Automotive, tessile e food waste: Parlamento Ue al voto su dossier chiave

di Redazione Ricicla.tv 03/09/2025

La prossima settimana il Parlamento europeo voterà due dossier chiave in materia di economia circolare, la riforma della direttiva quadro rifiuti e il nuovo regolamento sui veicoli a fine vita. Un passo più vicina l’introduzione di inediti obiettivi di riduzione dello spreco alimentare, ma i riflettori restano puntati soprattutto sul rafforzamento della responsabilità estesa del produttore, sia nel settore tessile che in quello automotive


Dai nuovi requisiti di circolarità per i veicoli all’introduzione di target inediti di riduzione dello spreco alimentare, passando per l’atteso (e invocato) obbligo di istituzione dei regimi di responsabilità estesa del produttore nel settore tessile. Quella in calendario per la prossima settimana a Strasburgo si annuncia come una sessione parlamentare chiave per le sorti di due dei principali dossier in materia di economia circolare in discussione a livello europeo: la revisione della direttiva quadro sui rifiuti e il nuovo regolamento sulla progettazione dei veicoli e la loro gestione a fine vita, che saranno votati dal Parlamento europeo in occasione della plenaria di martedì 9 settembre,

Il voto della prossima settimana porterà un passo più vicino alla conclusione l’iter per la riforma della direttiva quadro sui rifiuti presentata a luglio 2023 dalla Commissione. Nelle intenzioni di Bruxelles il nuovo quadro normativo dovrà spingere gli Stati membri a ridurre e gestire in maniera sempre più sostenibile e circolare due flussi di scarti in rapido aumento: tessili e alimentari. La plenaria sarà chiamata a ratificare l’intesa provvisoria sul testo raggiunta da Consiglio Ue e Parlamento lo scorso febbraio, poi toccherà agli Stati membri dare il via libera definitivo (una formalità) alla riforma, che potrà essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Ue ed entrare a tutti gli effetti in vigore.

Stando al testo dell’intesa, con la nuova direttiva verranno introdotti per la prima volta in assoluto target vincolanti di riduzione del food waste al 2030: del 10% nelle filiere produttive e al 30% per gli scarti alimentari pro capite generati dal consumo domestico, dalla ristorazione o dalla distribuzione, da calcolare sulla media degli anni 2021-2023. Target dalla portata storica, anche se i riflettori degli osservatori restano puntati soprattutto sulle nuove misure per l’industria tessile, a partire dalla proposta di istituire regimi armonizzati di responsabilità estesa del produttore (EPR) in tutti gli Stati membri. Stando all’intesa, entro 30 mesi dall’entrata in vigore della direttiva i paesi dell’Ue dovranno attivare regimi EPR e fare in modo che i produttori che mettono a disposizione prodotti tessili sul mercato dell’Unione contribuiscano a coprire i costi per la loro raccolta, cernita e riciclo. L’Italia, tuttavia, punta ad accorciare i tempi, visto che il Ministero dell’Ambiente ha già in cantiere il suo schema di regolamento nazionale, che potrebbe vedere la luce entro la fine di quest’anno.

L’introduzione dell’EPR nel settore dei prodotti tessili è da tempo invocata dagli operatori della raccolta, selezione, riuso e riciclo, che vedono nei nuovi regimi di responsabilità estesa – e nei contributi economici che saranno versati da produttori e distributori – una delle possibili soluzioni alla crisi profonda che sta mettendo in ginocchio il comparto in tutta Europa. Per questo le imprese avevano chiesto di spostare il voto della plenaria, inizialmente previsto per ottobre, a prima della pausa estiva, ma la fitta agenda dell’europarlamento ha consentito di anticipare la data solo di poche settimane.

Decisamente più lontano dalla conclusione l’iter del secondo provvedimento che sarà messo ai voti nella plenaria di martedì 9 settembre, ovvero il regolamento presentato a luglio 2023 dalla Commissione europea per promuovere il design circolare dei veicoli a motore immessi sul mercato unico – dalle auto ai camion passando per motocicli, motorini e quad – e migliorare le performance di riutilizzo, riciclo e recupero di pezzi di ricambio e materiali. L’europarlamento sarà chiamato a esprimersi sulle proposte di emendamento approvate nelle scorse settimane dalle commissioni riunite Ambiente e Mercato interno, poi potranno partire i negoziati con il Consiglio, che ha già adottato il proprio orientamento generale.

Un negoziato che si annuncia complesso, visto l’attuale scenario di crisi e incertezza che avvolge l’industria europea dell’auto e le inevitabili pressioni delle case produttrici sulle istituzioni europee per scongiurare il rischio di oneri economici e appesantimenti burocratici derivanti dalle nuove misure di progettazione e gestione dei veicoli.

Tra i passaggi sui quali il confronto è destinato a farsi più serrato c’è l’introduzione di target vincolanti di contenuto minimo di plastica riciclata nei nuovi veicoli – rispetto ai quali le posizioni di Consiglio, Commissione e Parlamento risultano piuttosto distanti – ma anche il previsto rafforzamento della responsabilità estesa del produttore, che attribuirà alle case auto un ruolo più centrale nella gestione del fine vita dei propri veicoli. In particolare, i produttori dovranno garantire, per il tramite degli operatori del fine vita, il raggiungimento degli obiettivi dell’85% di riuso e riciclo e del 95% di recupero (attualmente in capo agli Stati membri) coprendo i costi di raccolta e trattamento al netto dei ricavi incamerati dai gestori degli impianti di autodemolizione e frantumazione per la vendita di parti di ricambio e materiali riciclabili. L’industria automotive preme perché questo avvenga esclusivamente nell’ambito di contratti stipulati tra produttori e impianti di trattamento, mentre i riciclatori chiedono di preservare il libero mercato di pezzi di seconda mano e materiali.

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