Circular Economy Act, ecco la data: Bruxelles mette in agenda l’11 novembre

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Luigi Palumbo
30/09/2026

Dopo lo slittamento rispetto alla finestra inizialmente prevista, il Circular Economy Act compare nel planning interno della Commissione Ue per l’11 novembre. Il dossier resta legato al nodo della valutazione d’impatto e alla necessità di rafforzare domanda e mercato delle materie seconde. Sullo sfondo, la crisi del riciclo europeo, a partire dalle plastiche, e la pressione degli Stati membri per accelerare l’intervento di Bruxelles


Il Circular Economy Act approda nel calendario della Commissione europea per l’11 novembre. È questa la nuova data indicativa che compare nell’ultimo planning interno dell’esecutivo Ue datato 29 settembre, che Ricicla.tv ha potuto consultare e che sposta di fatto a novembre una proposta inizialmente prevista nel terzo trimestre del 2026. Il documento precisa che il calendario resta indicativo e che le iniziative sono soggette alle regole di Better Regulation, inclusa la valutazione d’impatto.

La nuova indicazione emerge dal documento programmatico trasmesso dal Segretariato generale della Commissione ai membri del Collegio, ai direttori generali e ai capi servizio. Nella tabella dedicata ai possibili punti all’ordine del giorno delle riunioni comprese tra il 6 ottobre e il 24 novembre, il Circular Economy Act compare tra gli “items for oral procedure” della riunione dell’11 novembre, sotto la responsabilità dei due vicepresidenti Teresa Ribera e Stéphane Séjourné, titolari rispettivamente dei portafogli per la Transizione pulita, giusta e competitiva e per la Prosperità e la strategia industriale. Il mandato, insomma, sembra già tracciare il perimetro delle ambizioni del CEA, che nelle intenzioni di Bruxelles dovrà tenere assieme decarbonizzazione, competitività industriale e autonomia strategica dell’Ue.

Si tratta ancora di una calendarizzazione indicativa. Lo stesso documento chiarisce che la presidente della Commissione può modificare in qualsiasi momento il planning o convocare ulteriori riunioni e ricorda che tutte le proposte restano soggette ai principi della Better Regulation, compreso l’obbligo di effettuare una valutazione d’impatto. Ma l’inserimento del dossier in una data precisa rappresenta il primo riscontro documentale a quanto Ricicla.tv aveva anticipato nelle scorse settimane.

Il 10 settembre avevamo infatti riferito, sulla base di fonti europee qualificate, che il Circular Economy Act difficilmente sarebbe arrivato entro la finestra inizialmente prevista e che novembre e dicembre erano ormai gli scenari più probabili, senza escludere allora un possibile differimento al 2027. Le stesse fonti indicavano nella bocciatura della valutazione d’impatto da parte del Regulatory Scrutiny Board, e in particolare nell’insufficienza delle misure di rilancio della domanda di beni e servizi circolari, uno dei principali fattori dietro la revisione del calendario. Circostanza successivamente confermata anche dalla Commissaria Ue all’ambiente Jessika Roswall in occasione di un digital talk.

Il cambio di calendario assume un peso particolare per un dossier che Bruxelles considera uno dei cardini della propria strategia industriale. Il Circular Economy Act dovrà infatti contribuire a rafforzare decarbonizzazione, competitività e autonomia strategica, intervenendo anche sul funzionamento del mercato delle materie prime seconde, sulla domanda di materiali riciclati e sulla capacità dell’industria europea di ridurre la dipendenza dalle risorse importate.

Nel quadro del Clean Industrial Deal, la Commissione ha indicato l’obiettivo di portare il tasso di utilizzo circolare dei materiali al 24% entro il 2030, raddoppiando sostanzialmente i livelli attuali. La distanza dal target resta però ampia. Stando a un’analisi di The European House – Ambrosetti e Conai il tasso europeo è passato dall’11,1% del 2014 al 12,2% nel 2024: poco più di un punto percentuale guadagnato nell’arco di dieci anni.

Nel frattempo, le difficoltà dell’industria europea del riciclo continuano a fare da sfondo al negoziato. Il settore delle plastiche resta uno dei fronti più critici, tra riduzione della capacità installata, chiusure di impianti, pressione delle importazioni e difficoltà delle materie seconde a competere con le alternative vergini. Sempre secondo i dati TEHA-Conai quasi un milione di tonnellate di capacità di riciclo sarebbero state perse nei tre anni precedenti al 2024, mentre per il 2025 i dati preliminari indicavano un aumento del 50% delle chiusure rispetto all’anno precedente.

Una crisi che non risparmia l’Italia, tanto che nei giorni scorsi la viceministro dell’Ambiente Vannia Gava ha annunciato l’invio alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea di un non paper “per rafforzare il mercato europeo delle plastiche riciclate e renderlo più stabile e competitivo”. L’obiettivo del Mase, ha chiarito Gava, è quello di “raccogliere l’adesione degli altri Stati membri” per aumentare la pressione sulle istituzioni europee al fine di “accelerare il Circular Economy Act” e “mettere in campo subito strumenti concreti a sostegno del riciclo”. Almeno per il momento c’è una data. Per gli strumenti, invece, bisognerà attendere ancora qualche settimana.

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