A un mese dal passaggio definitivo al formulario digitale, il Mase traccia un bilancio positivo: oltre 4,5 milioni di xFIR emessi, con il 98% accettato quotidianamente dai destinatari. Il direttore Pietro Cucumile rivendica la solidità della piattaforma e l’elevata integrazione con i software gestionali delle imprese. Restano aperte le questioni legate alla semplificazione delle procedure e alla possibilità di introdurre nuove modalità di rettifica dei formulari
A poco più di un mese dal 15 settembre, termine ultimo del periodo transitorio e della doppia modalità di tenuta cartaceo-digitale, i numeri non lasciano spazio ai dubbi: per i soggetti obbligati, tra quelli iscritti al sistema Rentri, il passaggio al nuovo xFIR, la versione telematica del formulario di trasporto rifiuti, non è un semplice adempimento ma “sta rapidamente diventando uno strumento di automazione e di efficientamento dei processi lungo l’intera filiera”. Parola di Pietro Cucumile, direttore generale per l’economia circolare e le bonifiche del Ministero dell’Ambiente, che a colloquio con Ricicla.tv fa il punto sullo switch definitivo al FIR digitale. Partendo dai numeri: quelli degli xFIR emessi, “in lenta ma costante crescita” dice, con le emissioni quotidiane arrivate a “quasi 59 mila” nelle prime due settimane di vigenza dell’obbligo, mentre dal 13 febbraio, data del debutto ufficiale dell’xFIR, le emissioni hanno superato abbondantemente quota 4,5 milioni.
Numeri significativi, che però, spiega Cucumile, non bastano a restituire la misura di quanto il formulario digitale sia “già pienamente integrato nel processo di movimentazione dei rifiuti”. A questo scopo, chiarisce, serve prendere in esame altri indicatori. Dal tasso di completamento del ciclo di vita degli xFIR, che su base quotidiana ha raggiunto il 98%, con un differenziale “principalmente riconducibile ai trasporti che si concludono nei giorni successivi all’emissione”, al fatto che il 13% dei formulari digitali emessi ogni giorno sia interessato da operazioni come soste tecniche e trasbordi senza che questo ne complichi o comprometta la tenuta. Senza dimenticare, aggiunge Cucumile, che “quasi 1 milione di xFIR riferiti a rifiuti pericolosi sono già archiviati nella banca dati del Rentri”. Cosa che, sottolinea, rappresenta “un indicatore della capacità del sistema di supportare attività di vigilanza, analisi e controllo”.
I numeri, insomma, sembrano confermare in primo luogo la solidità della piattaforma tecnologica. Un segnale importante, dopo la falsa partenza del 13 febbraio scorso, con il rallentamento del Rentri che aveva costretto prima all’attivazione delle procedure d’emergenza, ovvero il passaggio al cartaceo in deroga all’obbligo di tenuta digitale, e poi alla formalizzazione, per via parlamentare, del periodo transitorio di doppia tenuta cartacea e digitale del formulario. Acqua passata.
“Il numero di transazioni gestite dal sistema supera attualmente i 160 milioni al giorno – spiega il dirigente Mase – un indicatore particolarmente significativo della robustezza e della scalabilità dell’infrastruttura”. In più, prosegue, il ricorso alle cosiddette procedure d’emergenza “è limitatissimo”: e interessa al momento appena “lo 0,04% dei FIR emessi”, mentre “i casi dichiarati come derivanti da un degrado temporaneo del Rentri sono 26 su quasi 684 mila FIR”. Complessivamente, prosegue, “il 93% dei Fir” viene gestito in interoperabilità attraverso i gestionali di mercato. Un’ulteriore testimonianza del “livello di integrazione” raggiunto dal sistema.
Certo, la prudenza resta d’obbligo. Ogni valutazione andrà consolidata “su un arco temporale più ampio”, chiarisce Cucumile. Ma gli indicatori presi in esame “ci consentono di affermare che l’xFIR è oggi pienamente operativo e sta progressivamente affermandosi non soltanto come strumento di adempimento, ma come leva di digitalizzazione ed efficientamento delle filiere dei rifiuti”. Un percorso al quale manca ancora l’ultimo tassello, quello dell’invio dei dati geolocalizzati dei trasporti di rifiuti pericolosi. L’avvio della funzionalità, inizialmente previsto per il 13 febbraio 2027, è stato recentemente rinviato al 13 settembre per meglio definire i dettagli tecnici e concedere ai soggetti interessati, imprese e software house, un congruo periodo di tempo per l’adeguamento dei propri sistemi.
Il rinvio della geolocalizzazione è il segno, inequivocabile, della consapevolezza, da parte del Mase, della complessità del processo ma anche delle esigenze delle migliaia di operatori coinvolti. Fronte, quest’ultimo, che resta quello più caldo nel dialogo tra il dicastero e gli stakeholder. Superata la prova della tenuta tecnica e tecnologica del sistema, il confronto si sposta infatti adesso soprattutto sugli spazi di snellimento e semplificazione delle procedure che, riconosce Cucumile, “devono essere tenuti in debita considerazione per rendere sempre più performante il sistema rispetto alle esigenze degli operatori”.
Imprese e associazioni, nello specifico, chiedono da tempo una maggiore flessibilità dell’xFIR, soprattutto per correggere eventuali errori materiali di compilazione. Richieste alle quali il Mase ha già dato alcune risposte, introducendo funzionalità come il cosiddetto ‘rollback’ della firma, recentemente esteso a 30 minuti. Una soluzione che, precisa Cucumile, viene utilizzata regolarmente, “a dimostrazione della flessibilità del sistema”, ma che al tempo stesso interessa una quota molto contenuta di formulari: appena l’1,5% di quelli emessi quotidianamente. Altrettanto limitato, aggiunge, è il ricorso all’annullamento del FIR prima della partenza, che riguarda il 2% dei formulari.
Va detto, tuttavia, che secondo gli operatori molti errori materiali di compilazione vengono riscontrati soltanto all’ingresso negli impianti di conferimento, quindi ben oltre la finestra temporale concessa per il ‘rollback’. Da qui la richiesta di introdurre una procedura che consenta di apportare rettifiche tracciate anche dopo la sottoscrizione del formulario, senza comprometterne l’integrità e la validità giuridica. Una possibilità sulla quale il Ministero non chiude la porta, ma che richiede ulteriori verifiche. L’introduzione di nuove funzionalità di rettifica, chiarisce Cucumile, “è attualmente oggetto di approfondimento sotto il profilo normativo, al fine di verificare la compatibilità di tali modalità operative con il quadro regolatorio vigente”. E non si escludono interventi sulla disciplina. “Qualora tale analisi evidenzi l’esigenza di integrazioni o adeguamenti della disciplina attuale, saranno valutati i necessari interventi regolatori”, aggiunge il direttore. Con una condizione, avverte: le eventuali soluzioni “dovranno essere coerenti sia per il formulario digitale sia per quello cartaceo”, garantendo l’uniformità del regime giuridico e la piena tracciabilità delle operazioni.






