Economia Circolare, il lungo negoziato e la vittoria della “prudenza”


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Il pacchetto di direttive sull’economia circolare approvato oggi dall’Europarlamento passerà adesso al Consiglio europeo per l’ok definitivo, che dovrebbe arrivare entro la fine di giugno. Sarà poco più di una formalità, visto che già a dicembre i due organismi avevano siglato un accordo definitivo sui contenuti dei quattro provvedimenti. Accordo giunto a valle di lunghe e dure negoziazioni tra le posizioni prudenti degli Stati membri – rappresentati in seno al Consiglio Ue – e della Commissione Juncker, e quelle dei parlamentari, che sul tavolo delle trattative avevano invece messo una versione ben più ambiziosa delle quattro proposte di direttiva, approvata dall’aula nel marzo del 2017 e basata su una serie di emendamenti al pacchetto originale, quello presentato nel 2015 dalla Commissione Ue, proposti dalla relatrice Simona Bonafè. Le modifiche recuperavano di fatto i target più “sfidanti” contenuti nel primissimo pacchetto europeo per un’economia circolare, presentato a luglio 2014 dall’ex Commissario Ue Josè Barroso e cestinato qualche mese dopo, tra le polemiche, proprio da Jean-Claude Juncker.

Un negoziato a tre, quello tra Commissione, Consiglio e Parlamento Ue, durato circa un anno e la cui prosecuzione è stata più volte minacciata dalle fratture interne al fronte degli Stati membri, che fino alla fine hanno faticato per trovare un accordo sui target vincolanti. Danimarca e Finlandia, ad esempio, giudicavano gli obiettivi, sia quelli proposti dalla Commissione che quelli proposti dal Parlamento, come troppo ambiziosi, mentre Italia e Germania si sono sempre dette favorevoli al target del 65% di riciclo entro il 2030 proposto dalla Commissione ma contrarie alle misure ambiziose proposte dai parlamentari.

Ad ogni modo, a valle dei negoziati ha di fatto prevalso la via della prudenza, rappresentata dal fronte comune esecutivo-Stati membri. Partiamo dai target di riciclo dei rifiuti urbani. Se nella versione del Parlamento si fissava infatti l’obiettivo al 70% entro il 2030, e nella proposta originaria della Commissione il target era 65% al 2030, la versione votata oggi prevede invece un più prudente 65% al 2035. Ridimensionati anche i target sugli imballaggi: il Parlamento chiedeva infatti l’80% entro il 2030, la Commissione proponeva il 75% al 2030, mentre il target definitivo si ferma invece al 70%. Quanto alla riduzione dei conferimenti in discarica, i parlamentari chiedevano un tetto del 5% al 2030, mentre  la versione proposta dalla Commissione Juncker fissava al 2030 un target massimo del 10%. Proprio come nel testo approvato oggi dalla plenaria.

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