Economia circolare: c’è l’accordo tra Parlamento e Consiglio Ue


bruxelles

Nuovi passi in avanti sulla strada verso l’approvazione definitiva del pacchetto Ue di misure sull’economia circolare. È arrivata con le prime luci del mattino, al termine di una lunga notte di trattative, la sigla dell’accordo provvisorio tra la presidenza estone del Consiglio Ue e i rappresentanti del Parlamento Europeo sulle quattro proposte di direttiva contenute nel pacchetto, tre delle quali monotematiche su rifiuti, discariche e imballaggi, mentre la quarta mette assieme rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. veicoli fuori uso, pile e accumulatori. L’accordo costituirà la base per l’ultima fase dei triloghi, ovvero i negoziati a tre tra Commissione, Consiglio e Parlamento per giungere all’approvazione definitiva del pacchetto di misure, prevista per i primi mesi del 2018.

«Questo fine settimana l’Europa ha fatto un grande passo avanti verso l’economia circolare – ha commentato il Commissario europeo all’ambiente Karmenu Vella – l‘accordo raggiunto questa mattina rafforzerà la nostra “gerarchia dei rifiuti” collocando la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo chiaramente al di sopra del conferimento in discarica e dell’incenerimento. Questo accordo – ha aggiunto – renderà le nostre economie più efficienti in termini di risorse, creerà posti di lavoro e ridurrà l’impatto sull’ambiente e l’esaurimento delle risorse».

Stando a quanto comunicato dal Consiglio,  il compromesso giunto a valle delle «lunghe e dure negoziazioni con il Parlamento cominciate nel maggio 2017» fissa, tra le varie misure, un tetto del 10% da raggiungere entro il 2035 al conferimento di rifiuti urbani in discarica, mentre il riciclo dovrà arrivare al 65% entro il 2035 con due target intermedi al 2025 e 2030. Per gli imballaggi l’intesa prevede un 70% complessivo di riciclo al 2030, da raggiungere dopo una tappa intermedia nel 2025 con quote diverse secondo i materiali. Con l’accordo, spiega il Consiglio, si fissano inoltre metodi più rigorosi per il calcolo dei progressi fatti da ogni Stato membro verso i nuovi obiettivi e requisiti più stringenti per i sistemi di raccolta differenziata. Inoltre, entro il 2025 saranno obbligatori per tutti i produttori di imballaggi gli schemi di responsabilità estesa, ovvero gli strumenti in virtù dei quali i produttori di nuovi beni di consumo vengono chiamati a garantire la copertura finanziaria delle operazioni di raccolta e avvio a riciclo dei loro prodotti una volta che questi siano divenuti rifiuti.

«Questi nuovi obiettivi e regole – comunica il Consiglio – promuoveranno un’economia più circolare, che stimolerà la crescita e l’occupazione, proteggerà il nostro ambiente, incoraggerà la sostenibilità e migliorerà la salute e il benessere delle persone». «Nell’Ue quasi un terzo dei rifiuti urbani viene messo in discarica – dichiara il ministro dell’Ambiente estone Siim Kiisler – con una quota limitata del totale che viene riciclato. Con questo accordo, gli stati membri dell’Ue si stanno impegnando a chiarire gli obiettivi sul riutilizzo, il riciclo e lo smaltimento in discarica e le norme per migliorare la gestione dei diversi flussi di rifiuti. Ciò contribuirà ad accelerare la nostra transizione verso un’economia circolare e a minimizzare il nostro impatto sul pianeta».

L’accordo siglato questa notte è stato definito dal ministro estone come «un compromesso ben bilanciato e completamente negoziato» sulla strada verso l’approvazione definitiva del pacchetto, che dovrebbe giungere entro la prossima primavera, ovvero a poco più di due anni dalla presentazione delle proposte messe originariamente a punto dalla Commissione guidata da Jean Claude Juncker, nel dicembre 2015. Un negoziato, quello tra Consiglio e Parlamento, a valle del quale sembra al momento aver prevalso la posizione degli Stati membri. Lo scorso marzo infatti il Parlamento aveva approvato la sua versione del pacchetto, modificando in chiave decisamente più ambiziosa quella dell’esecutivo, sulla base degli emendamenti proposti dalla relatrice Simona Bonafè. Ma le ambizioni dei parlamentari escono decisamente ridimensionate dalla lunga ed estenuante trattativa con gli Stati rappresentati in seno al Consiglio, come dimostra il confronto tra le varie proposte sul tavolo.

Partiamo dai target di riciclo dei rifiuti urbani. Se nella versione del Parlamento si fissava infatti l’obiettivo al 70% entro il 2030, e nella proposta originaria della Commissione il target era 65% al 2030, l’accordo siglato oggi prevede invece un più prudente 65% al 2035. Ridimensionati anche i target sugli imballaggi: il Parlamento chiedeva infatti l’80% entro il 2030, la Commissione proponeva il 75% al 2030, mentre l’accordo si ferma invece al 70%. Quanto alla riduzione dei conferimenti in discarica, i parlamentari chiedevano un tetto del 5% al 2030, mentre  la versione proposta dalla Commissione Juncker fissava al 2030 un target massimo del 10%. Lo stesso dell’intesa siglata questa notte.

Per conoscere nel dettaglio quali siano i contenuti dell’accordo tra Consiglio e Parlamento bisognerà aspettare ancora qualche giorno, almeno fino a mercoledì, quando il testo sarà sottoposto allo scrutinio degli ambasciatori Ue. L’ok definitivo, chiarisce invece il Consiglio, dovrebbe arrivare nel corso del semestre di presidenza bulgara, che comincerà il prossimo gennaio. Una volta ottenuto il via libera del Consiglio, il pacchetto passerà al Parlamento per il voto finale, quindi tornerà al Consiglio per l’approvazione definitiva.

Nessun commento

Commenta

Realizzato da