Programma Nazionale rifiuti, il MiTE punta sulla qualità tecnica più che sui poteri sostitutivi

Secondo Laura D’Aprile sul Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti farà più il consenso che la cogenza. E a Roma i primi risultati si vedono già

“Sulla proposta di Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti c’è stata grande condivisione e partecipazione da parte delle Regioni. Siamo convinti che farà più il consenso sui contenuti della norma tecnica di quanto non potesse fare una norma impositiva in sé. Intervenendo alla presentazione del Green Book di Utilitalia Laura D’Aprile, capo dipartimento per lo sviluppo sostenibile del Ministero della Transizione Ecologica, risponde ai dubbi dei portatori d’interesse sulla limitata cogenza del Programma Nazionale. Una volta entrata in vigore, la riforma detterà le linee guida che le Regioni dovranno seguire per allineare i propri piani di gestione agli obiettivi europei di circolarità, ma la mancata previsione di poteri sostitutivi in caso d’inerzia delle amministrazioni locali è vista da molti come un elemento di debolezza. Uno dei pochi, va detto, in una proposta che fin qui ha incassato la valutazione sostanzialmente positiva degli stakeholder. A partire proprio dalle Regioni, che D’Aprile si dice convinta non si tireranno indietro.

“Il Programma Nazionale – ha spiegato la dirigente – nasce da un disposto normativo che non prevede la soppressione della competenza regionale in materia di pianificazione” e rispetto al quale, ha spiegato “il MiTE ha cercato tuttavia di essere il più incisivo e cogente possibile” prevedendo che entro 18 mesi dall’entrata in vigore i piani regionali debbano essere adeguati agli indirizzi del Programma. “Indirizzi che le Regioni hanno accolto con estremo favore – ha detto – quelle più avanzate vedono rispecchiati nel Programma i propri piani di gestione. Quelle più indietro hanno invece uno strumento normativo alto, da parte del governo centrale, che può consentire loro di imporre quelle linee che sul territorio non si riescono a imporre politicamente“.

Il riferimento è ai fronti del ‘no’ che da Nord a Sud bloccano la realizzazione degli impianti di recupero, sia di materia che di energia, e che il MiTE aiuterà le Regioni a scardinare con un’azione ‘soft’, quasi di moral suasion, puntando sul combinato disposto tra la qualità tecnica della norma, messa a punto con il contributo di Ispra, e la natura alta del mandato governativo. E i primi risultati si vedono già. L’annuncio della realizzazione di un termovalorizzatore a Roma, ha spiegato ieri il sindaco Roberto Gualtieri si pone infatti “in linea con quanto indicato dal Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti”, che individua proprio nel recupero energetico dei residui non riciclabili la strada maestra per dimezzare gli smaltimenti in discarica e passare dall’attuale 20% al 10% massimo che l’Ue ci chiede di raggiungere entro il 2035. Al momento il Piano regionale in vigore nel Lazio (“basato su dati non realistici forniti in passato dal Comune di Roma”, ha spiegato Gualtieri) non prevede la realizzazione di un nuovo termovalorizzatore, ma l’entrata in vigore del Programma Nazionale ne renderà necessario l’aggiornamento nel giro di 18 mesi. A quel punto l’impianto annunciato da Gualtieri dovrebbe finalmente trovare posto nella pianificazione regionale, contribuendo alla chiusura del ciclo di gestione del pattume capitolino, come spiegava nei giorni scorsi a Ricicla.tv l’assessora comunale ai rifiuti Sabrina Alfonsi.

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