La Commissione europea aggiorna il calendario e posticipa di una settimana la proposta legislativa sull’economia circolare. Il provvedimento, inizialmente atteso a settembre e poi fissato per l’11 novembre, slitta al 18. Sullo sfondo, il nodo della valutazione d’impatto e la crisi dell’industria europea del riciclo, in attesa di misure per rilanciare la domanda di materie prime seconde
Il Circular Economy Act slitta ancora. La proposta legislativa con cui la Commissione europea punta a rafforzare il mercato unico delle materie prime seconde e a rilanciare la competitività dell’industria del riciclo non sarà più presentata l’11 novembre, come previsto fino a poche settimane fa, ma il prossimo 18 novembre. A stabilirlo è il nuovo calendario indicativo delle riunioni del Collegio dei commissari, aggiornato al 20 ottobre e consultato da Ricicla.tv. Il documento colloca il provvedimento nella riunione del 18 novembre, sotto la responsabilità dei vicepresidenti esecutivi Teresa Ribera e Stéphane Séjourné, insieme al Quantum Act e all’Advanced Materials Act. La nuova programmazione resta indicativa e, come precisato dalla stessa Commissione, suscettibile di ulteriori modifiche.
È il secondo slittamento nel giro di poche settimane per uno dei provvedimenti più attesi dall’industria europea dell’economia circolare. Inizialmente programmato per il terzo trimestre del 2026, il Circular Economy Act era uscito dalla finestra di settembre, per approdare successivamente all’11 novembre, data comparsa nel planning interno della Commissione del 29 settembre, come anticipato da Ricicla.tv.
Un percorso accidentato che, secondo quanto riferito nelle scorse settimane da fonti europee qualificate, sarebbe legato anche alle criticità emerse nell’esame della valutazione d’impatto da parte del Regulatory Scrutiny Board, l’organismo chiamato a verificare la qualità delle analisi che accompagnano le principali iniziative legislative dell’esecutivo europeo. A pesare sarebbe stata, in particolare, l’insufficienza delle misure individuate per stimolare la domanda di beni e servizi circolari, un elemento ritenuto decisivo per garantire l’efficacia del futuro provvedimento. Una circostanza successivamente confermata, nelle sue linee generali, anche dalla commissaria europea all’Ambiente Jessika Roswall.
Il nuovo rinvio arriva peraltro a pochi giorni dal Consiglio Ambiente dell’Unione europea del 12 ottobre, nel quale l’Italia ha portato all’attenzione degli altri Stati membri e della Commissione la crisi di competitività dell’industria europea del riciclo delle plastiche. Attraverso un non-paper sostenuto esplicitamente da Paesi Bassi, Belgio, Francia, Spagna e Lettonia, il governo italiano ha chiesto interventi urgenti per rafforzare la domanda di plastica riciclata, migliorare la tracciabilità dei materiali e contrastare le distorsioni della concorrenza internazionale. Ma la risposta dell’esecutivo europeo è rimasta sostanzialmente interlocutoria.
Pur condividendo le preoccupazioni sulla situazione del settore, la Commissione non ha annunciato nuove misure immediate, richiamando gli interventi già avviati con il pacchetto anticrisi del dicembre 2025 e indicando proprio nel Circular Economy Act il prossimo passaggio per rafforzare il mercato europeo delle materie seconde. L’obiettivo, per Bruxelles, è arrivare al raddoppio della quota di materia riciclata utilizzata nei cicli industriali entro il 2030, passando dall’attuale 12 al 24%.
Una prospettiva che rende il rispetto della nuova scadenza particolarmente importante per le imprese del recupero di materia dai rifiuti. Se il settore della plastica è quello nel quale, in questa fase, le difficoltà di mercato si manifestano con maggiore evidenza, le criticità strutturali che interessano l’industria europea del riciclo vanno ben oltre questa singola filiera. Pur con intensità e dinamiche differenti, sono numerosi i comparti che devono misurarsi con la volatilità dei mercati delle materie prime seconde, con l’aumento dei costi di produzione e con la difficoltà di garantire uno sbocco stabile ed economicamente sostenibile ai materiali recuperati.
Uno stato di cose che rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi europei di circolarità, già oggi lontani: secondo uno studio realizzato da TEHA Group in collaborazione con CONAI, per centrare il traguardo del 24% entro il 2030, il tasso di utilizzo circolare dei materiali dovrebbe crescere a un ritmo quasi 19 volte superiore a quello registrato tra il 2018 e il 2024.
È su questo terreno che si concentrano molte delle richieste avanzate negli ultimi mesi dalle associazioni europee dei riciclatori: obblighi armonizzati di contenuto riciclato nei prodotti, criteri comuni per la cessazione della qualifica di rifiuto, rafforzamento degli acquisti pubblici verdi, incentivi alla domanda e strumenti per tutelare la competitività delle filiere industriali europee. Per conoscere le risposte della Commissione bisognerà attendere, almeno secondo l’ultimo calendario, un’altra settimana.






