NEOFOS è un progetto di sperimentazione finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che punta a trasformare il fosforo contenuto in acque reflue e fanghi urbani in una risorsa strategica. Guidato da Gruppo CAP con MM, Politecnico di Milano e Università di Bologna, il programma testa tecnologie innovative di rimozione biologica e recupero da fanghi e ceneri
Trasformare i fanghi da depurazione e le acque reflue in una miniera urbana dalla quale estrarre risorse strategiche come il fosforo, riducendo la dipendenza europea dalle importazioni di materie prime critiche. È questo l’obiettivo di NEOFOS, programma di sperimentazione dal valore di quasi 1,5 milioni di euro finanziato nell’ambito del bando del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sulle Materie Prime Critiche. Il progetto è guidato da Gruppo CAP, in collaborazione con MM Spa, Politecnico di Milano e Università di Bologna, e punta a costruire un modello di economia circolare integrato, unico nel panorama nazionale per scala e radicamento territoriale.
Il progetto si inserisce in un contesto in cui il fosforo, elemento essenziale per la produzione di fertilizzanti e sempre più rilevante per applicazioni industriali avanzate come le batterie litio-ferro-fosfato, è al centro delle strategie europee sulle Critical Raw Materials. Il progressivo esaurimento delle riserve minerarie globali e la necessità di rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione europea stanno infatti spingendo verso soluzioni di urban mining, capaci di valorizzare i flussi di rifiuti urbani e industriali come fonti alternative di approvvigionamento. Come acque reflue e fanghi da depurazione, non a caso indicati dalla Commissione Ue tra i flussi di rifiuti a elevato potenziale di recupero di risorse strategiche.
Cuore della sperimentazione è lo sviluppo di approcci innovativi per il recupero del fosforo lungo l’intera filiera del servizio idrico. Una prima direttrice riguarda la rimozione biologica del fosforo dalle acque reflue attraverso la tecnologia S2EBPR, basata sull’impiego di batteri in grado di accumulare selettivamente il nutriente, soluzione che consentirà di ridurre l’uso di reagenti chimici e i consumi energetici, rispondendo al contempo ai nuovi e più stringenti limiti europei sulla rimozione dei nutrienti dalle acque reflue. Dopo una fase di test su un impianto pilota installato nel depuratore di Bareggio, gestito da CAP, la tecnologia sarà verificata su scala reale, con MM che mette a disposizione gli impianti di Milano San Rocco e Milano Nosedo come casi studio strategici per la modellazione dei processi e la definizione degli scenari di implementazione metropolitana.
Accanto al recupero di fosforo dalle acque reflue, NEOFOS svilupperà soluzioni per estrarre la risorsa strategica anche dai fanghi di depurazione e dalle ceneri da monoincenerimento, a partire da quelle generate dalla nuova BioPiattaforma di Sesto San Giovanni. Il fosforo estratto sarà trasformato in sali come la struvite o in altri composti ad elevata purezza, potenzialmente utilizzabili sia come fertilizzanti sia come input per processi industriali. L’ottimizzazione dei processi mira a ridurre l’impiego di acidi e a migliorare il bilancio ambientale complessivo, puntando alla produzione di materie prime seconde di qualità coerenti con i futuri criteri di end of waste.
Nella visione dei promotori, le sperimentazioni dovranno approdare alla definizione di soluzioni scalabili a livello industriale, che sappiano integrare le diverse tecnologie in modo da garantire la sostenibilità ambientale ed economica dei processi, nel rispetto delle normative di settore. Un percorso basato sulla piena integrazione tra operatori industriali e mondo accademico, tra ricerca e applicazione sul campo. Un approccio coordinato che punta a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, la competitività industriale e la resilienza del sistema europeo delle risorse, partendo dal recupero di un elemento chiave come il fosforo.


