Imballaggi, ecco il regolamento UE che non piace all’Italia

Pubblicata la discussa proposta di regolamento europeo sugli imballaggi: confermati rispetto alle bozze i nuovi obiettivi di riduzione dei rifiuti, rivisti invece al ribasso i target di riuso

Dopo settimane di polemiche sulle bozze, ecco nella sua veste ufficiale la proposta di regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio, presentata oggi dalla Commissione UE nell’ambito del nuovo pacchetto di misure sull’economia circolare. Un regolamento che punta ad alzare l’asticella delle politiche sul packaging negli Stati membri introducendo nuovi, ambiziosi standard modulati sui gradini più alti della gerarchia europea sulla gestione dei rifiuti, quelli della riduzione e del riuso. L’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen archivia dunque la stagione delle direttive (l’ultima rivista solo nel 2018) che, si legge nel testo, “non è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi ambientali e di mercato interno” visto che “i diversi approcci nazionali al recepimento e le misure unilaterali di politica degli imballaggi da parte di alcuni Stati membri hanno portato a quadri normativi nazionali disomogenei”. Una volta entrato in vigore il regolamento sarà invece immediatamente applicabile in tutti i Paesi dell’UE, vincolandoli all’adozione di nuove modalità di produzione e consumo degli imballaggi e al raggiungimento di una serie di target solo parzialmente rivisti rispetto a quelli circolati in bozza nelle scorse settimane e oggetto di veementi polemiche.

Confermati rispetto alle anticipazioni gli obiettivi generali di riduzione dei rifiuti: tutti gli Stati dell’Unione dovranno tagliare la produzione pro capite di rifiuti di imballaggio del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040 rispetto ai valori del 2018. Rivisti parzialmente al ribasso invece i target di riuso e riempimento, ovvero quelli attorno ai quali erano state più accese le proteste dell’industria. A partire dal 2030, il 20% delle vendite di bevande da asporto dovrà essere servito in imballaggi riutilizzabili, per arrivare all’80% nel 2040, mentre nelle bozze gli obiettivi erano fissati rispettivamente al 30% e al 95%. Rivisto al ribasso anche il target per il cibo da asporto, che dovrà essere servito in imballaggi riutilizzabili per il 10% a partire dal 2030 e per il 20% a partire dal 2040, mentre in precedenza si parlava di 20% e 75%. Cambiano le percentuali ma non la sostanza, visto che in ogni caso dovrà essere garantita l’esistenza di un sistema di riutilizzo o riempimento degli imballaggi. Ciò significa che al di là dei target, l’industria europea del packaging sarà chiamata a rivedere le proprie logiche di produzione per allontanarsi dal monouso e aumentare l’immissione a mercato di contenitori riutilizzabili.

Novità anche sul fronte del riciclo, dove se da un lato vengono confermati i target al 2025 e 2030 fissati nel 2018 dalle direttive del cosiddetto ‘pacchetto economia circolare’, dall’altro si introducono nuovi obiettivi. A partire dal 2030 tutti gli imballaggi dovranno essere progettati per il riciclo ed entro il 2035 dovranno essere riciclabili su scala industriale, secondo parametri che verranno definiti successivamente dalla Commissione attraverso l’adozione di atti delegati. Per i soli imballaggi in plastica vengono inoltre introdotti nuovi obiettivi di contenuto minimo di materia riciclata: 35% al 2030 e 65% al 2040 per tutto il packaging in plastica, ad eccezione degli imballaggi a prevalenza PET ‘sensibili’, ovvero a contatto con alimenti e prodotti farmaceutici, per i quali gli obiettivi saranno rispettivamente del 30% e del 50%.

Per le bottiglie monouso in plastica vengono confermati i target di contenuto riciclato già fissati dalla direttiva SUP, ovvero 25% al 2035 e 30% al 2030 (nelle bozze si prevedeva di alzarlo al 50% ma anche qui la Commissione ha optato per il passo indietro), e viene introdotto un nuovo target del 65% al 2040. In materia di raccolta dei rifiuti di imballaggio il regolamento conferma la volontà della Commissione di spingere sull’istituzione di sistemi di deposito cauzionale, anche se rispetto alle bozze viene rinviata dal 2028 al 2029 la data entro la quale gli Stati membri dovranno averli messi a punto obbligatoriamente per gli imballaggi per liquidi alimentari in plastica e metalli. Prevista una deroga per i Paesi che dimostrino di riuscire a raccoglierne in maniera separata almeno il 90% in peso rispetto alle quantità immesse a consumo nel 2026 e 2027. È in questa direzione che punta a muoversi l’Italia, con Conai che nelle scorse settimane ha pubblicato uno studio comparato nel quale si sottolinea come per i contenitori per liquidi in plastica l’obiettivo di raccolta, già alla portata dell’Italia, possa essere raggiunto integrando la tradizione differenziata con nuove modalità di raccolta selettiva (le cosiddette macchinette mangiaplastica), con tempi e costi molto più contenuti rispetto a quelli derivanti dall’introduzione di un nuovo regime di deposito cauzionale.

La presentazione della proposta di Bruxelles, insomma, è solo il primo atto di una partita che si annuncia lunga e combattuta, non solo alla luce delle veementi proteste dell’industria del packaging ma anche per le spaccature che il regolamento sta già generando in seno alla politica europea: da una parte i governi di Paesi come Austria, Germania, Lussemburgo e Olanda, a favore del provvedimento, dall’altra il fronte del ‘no’, con in testa Italia e Spagna pronte a dare battaglia per affermare la legittimità dei rispettivi modelli di produzione e gestione del fine vita degli imballaggi e rivendicare il diritto a definire politiche che si adattino alle necessità ambientali, economiche e sociali del contesto nel quale queste devono essere calate. Un approccio che in Italia ha consentito al sistema nazionale di gestione dei rifiuti di imballaggio, in sinergia con le imprese dei produttori e utilizzatori, di affermarsi come best practice di livello europeo avendo raggiunto e superato con il 73,3% gli stessi obiettivi vincolanti di riciclo che Bruxelles oggi conferma. “Il regolamento rovescerebbe questa situazione – ha chiarito il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin nel corso di un’audizione alla Camera – le modifiche non si fanno per tornare indietro. Devono essere gli altri a raggiungerci”, ha detto. “Nessuno vuole mettere fine alle pratiche di riciclo o mettere in discussione gli investimenti” ha risposto il vice presidente della Commissione UE Frans Timmermans, parlando in italiano durante la conferenza stampa di presentazione del pacchetto. “Vogliamo ancora di più – ha detto – non di meno. Non c’è competizione tra i due approcci”. La partita tra Italia ed EU è solo agli inizi ed è pronta a entrare nel vivo già in occasione del Consiglio ambiente del prossimo 20 dicembre.

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