Redazione Ricicla.tv
13/12/2023

COP28, sì alla “transizione” verso l’uscita dai fossili

Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2023 alle 13:12

Taglio emissioni

L’intesa raggiunta al termine della COP28 segna un primo, storico, impegno per l’allontanamento dalle fonti fossili di energia. Anche se non è l’addio chiesto dall’IPCC. Che resta “inevitabile”, come ha detto il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres


Non c’è l’auspicata data d’addio ai combustibili fossili ma un impegno ad allontanarsene, negli utilizzi energetici, “in maniera giusta, ordinata ed equa” per raggiungere la neutralità carbonica intorno al 2050 e “in linea con la scienza” nell’accordo finale raggiunto nella notte di ieri a conclusione della COP28 di Dubai, con il primo Global Stocktake. Nell’anno più caldo di sempre, il primo bilancio delle azioni adottate sotto l’accordo di Parigi fa segnare da un lato l’insufficienza degli sforzi messi in campo dai governi del pianeta per tenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi ma, dall’altro, un’intesa storica sui combustibili fossili. Al termine di una Conferenza che sembrava destinata al sostanziale nulla di fatto, compare per la prima volta nero su bianco un impegno al progressivo allontanamento (“transitioning away”, nella versione originale del testo) dalle più inquinanti e climalteranti tra le fonti di energia, anche se non si tratta del ‘phase-out’, ovvero l’addio definitivo, invocato dall’IPCC nell’ultimo report di sintesi sul cambiamento climatico, o anche solo di un ‘phase-down’, una riduzione progressiva.

Nell’intesa raggiunta ieri notte al termine dei negoziati – finiti tra le polemiche per la decisione del presidente Sultan Al Jaber di non aprire il dibattito sul testo definitivo – oltre alla transizione verso l’uscita dai fossili si chiede per il carbone, nello specifico, un “rapido phasing-down” delle installazioni “non abbattute”, cioè senza cattura della CO2 e una riduzione del rilascio delle autorizzazioni. Sì all’obiettivo – proposto dall’Ue – di triplicare la capacità globale di energia rinnovabile e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030. Parallelamente si chiede l’accelerazione delle tecnologie a zero o basse emissioni – dalle rinnovabili al nucleare (al suo debutto nel testo finale di una COP) passando per l’idrogeno ‘low carbon’ – e delle soluzioni di cattura e stoccaggio. Per i gas climalteranti diversi dalla CO2, metano su tutti, si chiede una riduzione accelerata e sostanziale entro il 2030. Enfatizzato anche il ruolo dei trasporti stradali, che si chiede di portare verso modelli a basse o zero emissioni. Sì anche al ‘phase-out’ dei sussidi inefficienti alle fossili, sebbene anche in questo caso senza un orizzonte temporale definito.

Impegni che dovranno spingere le parti a imprimere un cambio di passo netto rispetto agli insufficienti sforzi profusi a partire dall’accordo di Parigi del 2015. Per tenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi dall’era preindustriale, ricorda l’intesa riportando le valutazioni dell’IPCC, bisognerebbe infatti tagliare le emissioni del 43% al 2030 e del 60% al 2050 ma gli NDC (le misure adottate dai singoli governi) messi in atto dalle parti, si legge, se implementati tutti segnerebbero una riduzione di appena il 2% rispetto al 2019. Motivo per cui l’accordo “sottolinea la volontà di accelerare l’azione in questo decennio critico sulla base della migliore scienza ed equità disponibili”. La finestra per fermare la catastrofe climatica è ancora aperta, si legge nell’ultimo report dell’IPCC, ma si chiuderà presto se le emissioni di CO2 non raggiungeranno il picco nel 2025 e se nel prossimo decennio non accelereremo le misure di mitigazione. Il che, scrivono però gli scienziati, non può prescindere dall’addio a gas, petrolio e carbone.

Difficile immaginare che l’addio ai fossili potesse arrivare proprio dalla COP del petrostato emiratino, segnata fin dalle primissime battute dalle polemiche sul presidente Sultan Al Jaber, accusato prima di sfruttare la Conferenza per concludere accordi commerciali su gas e petrolio e inchiodato poi dalle dichiarazioni sulla supposta mancanza di connessioni tra fossili e cambiamento climatico. E in effetti nel testo finale, condizionato dalle forti pressioni dei paesi produttori di petrolio con l’Arabia Saudita in testa, nonostante l’impegno all’allontanamento dalle fonti fossili non si esplicita mai la correlazione tra il loro consumo e l’innalzamento delle temperature globali con i suoi effetti devastanti. Cosa che, unita ai tanti aggettivi che puntellano gli impegni principali – da ‘non abbattuto’ per il carbone a ‘inefficienti’ per i sussidi alle fossili – conferiscono all’intesa finale il tipico carattere del compromesso al ribasso. Che resta distante dalle richieste del mondo scientifico e dagli appelli del fronte ambientalista e che per ora tiene in vita gli obiettivi di Parigi solo sulla carta. “Un accordo è valido solo sulla base della sua attuazione – ha tuttavia ricordato Al Jaber – siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo”. Toccherà dimostrarlo già dalla COP29 di Baku, in Azerbaigian, primo banco di prova dell’inedito impegno globale, petrostati inclusi, alla transizione verso l’uscita dal consumo di fonti fossili di energia. Non il ‘phase-out’ chiesto dall’IPCC, di certo un punto di partenza per proseguire il negoziato globale. “L’eliminazione graduale dei combustibili fossili è inevitabile – ha scritto il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres – speriamo solo non arrivi troppo tardi”.

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