Cosa sono i Raee? L’Italia non lo sa


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Che cos’è un Raee? Di fronte a questa domanda, poco meno della metà degli italiani farebbe scena muta. E sono ancora meno i cittadini che, dovendosi liberare delle proprie apparecchiature elettriche ed elettroniche a fine vita, dichiarano di essere a conoscenza della possibilità di conferirle ai punti vendita della grande distribuzione. Un gap di conoscenza da colmare, per recuperare il ritardo sugli obiettivi di raccolta imposti dall’Unione Europea. A tracciare il quadro, non proprio incoraggiante, della dimestichezza degli italiani con le regole che disciplinano la corretta gestione del pattume tecnologico ci ha pensato Ipsos Italia, in una ricerca realizzata per Ecodom e Cittadinanzattiva. Secondo lo studio, condotto attraverso 2.121 interviste su un campione stratificato e casuale, meno di un intervistato su 4 (18%), una quota ancora marginale di popolazione, riconosce correttamente i Raee. Due su cinque (40%) ne hanno solo un’idea approssimativa mentre la maggioranza relativa (42%) non li conosce affatto. Fortunatamente, anche tra questi ultimi è elevato il livello di percezione sul grado di rischio (livello medio di pericolosità pari a 8,7 su 10), per le conseguenze dannose che il mancato trattamento può avere sul suolo, sull’aria e sull’acqua, e per la presenza di sostanze inquinanti contenute in alcuni componenti, in base al parere di chi le considera pericolose.

Stando al dettato comunitario, dal primo gennaio 2016 l’Italia è tenuta a raccogliere ogni anno il 45% in peso delle apparecchiature immesse a mercato nel triennio precedente, ma i dati relativi all’ultimo anno, sebbene non definitivi, ci vedono fermi intorno al 37%. Di chi è la colpa? Rispetto alla precedente indagine effettuata da Ipsos per Ecodom nel 2011, i cittadini riconoscono di avere le principali responsabilità degli scarsi risultati di raccolta dei Raee (in media il 35%, che però a Roma sale al 41%). Nell’attribuzione di responsabilità seguono le amministrazioni pubbliche (30%), valore in sensibile calo rispetto al 2011 (39%), che però nelle Isole arriva a quota 37%. Chiamato in causa anche il canale distributivo (13%), seguito dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (11%).

A pesare sulle performance italiane di raccolta c’è anche la scarsa conoscenza delle modalità semplificate di conferimento, quelle che negli ultimi anni hanno puntato sul coinvolgimento attivo della grande distribuzione. Solo il 18% degli italiani infatti è a conoscenza del decreto “1 contro 0″ che dall’aprile 2016 prevede la consegna gratuita dei Raee di piccole dimensioni (inferiori a 25 cm) presso i punti vendita con superfici superiori a 400 mq (il servizio è facoltativo per i negozi più piccoli) senza alcun obbligo di acquisto. Più diffusa, sebbene ancora marginale, la conoscenza del decreto “1 contro 1″, che da giugno 2010 obbliga i venditori di prodotti elettrici ed elettronici al ritiro gratuito dell’apparecchiatura dismessa a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente. Secondo la ricerca solo il 30% del campione dichiara di conoscerlo in modo approfondito, con un aumento del 13% rispetto al 2011. Il 44% degli intervistati, a distanza di otto anni dall’entrata in vigore, ancora non conosce questa possibilità di conferimento. Il 42% di coloro che sono a conoscenza dell’uno contro uno ha anche utilizzato questo servizio (in media 2,6 volte).

«Il ritiro “uno contro zero” è pressoché sconosciuto, sebbene se ne intuiscano le potenzialità per quanto riguarda l’incremento della raccolta. La conoscenza dei Raee e la consapevolezza dell’importanza della loro raccolta differenziata – dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale Ecodom – sono ancora poco diffuse tra gli Italiani. Nelle nostre case ci sono moltissime apparecchiature non utilizzate o non funzionanti, soprattutto di piccole dimensioni, per il cui conferimento la distribuzione ha ancora un ruolo secondario».

Le apparecchiature “a rischio”, ovvero non più in uso oppure non più funzionanti (e che quindi potrebbero essere dismesse in modo non corretto) rappresentano il 7,4% del totale posseduto dalle famiglie italiane. Il più elevato potenziale di rischio è di videoregistratori, videocamere, macchine fotografiche digitali e calcolatrici. Fortunatamente, però, in merito alle modalità di dismissione prevalgono i comportamenti virtuosi, nel 60% dei casi tramite il ricorso alle società di igiene urbana e nel 9% dei casi tramite i negozianti, ma le cattive abitudini di conferimento pesano ancora il 17%. Queste ultime scendono al 10% tra coloro che sono informati sui Raee, mentre tra chi non conosce i Raee l’incidenza di modalità di conferimento non corrette è ancora più elevata (22%). Nello specifico, sono MP3 (45%), spazzolini elettrici (29%), calcolatrici e cuffie (27%) ad essere dismesse in modo non corretto (principalmente insieme ai rifiuti generici).

«La ricerca evidenzia certamente un gap informativo da colmare nel settore della raccolta dei Raee – dichiara Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Italia – Lo attesta la maggiore diffusione di comportamenti di conferimento virtuosi tra coloro che conoscono questa tipologia di rifiuti e i decreti che ne regolano la gestione, a differenza di coloro che non li conoscono, che rappresentano i principali responsabili delle cattive abitudini ancora diffuse. Gli italiani riconoscono grandi potenzialità al decreto ‘uno contro zero’ a cui, se sostenuto da campagne di comunicazione e da una maggiore convinzione dei rivenditori, viene attribuita la capacità di contribuire alla crescita della raccolta dei piccoli Raee».

 

 

 

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