Circular Economy Act, slitta il dossier Ue

di

Luigi Palumbo
10/09/2026

Il Circular Economy Act potrebbe slittare verso la fine del 2026, con novembre e dicembre tra le finestre più probabili, ma c’è chi non esclude un differimento al 2027. Secondo fonti europee, sul rinvio peserebbe anche il parere negativo del Regulatory Scrutiny Board sulla valutazione d’impatto. Sullo sfondo, un’Europa che punta a raddoppiare la circolarità entro il 2030 ma resta poco sopra il 12%, mentre cresce la crisi dell’industria del riciclo, a partire dalle plastiche


Il Circular Economy Act potrebbe arrivare sul tavolo delle istituzioni europee con alcuni mesi di ritardo rispetto alla tabella di marcia iniziale. Secondo quanto risulta a Ricicla.tv da fonti europee qualificate, la proposta legislativa, indicata nel programma di lavoro della Commissione per il terzo trimestre del 2026 e attesa fino a pochi mesi fa per settembre, sarebbe ora destinata a slittare verso la fine dell’anno, con novembre e dicembre tra le finestre considerate più probabili. Ma c’è anche chi non esclude un rinvio al 2027.

Alla base della ridefinizione del calendario dei lavori non ci sarebbe soltanto la complessità tecnica e politica del dossier. Secondo le stesse fonti, un elemento determinante sarebbe stato il parere negativo espresso dal Regulatory Scrutiny Board sulla valutazione d’impatto predisposta a supporto della proposta, circostanza che avrebbe imposto ai servizi della Commissione una revisione del documento prima di un nuovo passaggio davanti all’organismo di controllo.

Da Bruxelles, per ora, non risultano conferme ufficiali sul pronunciamento del Board. Un segnale del cambiamento di calendario è tuttavia già rintracciabile nelle comunicazioni della stessa Commissione: se il Work Programme 2026 collocava il Circular Economy Act nel terzo trimestre, il 31 agosto la DG Environment ha indicato più genericamente l’adozione dell’atto “entro la fine del 2026”, quasi certificando di fatto il possibile superamento della finestra di settembre. Secondo diverse fonti contattate da Ricicla.tv la presentazione sarebbe stata inizialmente calendarizzata per il 10 settembre, in concomitanza con il lancio di diverse altre iniziative legislative (tra cui il Public Procurement Act), ma la bocciatura dell’organo consultivo ha evidentemente fatto saltare i piani dell’esecutivo.

Il dossier è del resto uno dei pilastri della nuova strategia industriale europea. Con il Circular Economy Act Bruxelles punta a rafforzare contemporaneamente decarbonizzazione, competitività e autonomia strategica, sostenendo la domanda e l’offerta di prodotti e materie prime circolari, riducendo la dipendenza dalle risorse critiche importate e consolidando un mercato unico europeo delle materie seconde. Nel quadro del Clean Industrial Deal, la Commissione ha fissato un obiettivo particolarmente ambizioso: portare al 24% entro il 2030 la quota di materiali utilizzati nell’economia europea provenienti da fonti circolari, sostanzialmente raddoppiando i livelli attuali.

La distanza dal traguardo resta però significativa. Secondo un paper elaborato da The European House – Ambrosetti e Conai, il tasso di circolarità dei materiali nell’Unione europea si è fermato al 12,2% nel 2024, contro l’11,1% registrato nel 2014: poco più di un punto percentuale guadagnato nell’arco di un decennio. Un andamento che, secondo lo studio, evidenzia il divario crescente tra l’ampiezza del quadro regolatorio europeo e la capacità del mercato di assorbire e valorizzare effettivamente le materie prime seconde.

Ed è proprio mentre Bruxelles prepara il nuovo quadro legislativo che sullo sfondo si moltiplicano gli scricchiolii dell’industria europea del riciclo. Il caso più evidente è quello delle plastiche: a fronte di un tasso di riciclo dei rifiuti rimasto sostanzialmente stabile intorno al 40%, TEHA e Conai segnalano quasi un milione di tonnellate di capacità di riciclo perse nei tre anni precedenti al 2024, mentre i dati preliminari relativi al 2025 indicherebbero un aumento del 50% delle chiusure degli impianti rispetto all’anno precedente. Una crisi che rende ancora più urgente la costruzione di una vera politica industriale europea per il riciclo, capace di sostenere domanda, investimenti e competitività delle materie seconde rispetto alle alternative vergini e alle importazioni da Paesi terzi.

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