Commissione UE: «Ridurre incentivi all’incenerimento»


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Incenerire troppo rischia di penalizzare il riciclo. A sostenerlo non è un’associazione ambientalista né tanto meno un comitato di quartiere affetto da sindrome “nimby” ma la Commissione Europea, in una comunicazione diramata ieri sul «ruolo del recupero energetico dai rifiuti nell’economia circolare». Il documento, che costituisce parte integrante del piano d’azione per la “circular economy” presentato a dicembre 2015 dall’esecutivo guidato da Jean Claude Juncker, detta agli Stati membri dell’UE una serie di linee guida in materia di pianificazione delle strategie “waste to energy” – dall’incenerimento alla digestione anaerobica dei rifiuti organici. Undici pagine appena, la cui natura non vincolante non deve però indurre a sottovalutarne la portata, visto che non di rado le comunicazioni della Commissione preludono all’adozione di misure ben più stringenti. Che in un prossimo futuro potrebbero giungere a disincentivare la costruzione di impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, a vantaggio di soluzioni più «coerenti con la gerarchia dei rifiuti dell’UE, che colloca le opzioni di gestione dei rifiuti in base alla loro sostenibilità e dà priorità alla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti».

«Il recupero energetico dai rifiuti può svolgere un ruolo nella transizione verso un’economia circolare» scrive la Commissione, specificando però che «il peso dell’incenerimento dei rifiuti, ad oggi la strategia predominante di recupero energetico, ha bisogno di essere ridefinito, per garantire che gli aumenti del riciclo e del riutilizzo non siano ostacolati dalla sovracapacità di incenerimento dei rifiuti residui». Insomma serve un cambio di rotta, anche perché secondo uno studio dell’Agenzia europea dell’ambiente citato dalla Commissione, tra il 2010 e il 2014 la capacità di incenerimento nei paesi dell’UE a 28 (più Svizzera e Norvegia) è aumentata del 6%, passando ad 81 Mt, ma la sua distribuzione è tutt’altro che uniforme. «Germania, Francia, Paesi Bassi, Svezia, Italia e Regno Unito rappresentano i tre quarti della capacità di incenerimento in Europa» mentre «la parte meridionale e orientale del UE è praticamente priva di capacità di incenerimento dedicato e risulta altamente dipendente dalle discariche», scrive la Commissione, elencando poi una serie di indirizzi sia per i Paesi con “overcapacity” che per quelli affetti da carenze infrastrutturali.

«Alcuni Stati membri fanno eccessivo affidamento sull’incenerimento dei rifiuti urbani» si legge nella comunicazione, cosa «incompatibile con il raggiungimento di ambiziosi obiettivi di riciclo». Per questo motivo la Commissione suggerisce l’introduzione o l’aumento delle tasse sull’incenerimento, in particolare per i processi a basso recupero energetico, e soprattutto la graduale eliminazione dei regimi di sostegno economico all’incenerimento dei rifiuti. Stop agli incentivi per i forni, insomma, «a vantaggio di quelli destinati a processi di rango superiore nella gerarchia dei rifiuti». Come «la digestione anaerobica dei rifiuti biodegradabili, in cui il riciclo dei materiali è combinato al recupero di energia».

Quanto ai Paesi che non dispongono di una rete impiantistica adeguata, dopo aver specificato che la priorità dev’essere l’attivazione della raccolta differenziata e delle filiere del riciclo, la Commissione suggerisce di pianificare la costruzione di nuovi inceneritori solo dopo «aver valutato attentamente l’impatto degli obblighi di raccolta differenziata esistenti e proposti e degli obiettivi di riciclo sulla disponibilità di materia necessaria a sostenere il funzionamento dei nuovi impianti di incenerimento nell’arco della loro vita utile (20 -30 anni), la capacità disponibile per il co-incenerimento in impianti di co-combustione e cementifici, nonchè le capacità esistenti nei Paesi vicini». Soluzione, quella dell’export, che secondo la Commissione «non deve necessariamente essere vista come in contraddizione con il cosiddetto principio di prossimità». Meglio esportare che costruire nuovi impianti, insomma, soprattutto se in Paesi confinanti c’è sovracapacità d’incenerimento.

Anche perchè, conclude la comunicazione, «se al momento i rifiuti indifferenziati rappresentano ancora una quota sostanziale degli scarti utilizzati nei processi di recupero energetico dai rifiuti, principalmente l’incenerimento (52%)», nel prossimo futuro l’implementazione del piano d’azione della Commissione Europea sull’economia circolare produrrà una sensibile «riduzione della quantità di rifiuti potenzialmente disponibile per i processi rifiuti in energia come incenerimento e co-incenerimento». Per i rifiuti in plastica, ad esempio, al momento il recupero energetico rappresenta la principale modalità di gestione in Europa, ma la strategia dell’UE sulle materie plastiche nell’economia circolare allo studio della Commissione «punterà proprio a migliorare l’economia, la qualità e il riciclo della plastica, guardando all’intera catena del valore. Si prenderanno in considerazione i nuovi sviluppi nel trattamento di rifiuti in plastica, come ri-raffinazione e innovazioni nel design, in modo che in futuro una quota sempre maggiore di questa categoria di scarti possa essere prevenuta o deviata dal recupero di energia al riciclo».

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