Corte dei Conti: 30% della Tari non viene riscosso

di Elvira Iadanza 30/07/2025

Il dato è contenuto all’interno della “Relazione sulla gestione finanziaria degli Enti Locali”. I giudici: “Bisogna ridurre il tax gap”


Nel 2024 le entrate tributarie dei Comuni hanno registrato un incremento rispetto ai due anni precedenti grazie, soprattutto, a una maggiore riscossione dell’Imu, della Tari e dell’imposta di soggiorno. A certificare i dati è la Corte dei Conti nella “Relazione sulla gestione finanziaria degli Enti Locali”, il documento che esamina tra l’altro i rendiconti di 7.489 enti (di cui 7.392 Comuni) presenti nella Banca dati delle amministrazioni pubbliche della Ragioneria generale dello Stato.

Secondo i giudici della Sezione delle Autonomie, l’aumento delle riscossioni Tari (la tassa sui rifiuti) va ricondotto alla delibera Arera del febbraio dello scorso anno “che ha portato molti Comuni a rivedere le tariffe, spostando il peso fiscale dalle imprese alle famiglie”, si legge nella relazione. Nonostante i maggiori introiti, però, in media in Italia il 30% del tributo non viene riscosso.

“Questo – sottolineano i giudici della Corte dei Conti – genera residui attivi (crediti ancora da incassare), che si smaltiscono lentamente nel tempo”, le amministrazioni locali intanto devono continuare a sostenere i costi per il servizio dei rifiuti “coprendo la differenza con altre risorse di bilancio, con effetti su altri settori della spesa pubblica”, sottolinea la Corte.

Secondo le stime del Ministero delle Economie e Finanze il tax gap (lo scostamento fra i tributi che dovrebbero affluire nelle casse pubbliche e quelli effettivamente pagati) per la riscossione della Tari è di circa 10 punti percentuali in più rispetto ai dati relativi all’Imu (tax gap del 20% in media).

Secondo la Corte dei Conti “a prescindere dalla dimensione dei Comuni è auspicabile per ridurre il tax gap nella riscossione dei tributi locali l’adozione di strategie mirate di accertamento, un maggiore utilizzo delle tecnologie per l’analisi dei dati e un costante investimento nella formazione del personale per migliorare le capacità operative degli uffici tributi”, anche perchè, sottolineano i giudici “la spesa per il servizio di gestione dei rifiuti rimane allineata all’ammontare della Tari accertata e non a quella riscossa. Ciò indica che i Comuni potrebbero attingere ad altre entrate per garantire la continuità del servizio rifiuti a scapito di altri servizi”.

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