Redazione Ricicla.tv
13/12/2023

Rifiuti radioattivi, ecco le aree idonee a ospitare il deposito nazionale

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2023 alle 17:12

DEPOSITO NAZIONALE RIFIUTI RADIOATTIVI SOGIN

Pubblicata la Carta Nazionale delle Aree Idonee a ospitare il deposito delle scorie radioattive: 51 località in sei regioni, isole comprese. Ma hanno già tutte detto di no. Per questo il ministro dell’Ambiente Pichetto ora cerca volontari. Per candidarsi ci sono ancora 30 giorni


Sono 51 le aree adatte a ospitare il deposito nazionale delle scorie radioattive, distribuite in sei regioni da nord a sud della penisola, isole comprese. A indicarle è la Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) pubblicata oggi dal Ministero dell’Ambiente dopo una lunga procedura di validazione. La Carta è stata elaborata da Sogin sulla base delle osservazioni formulate nell’ambito delle consultazioni pubbliche sulla prima versione del dossier, la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), che contava complessivamente 67 località, 16 delle quali sono quindi state definitivamente escluse. Entro i prossimi 30 giorni, ha chiarito il Ministero, le località censite potranno presentare le proprie autocandidature, anche se è molto improbabile che questo possa accadere, visto che nel corso delle consultazioni sulla CNAPi tutti i territori individuati – compresi dunque quelli inclusi nella CNAI – avevano fatto sapere di non essere disposti a ospitare la struttura.

Stando alla normativa che disciplina la procedura per la realizzazione del deposito, in caso di stallo prolungato dovrà essere il governo a indicare, tra quelle individuate nella CNAI, la località che dovrà ospitare la struttura e l’annesso parco tecnologico. Una soluzione estremamente impopolare, visto anche il precedente delle rivolte che nel 2003 accompagnarono la scelta, poi ritirata dall’allora esecutivo in carica, di realizzare a Scanzano Jonico, in Basilicata, un deposito geologico di profondità. Motivo per cui il governo è corso ai ripari inserendo nel decreto energia, in esame alla Camera, una misura che consente anche alle località non indicate nella CNAI di autocandidarsi. Anche queste candidature volontarie, chiarisce il Ministero, dovranno pervenire entro i prossimi 30 giorni e saranno valutate dal dicastero e da Sogin per verificarne l’eventuale idoneità. L’auspicio è che le condizioni che in un primo momento avevano determinato l’esclusione, per incompatibilità con i rigidi parametri della guida tecnica di ISPRA, siano nel frattempo mutate. Ma si punta a far rientrare nel perimetro delle aree idonee anche le strutture militari dismesse.

Una volta completato, il deposito nazionale potrà ospitare 90mila metri cubi di residui radioattivi a bassa e media attività generati dallo smantellamento delle ex centrali nucleari – ma anche dalle attività mediche, di ricerca e dall’industria – e dovrà in primo luogo offrire una collocazione sicura ai 31mila metri cubi attualmente stoccati in una ventina di depositi temporanei. Senza dimenticare che nelle piscine del deposito Avogadro di Saluggia in Piemonte, sono conservate in maniera piuttosto precaria circa 13 tonnellate di combustibile irraggiato. Avremmo dovuto spedirle in Francia per il riprocessamento (il trattamento per separare le componenti esauste da quelle utilizzabili), ma dal 2013 il governo di Parigi ha bloccato i trasporti nell’attesa di maggiori garanzie sui tempi di realizzazione del deposito nazionale. Negli anni, infatti, le attività di riprocessamento condotte sia in Francia che in Inghilterra sul combustibile delle ex centrali italiane hanno generato circa 50 metri cubi di scorie vetrificate ad alta attività. Dal 2025 i residui dovrebbero rientrare in Italia per essere stoccati nel deposito, ma per allora la struttura non sarà operativa. Secondo quanto comunicato in commissione ecomafie dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, allo stato attuale il cronoprogramma prevede infatti il rilascio dell’autorizzazione unica per l’opera entro il 2027 e l’entrata in esercizio nel 2032. “Ma la mia intenzione è quella di accelerare questi tempi”, aveva detto Pichetto. Che per passare dall’intenzione all’azione (e soprattutto per evitare di dover scegliere d’imperio la località del deposito) ha però bisogno di un volontario. Per trovarlo ci sono i prossimi trenta giorni. In prima linea il comune di Trino Vercellese, che ospita già una delle ex centrali italiane e che, però, era rimasto fuori dalla CNAPI perché incompatibile con i criteri di esclusione di ISPRA.

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