Assorimap-Confimi segnala una crisi persistente del riciclo meccanico, tra crollo delle vendite e perdita strutturale di competitività. Il taglio degli incentivi da parte di Conai e Corepla aggrava il quadro per le frazioni più complesse. Ferme anche le misure di sostegno proposte al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, mentre altri Paesi Ue rafforzano il settore
La filiera del riciclo meccanico delle plastiche torna a lanciare un allarme netto sulla tenuta economica del comparto, stretto tra il crollo delle vendite di materie prime seconde e decisioni che rischiano di aggravare ulteriormente il quadro. A fotografare una crisi che “non accenna a rientrare” è Assorimap-Confimi, che segnala come la breve finestra di recupero registrata nelle scorse settimane sia già alle spalle.
L’aumento del prezzo del petrolio legato alla crisi del Golfo aveva temporaneamente migliorato la competitività della plastica riciclata rispetto alla vergine, riaccendendo le aspettative degli operatori. Un rimbalzo effimero, che secondo il presidente Walter Regis conferma criticità ben più profonde. “Il nodo dei costi di produzione è irrisolto – dice Regis – e la perdita di competitività della plastica riciclata è strutturale”.
A pesare, secondo l’associazione, è ora anche la scelta dei consorzi di filiera, Conai e Corepla, di tagliare parte delle risorse destinate all’industria del riciclo. Dal 30 marzo, comunica infatti Assorimap, il sistema consortile ha ridotto o eliminato gli incentivi destinati al riciclo delle frazioni più complesse. Contributi che, chiarisce l’associazione, servivano a sostenere economicamente la trasformazione dei rifiuti da imballaggio più difficili da trattare, come plastiche miste e alcune tipologie di PET, in materia prima seconda.
Una decisione che, secondo gli operatori, rischia di compromettere ulteriormente l’equilibrio della filiera. “Pur avendo gestito con efficienza la logistica dei rifiuti, i consorzi non hanno prodotto iniziative significative a tutela del comparto e oggi adottano una scelta preoccupante che rischia di compromettere ulteriormente la sostenibilità economica di un settore già in difficoltà”, avverte Regis. Una scelta che l’associazione contesta anche sul piano economico: le stesse frazioni, infatti, vengono indirizzate verso il recupero energetico, con costi complessivi “ben più elevati” rispetto al riciclo, sostiene Assorimap.
Il confronto con il contesto europeo accentua ulteriormente la criticità del caso italiano. Mentre Paesi come Francia e Spagna hanno introdotto strumenti normativi specifici per sostenere il riciclo meccanico delle plastiche, sul piano nazionale il dossier resta fermo. Dopo l’ultima convocazione del tavolo di crisi, risalente al 22 dicembre, nessuna delle azioni richieste da Assorimap – dai crediti di carbonio ai certificati bianchi – è stata accolta. “Il sistema-Italia sta abbandonando un’eccellenza industriale che è leader mondiale per qualità della materia prima seconda e per tecnologia di trasformazione”.





