Certezze sul prelievo del materiale e piano per smaltire le giacenze accumulate con un cronoprogramma settimanale, ecco cosa le Regioni propongono al Ministero dell’Ambiente per uscire dalla crisi
Dopo la road map presentata dal Mase, anche le Regioni italiane e le province autonome hanno trovato un’intesa unanime sulla crisi che sta attraversando la filiera del riciclo della plastica, presentando al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica un documento con ventuno proposte di intervento a breve termine. Il testo, elaborato dalla Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità della Conferenza delle Regioni e coordinato dalla Sardegna attraverso l’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, ha ricevuto il via libera di tutti i territori, senza distinzioni di colore politico, dopo l’approvazione in Commissione dello scorso 7 settembre.
Al centro della proposta c’è un problema concreto che da mesi attanaglia molti territori della Penisola: il materiale plastico raccolto dai cittadini e selezionato dagli impianti resta fermo nei piazzali, accumulandosi e diventando anche pericoloso per il rischio incendi. Le Regioni chiedono quindi termini certi, espressi in giorni, entro cui i consorzi dovranno prelevare il materiale lavorato, insieme a un piano nazionale per smaltire le giacenze accumulate, impianto per impianto, con un cronoprogramma settimanale. Un punto centrale del documento riguarda i costi di questi interventi straordinari, che dovranno ricadere sul sistema consortile e non sui Comuni, né tanto meno sui gestori del servizio o cittadini, con una clausola di salvaguardia pensata anche per evitare che i ritardi nei ritiri penalizzino i risultati dei territori più virtuosi nella differenziata.
Il pacchetto di misure tocca anche altri fronti: si va dalla richiesta di regole uniformi a livello nazionale per gli stoccaggi temporanei in sicurezza, al monitoraggio quindicinale delle giacenze con l’obbligo di comunicare dati economici su prezzi e margini, passando per la necessità di un sostegno immediato per le frazioni di plastica più in difficoltà sul mercato (come plasmix e poliolefine miste). Altre proposte, invece, riguardano il credito d’imposta per chi utilizza materie prime seconde, controlli più stringenti sulla plastica importata e dichiarata come riciclata, criteri premianti negli appalti pubblici per le imprese che impiegano materiali riciclati di filiera territoriale, e infine un tavolo nazionale permanente con incontri almeno mensili per verificare l’andamento e l’attuazione delle misure.
Una parte specifica del documento riguarda le isole e i territori privi di impianti di riciclo finale, come la Sardegna, per i quali si chiede la copertura dei maggiori costi del trasporto marittimo e una soglia minima garantita di ritiro. Laconi, infatti, ha sottolineato che la condizione insulare della Sardegna comporta il trasferimento fuori dall’Isola di tutto il materiale selezionato, con costi e complicazioni logistiche che pesano sulle comunità.
“Le Regioni hanno scelto di parlare con una voce sola – spiega l’assessora della Difesa dell’Ambiente della Sardegna Rosanna Laconi e coordinatrice della Sezione Ambiente della Conferenza delle Regioni – e di tradurre le difficoltà vissute dai territori in una proposta concreta rivolta al Governo. Dietro ogni tonnellata di plastica ferma nei piazzali ci sono il gesto quotidiano di milioni di cittadini che differenziano i rifiuti e il lavoro dei Comuni che organizzano la raccolta. Non possiamo consentire che questo impegno venga vanificato da un sistema incapace di garantire la continuità del ciclo. La crisi non nasce dalla raccolta differenziata, che continua a conseguire risultati importanti, ma dalla carenza di sbocchi per i materiali raccolti, dal rallentamento dei ritiri e dalla debolezza del mercato della plastica riciclata”.
Alle richieste operative e da realizzare a stretto giro, si aggiungono anche impegni politici chiesti al Governo: decisioni scritte e datate sulle azioni più urgenti del pacchetto di misure, la calendarizzazione dell’istruttoria sulle misure economiche di sostegno, e la trasformazione del tavolo nazionale sulla plastica in un presidio stabile, con la partecipazione permanente delle Regioni e una roadmap che indichi tempi, responsabili e risorse per ogni intervento.
“I territori hanno già fatto la propria parte, spesso ricorrendo a provvedimenti straordinari per evitare l’interruzione della raccolta e tutelare la sicurezza degli impianti – conclude Laconi –. Ma gli stoccaggi aggiuntivi possono soltanto rinviare il problema, non rimuoverne la causa. Ora serve un’assunzione di responsabilità nazionale, fondata su decisioni scritte, scadenze verificabili e un’equa distribuzione degli oneri. È in gioco non soltanto la tenuta di una filiera industriale, ma anche la fiducia dei cittadini nella raccolta differenziata e nella capacità delle istituzioni di dare seguito al loro impegno quotidiano”.






