Rentri, Fir digitale: il sistema cresce ma la paura di sbagliare frena le imprese

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Luigi Palumbo
13/03/2026

A un mese dallo switch day solo una parte delle imprese è passata al formulario digitale. Il timore di errori e sanzioni spinge molti operatori a restare sul cartaceo. Tiziana Cefis: “Le aziende non temono il digitale, temono di sbagliare. Serve un confronto su modalità operative”


A un mese esatto dal travagliato switch day del 13 febbraio, il nuovo formulario di identificazione dei rifiuti digitale è nel pieno di una cruciale fase di assestamento. Secondo quanto risulta a Ricicla.tv il numero degli xfir chiusi – cioè accettati dagli impianti di destino – ha superato quota 330 mila e cresce al ritmo di circa 20 mila al giorno. Numeri che restano però lontani da quelli della piena operatività del sistema. Stando alle stime, è stato fin qui digitalizzato circa un terzo delle movimentazioni. Segno che dopo gli intoppi tecnologici dei primi giorni, e il via libera all’utilizzo del cartaceo in caso di indisponibilità dei servizi informatici (modalità d’emergenza tuttora valida) sono ancora numerose le imprese che continuano a preferire carta e penna al digitale. Uno stato di cose cristallizzato dalla legge di conversione del decreto milleproroghe, con la conferma del doppio regime fino al 15 settembre. Sei mesi dai quali dipenderanno le sorti della transizione al digitale.

“Questo regime transitorio fino al 15 settembre dobbiamo davvero prenderlo come un regalo. Sono sei mesi che devono servire per chiarire tutti gli aspetti che oggi risultano ancora poco definiti nell’utilizzo del formulario digitale”, osserva Tiziana Cefis, consulente ambientale di Tea Consulting. In primo luogo c’è da consolidare l’infrastruttura informatica, per scongiurare il rischio di interruzioni e rallentamenti dei servizi come quelli che hanno scandito i giorni del debutto dell’xfir. “Dal punto di vista tecnologico – chiarisce Cefis – i problemi possono essere risolti. L’infrastruttura può essere potenziata e il sistema, una volta tarato sul numero corretto di utenti, può funzionare senza difficoltà”. Il vero nodo da sciogliere, invece, resta quello di sempre, legato alle modalità operative. “Le attuali modalità di compilazione funzionano bene con un formulario cartaceo, ma non con un formulario digitale. Serve un confronto tra Ministero dell’Ambiente, associazioni e operatori per arrivare a istruzioni operative coerenti con il nuovo sistema”.

La revisione del decreto direttoriale con le istruzioni di compilazione di registri e formulari era stata avviata nei mesi scorsi dal Ministero, ma il documento aggiornato non è stato ancora adottato. Nel frattempo il debutto del fir digitale ha fatto venir fuori nuovi errori e incongruenze da sanare. Per questo occorre riattivare i canali di confronto tra il Mase e portatori d’interesse, chiarisce Tiziana Cefis. Un confronto che metta al centro non solo il dettaglio tecnico della compilazione dei documenti ma la stessa logica operativa del fir digitale. “C’è da affrontare una serie di casistiche applicative che non sono ancora state trattate né risolte”, dice la consulente. Incognite operative che contribuiscono a tenere ancora bassi i numeri del fir digitale. “La paura delle aziende non è quella di usare il digitale – chiarisce – ho incontrato autisti che si sono adattati rapidamente alle app e agli strumenti digitali e che sono ben contenti di non usare più carta e penna. Il timore vero resta quello di sbagliare”, spiega la consulente.

Anche se il milleproroghe ha rinviato al 15 settembre l’applicazione delle sanzioni per il mancato o errato invio al Rentri dei dati degli xfir relativi ai rifiuti pericolosi, infatti, “tutte le altre sanzioni legate alla tracciabilità – e in particolare alla compilazione dei formulari e dei registri – restano pienamente valide”, chiarisce Cefis. E le pene sono state inasprite con il decreto terra dei fuochi. Adesso, ad esempio, il trasporto di rifiuti pericolosi senza formulario, o con fir incompleto o inesatto può costare la reclusione da 1 a 3 anni. Dietro la scelta di tenere il formulario in modalità cartacea piuttosto che in digitale c’è anche il timore che errori materiali possano costare carissimo. “Negli ultimi giorni – racconta Cefis – mi è capitato il caso di un impianto che ha chiuso un formulario invertendo due numeri nel peso verificato a destino per un semplice errore di digitazione: qual è il modo corretto per rendere noto questo errore in assoluta trasparenza senza la paura di vedermi notificare sanzioni pesantissime?”

Va precisato che le sanzioni sul formulario valgono sia per il formato cartaceo che per quello digitale, ma in quest’ultimo caso la rigidità dell’adempimento è maggiore. “Serve fare chiarezza sulle modalità operative, ma anche integrare funzioni che facciano emergere gli errori compiuti in buona fede e non dovuti a comportamenti che hanno il carattere dell’illegalità”. Il rischio, altrimenti, è che “aumentino i respingimenti da parte degli impianti”, dice la consulente. E che questo contribuisca a tenere lontani gli operatori dal fir digitale ancora a lungo, almeno fino al 15 settembre. Trasformando questa data in un nuovo switch day. A questo proposito, un altro punto su cui la consulente richiama l’attenzione riguarda la scelta del formato del formulario durante il periodo transitorio. “Il formato non lo decide né l’impianto né il trasportatore: lo decide il produttore del rifiuto“. Una precisazione che arriva mentre su tutto il territorio nazionale emergono segnalazioni di impianti che preferiscono continuare a lavorare esclusivamente con il cartaceo, imponendo di fatto il modello a tutti gli attori a monte della filiera. Un approccio da ribaltare. “Tutta la filiera deve adeguarsi alla scelta del produttore”, aggiunge Cefis. Cosa peraltro chiarita anche in una nota ufficiale sul portale Rentri.

Al di là degli aspetti normativi e tecnologici, la transizione al digitale richiede anche un cambiamento culturale nell’organizzazione delle imprese. “Non dobbiamo preoccuparci di come correggere un formulario dopo la firma. Dobbiamo fare in modo che il formulario sia corretto prima della partenza”, sottolinea Cefis. Ciò significa rafforzare i controlli interni e verificare con maggiore attenzione i dati prima della firma del documento. “Il primo livello di controllo deve essere dentro l’azienda. Prima di firmare, con la penna o digitalmente, il formulario va verificato con attenzione”. Anche su questo aspetto del passaggio al nuovo regime, il periodo transitorio fino al 15 settembre risulterà determinante. “Dobbiamo impegnarci, tutti, per fare in modo che questi sei mesi non diventino un’occasione persa”, dice la consulente. Il countdown verso il 15 settembre è già cominciato.

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