Biometano, in Toscana parte il primo impianto di reverse flow

di Redazione Ricicla.tv 03/12/2025

Ad Asciano, in Toscana, è entrato in esercizio il primo impianto italiano di reverse flow per il biometano, realizzato da Centria con il supporto di Arera. La tecnologia consente di trasferire il gas rinnovabile dalla rete di distribuzione a quella di trasporto, superando uno dei principali vincoli allo sviluppo della capacità produttiva. Il ritardo del decreto sugli oneri di connessione e il gap verso il target Pniec del 2030 restano però nodi critici per la crescita del settore


In Toscana il biometano fa marcia indietro. E no, non è una brutta notizia ma una novità destinata ad accelerare lo sviluppo di infrastrutture per la produzione di metano verde da scarti agricoli e rifiuti organici su tutto il territorio nazionale. Ad Asciano, in provincia di Siena, è infatti entrato in esercizio regolare il primo impianto di grid reverse flow per biometano in Italia, sviluppato dal distributore locale del gas Centria – controllato da Estra Group – e finanziato anche dall’autorità di regolazione Arera con un milione di euro. Il sistema consente di comprimere il biometano prodotto dal vicino impianto di recupero dei rifiuti organici di Sienambiente e di trasferirlo, all’inverso, dalla rete di distribuzione locale a quella di trasporto nazionale di Snam.

La tecnologia di reverse flow è stata installata sulla cabina REMI di Asciano (lo snodo tra rete di trasporto e distribuzione), trasformando la rete locale da mono a bidirezionale e consentendo così di superare i limiti imposti dalla configurazione tradizionale, in cui il gas fluisce in un unico senso dalla rete di trasporto a quella di distribuzione fino alle utenze. In questo modo il metano verde generato in situazioni di scarsa domanda territoriale potrà contribuire a soddisfare il fabbisogno energetico dell’intero Stivale, mentre al momento gli impianti non connessi alla rete nazionale ma alla sola rete di distribuzione sono costretti a interrompere la produzione, a bruciare il gas prodotto o, in casi estremi, a fare ricorso a carri bombolai.

“Un risultato molto significativo – afferma Francesco Macrì, presidente di Estra – il nuovo impianto, infatti, doterà i nostri territori di forniture sempre più costanti di gas da fonti rinnovabili attraverso la valorizzazione delle infrastrutture presenti”. “Il pieno avvio operativo dell’impianto è la conferma della solidità di un percorso di ricerca e sperimentazione che ha coinvolto molte competenze – dichiarano congiuntamente Roberto Rappuoli e Riccardo Matteini, presidente e Ad di Centria – siamo orgogliosi di aver realizzato un progetto che unisce innovazione tecnologica e visione ambientale, grazie anche al sostegno di Arera, e che potrà contribuire in modo tangibile alla trasformazione del sistema energetico nazionale”.

Il sistema nasce dal progetto sperimentale TWIST, sviluppato da Centria con il supporto di Arera. Un nome non casuale, che evoca l’inversione di marcia del biometano dalla rete di distribuzione a quella di trasporto, ma anche il cambio di passo che l’iniziativa potrà imprimere al processo di sostituzione del gas fossile con quello prodotto da fonte rinnovabile. L’assenza di sistemi di reverse flow, assieme ai tempi e costi di connessione degli impianti alla rete nazionale, è da sempre considerata uno dei principali ostacoli allo sviluppo di nuova capacità produttiva. In questo scenario, la nuova cabina REMI di Asciano rappresenta un potenziale momento di svolta, visto che l’inversione del flusso accorcia di fatto tempi, distanze e costi di connessione degli impianti a biometano, soprattutto se localizzati in aree non prossime alla rete di trasporto. Una soluzione che rende sempre più stabile e integrata l’infrastruttura nazionale per la produzione di metano rinnovabile.

Nel frattempo, sul fronte dei costi si attende l’annunciato decreto del Ministero dell’Ambiente per tagliare gli oneri di connessione, che secondo il cronoprogramma Pnrr avrebbe dovuto essere adottato entro la primavera di quest’anno. Un ritardo che pesa sul percorso dell’Italia verso l’obiettivo Pniec dei 5,7 miliardi di metri cubi l’anno di biometano entro il 2030. Al momento, secondo il Gse, la capacità produttiva nazionale si aggira intorno agli 800 milioni di metri cubi, ai quali potrebbero aggiungersi i 2 miliardi che saranno generati dagli impianti finanziati dal Pnrr. A cinque anni dal target siamo appena a metà del percorso.

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