Decarbonizzazione cemento, Federbeton: “CSS è opportunità da cogliere”

di Elvira Iadanza 25/09/2025

Alla Camera dei Deputati Federbeton presenta la strategia di decarbonizzazione dell’industria nazionale del cemento. “In Europa media di utilizzo del CSS è del 60%, in Italia siamo fermi al 24” ha detto il presidente Stefano Gallini


“Per decarbonizzare un impianto di capacità media si va dai 500 agli 800 milioni di euro, questo per dare un ordine di grandezza alle sfide che ci aspettano. La volontà c’è, ma non basta solo l’ambizione, serve anche l’aspetto normativo e quello del funding”, così Stefano Gallini, presidente di Federbeton, nel corso dell’incontro “Verso un futuro carbon neutral: la nuova strategia di decarbonizzazione di Federbeton”, organizzato alla Camera dei Deputati. L’industria è pronta alla sfida della neutralità carbonica entro il 2050, dice Federbeton, un processo che potrebbe costare fino a 1,1 miliardi di euro l’anno, tra investimenti in tecnologie come lo stoccaggio della CO2 e acquisto di titoli di emissione. L’imperativo è mettere l’industria nelle condizioni di poter sostenere il costo della transizione.

“Ci sono delle opportunità che possiamo cogliere – ha spiegato Gallini – soprattutto quelle dei combustibili secondari, che vedono l’Italia un po’ in coda nel gruppo europeo”. Il Css (Combustibile solido secondario) può essere utilizzato in sostituzione dei combustibili fossili nel ciclo del cemento, con costi più contenuti e anche meno CO2. Cosa che, a sua volta, si traduce nella minore necessità di acquistare quote di emissione all’interno del sistema ETS. eppure i combustibili secondari prodotti a partire dai rifiuti raccolti sul territorio nazionale “vengono per buona parte esportati e solo il 24% viene usato in Italia, mentre in Europa la media di utilizzo è di circa il 60%. È un’opportunità che stiamo perdendo. Nonostante ci sia una green light nell’utilizzo, ogni volta che ci si confronta con il territorio è una battaglia”. Anche per questo il governo ha recentemente approvato il disegno di legge sulle semplificazioni ambientali, con un ulteriore alleggerimento degli adempimenti burocratici per i cementifici che scelgono di utilizzare Css ‘end of waste’ e qualificando gli interventi come “indifferibili e urgenti”.

Il mercato nostrano, fa notare il presidente di Federbeton, “sta performando discretamente, grazie al Pnrr e anche alle Olimpiadi Milano – Cortina, con cantieri dalla Sicilia al Trentino”, ma sul medio periodo continua a perdere terreno, soprattutto nel confronto con i competitor che non sono soggetti ai rigidi standard di produzione imposti alle imprese europee. “Le importazioni, che vengono soprattutto da Paesi extra Ue – ha sottolineato infatti Gallini – sono aumentate del 700 – 800% negli ultimi sei anni ed è importante che ci sia un livello competitivo che coinvolga le aziende italiane ed europee e le importazioni. C’è un ottimo dialogo con Mimit, Mase e Dogane, ma dobbiamo intensificare e migliorarlo, per rendere gli investimenti, che siano combustibili alternativi o in carbon capture, più sostenibili”.

Il primo fronte d’azione, dice il presidente di Federbeton, è quello dei controlli sulla qualità dei prodotti in ingresso. “Controlli tecnici vengono fatti alle imprese italiane e la stessa cosa dovrebbe avvenire per chi viene dall’estero, messaggio uguale per quanto riguarda la tassazione”, ha fatto notare Gallini. In quest’ottica, secondo Federbeton il più importante strumento da implementare è il CBAM, e cioè il Carbon Border Adjustment Mechanism, che impone tariffe aggiuntive sui prodotti extra Ue calcolate in base all’anidride carbonica emessa nella produzione. “È fondamentale che venga implementato in maniera efficace”, ha avvertito Gallini.

Altri punti necessari per accelerare verso la decarbonizzazione sono l’applicazione omogenea sul territorio nazionale del processo di permitting, incluso quello per l’autoconsumo di energia rinnovabile, la pianificazione di incentivi per il supporto allo sviluppo delle infrastrutture per la decarbonizzazione, come la cattura e stoccaggio di CO2, e l’introduzione di meccanismi premio per la produzione di cemento a basso impatto. “Dobbiamo intraprendere azioni a breve termine – ha concluso Gallini – il CBAM è vitale, perchè non abbiamo altri meccanismi di difesa come accade per l’acciaio”, aggiungendo che “vogliamo lavorare insieme, anche con gli stakeholder per restituire al settore e ai prodotti il giusto valore aggiunto”.

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