End of waste, Bruxelles: i disaccordi tra Stati non pregiudicano i criteri nazionali

di

Luigi Palumbo
28/07/2026

La Commissione europea valuta nuove misure per facilitare il riconoscimento reciproco dei criteri nazionali end of waste. Nel frattempo le controversie tra Stati membri non comportano automaticamente una contestazione generale della validità del regime nazionale applicato nel Paese di partenza, ha chiarito la commissaria Jessika Roswall in risposta a un’interrogazione parlamentare. Il direttore generale di Unirima: “Ribadito un principio fondamentale per il settore”


Per agevolare la nascita di un mercato unico delle materie prime seconde e garantire l’integrazione europea delle filiere del riciclo, la Commissione Ue sta valutando l’introduzione di meccanismi capaci di facilitare il mutuo riconoscimento dei criteri nazionali end of waste. Nel frattempo, gli eventuali disaccordi tra Stati membri continueranno a essere risolti nell’ambito delle singole spedizioni di materia riciclata, senza comportare di per sé la messa in discussione del regime nazionale di cessazione della qualifica di rifiuto applicato nel paese di partenza. È quanto emerge dalla risposta fornita il 7 luglio 2026 dalla commissaria Jessika Roswall, a nome dell’esecutivo europeo, all’interrogazione presentata dagli eurodeputati Dario Tamburrano, Pasquale Tridico, Valentina Palmisano e Carolina Morace.

L’atto, depositato il 20 aprile, chiedeva alla Commissione di chiarire se ritenesse possibile o meno che un materiale già riconosciuto come end of waste da un paese dell’Unione potesse essere nuovamente trattato come rifiuto durante una spedizione verso un paese diverso. Come denunciano da tempo le associazioni europee delle imprese del riciclo, non sempre infatti la qualifica di end of waste attribuita ai materiali riciclati nello Stato di partenza, ai sensi di regolamenti nazionali, viene riconosciuta anche dalle autorità e dagli enti di controllo dei paesi di destinazione. Un disallineamento che dà luogo a esiti paradossali: carichi di materia prima seconda che viaggiano come veri e propri prodotti fino alla frontiera per poi ritornare rifiuto una volta superato il confine, con le limitazioni operative, i carichi burocratici e i costi che questo comporta.

Nella sua risposta, la Commissaria ha chiarito che, in caso di mancato allineamento tra le autorità degli Stati di partenza e di destinazione, la procedura da adottare per dirimere la questione è quella indicata all’articolo 29 del regolamento europeo sulle spedizioni di rifiuti, che a sua volta richiama l’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva quadro sui rifiuti, ovvero la disciplina generale del meccanismo end of waste, alla quale i governi devono rifarsi per definire i diversi regimi nazionali. In sostanza, le autorità coinvolte devono verificare che i materiali in questione rispondano effettivamente ai criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto definiti dallo Stato membro.

Solo nel caso in cui, in ultima istanza, non fosse possibile trovare un’intesa sulla qualifica dei materiali movimentati, chiarisce Roswall “l’oggetto o la sostanza deve essere trattato come se fosse un rifiuto” ma, ed è qui il passaggio da sottolineare, “ai fini della spedizione”. Ciò significa che “la contestazione da parte delle autorità può riguardare esclusivamente il singolo carico oggetto di spedizione e non può mettere in discussione, in via generale, la validità del regime nazionale di end of waste del paese di origine”, commenta a Ricicla.tv Francesco Sicilia, direttore generale di Unirima (associazione dei riciclatori di carta).

La frammentazione del mercato dei materiali secondari resta in ogni caso uno dei nodi che la Commissione ha annunciato di voler provare a sciogliere con l’adozione del Circular Economy Act, atteso per l’autunno del 2026. Alla richiesta degli europarlamentari di chiarire se Bruxelles senta di dover garantire il mutuo riconoscimento degli end of waste come “mezzo per promuovere l’economia circolare”, Roswall ha risposto rimandando al nuovo atto in cantiere. È in quella cornice regolatoria che, ha scritto, la Commissione “sta valutando possibili misure aggiuntive per facilitare il riconoscimento dei criteri di cessazione della qualifica di rifiuto tra gli Stati membri”.

Per il momento, insomma, si va avanti con il regolamento sulle spedizioni di rifiuti e la relativa procedura di risoluzione delle controversie. Ma ragionando caso per caso e senza che il perimetro delle dispute venga automaticamente esteso alla legittimità dell’impianto complessivo dei criteri nazionali per la cessazione della qualifica di rifiuto.

Negli ultimi anni i disallineamenti sull’end of waste hanno penalizzato anche le filiere italiane del riciclo e, in particolare, quelle che fanno affidamento anche sul mercato interno all’Ue per la collocazione dei propri materiali secondari. In testa la filiera della carta che, forte del regolamento italiano sulla cessazione della qualifica di rifiuto in vigore dal 2020, si era spesa per il pieno riconoscimento degli end of waste nazionali già nel corso dei lavori sul regolamento europeo spedizioni di rifiuti. Per questo ora il comparto plaude ai chiarimenti forniti dalla Commissione.

“Si tratta di un passaggio molto importante, perché viene finalmente ribadito un principio fondamentale per il settore”, ha dichiarato Sicilia, secondo cui i regolamenti end of waste nazionali restano “il punto di riferimento per dirimere l’eventuale disaccordo sulla singola spedizione se emanati in conformità a quanto previsto dalle norme Ue come il nostro DM 188/2020”. Un chiarimento importante e atteso che, secondo l’associazione, contribuisce a ridurre l’incertezza operativa e i rischi per le imprese della carta da macero impegnate negli scambi intra-Ue.

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