di una lunga serie di frazioni critiche. Per i rifiuti contenenti amianto, ad esempio, le Regioni dovranno individuare il fabbisogno di smaltimento e indicare le corrette modalità di gestione sul territorio regionale, mentre per i rifiuti da costruzione e demolizione si chiede di fornire, tra l’altro, indicazioni sugli strumenti adottati per promuovere pratiche di demolizione selettiva. Andranno inoltre fornite informazioni relative alle strategie per aumentare la raccolta e il recupero dei rifiuti tessili, ma anche dei rifiuti elettrici ed elettronici e dei veicoli a fine vita, due filiere queste ultime che scontano ritardi rispetto ai target vincolanti fissati dall’Unione Europea.

Orizzonte al 2035 anche per la Strategia Nazionale per l’Economia Circolare. Il documento mette in ordine gli strumenti fin qui messi in campo dal governo, anche e soprattutto nell’ambito del PNRR, nel solco delle politiche europee in materia e individua “le azioni, gli obiettivi e le misure che si intendono perseguire nella definizione delle politiche istituzionali volte ad assicurare un’effettiva transizione verso un’economia di tipo circolare”, si legge. Tra i campi d’intervento considerati come prioritari quello della fiscalità ambientale, con la prevista introduzione di nuove tasse e restrizioni sullo smaltimento in discarica e sull’incenerimento senza recupero energetico, l’eliminazione delle sovvenzioni in contrasto con la gerarchia europea sulla gestione dei rifiuti ma anche l’adozione dei “certificati del riciclo” e di altre misure fiscali per “promuovere la diffusione di prodotti e materiali che sono preparati per il riutilizzo o riciclati”.

Previsto anche l’adozione di una specifica strategia sulla plastica, lo sviluppo di nuovi sistemi di responsabilità estesa del produttore e di un apposito organismo di vigilanza, un rafforzamento dello strumento dei Criteri Ambientali Minimi e della decretazione ‘end of waste’ e l’accelerazione dei processi di digitalizzazione, a partire dall’entrata in funzione del nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti. Per monitorare l’attuazione della Strategia sarà istituito presso il MiTE un apposito osservatorio presieduto e coordinato dal Ministero, con il supporto di ISPRA ed ENEA e composto da rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico, Ministero delle Finanze, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Ministero dell’istruzione, Ministero della Salute, Regioni e Province Autonome, ANCI.

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