Plastica, l’Italia ha pagato oltre 3 miliardi per il mancato riciclo degli imballaggi

di Luigi Palumbo 20/01/2026

Dal 2021 l’Italia ha versato più di 3 miliardi di euro all’Unione europea per la plastic tax basata sugli imballaggi non riciclati. Secondo i dati della Corte dei Conti, il contributo è aumentato nonostante le buone performance di riciclo. E ora Bruxelles valuta un aumento dell’aliquota, in un contesto di crisi dell’industria del riciclo


Il mancato riciclo degli imballaggi in plastica è costato all’Italia già più di 3 miliardi di euro. Mentre la plastic tax italiana fa segnare l’ottavo rinvio – con il differimento al 1 luglio 2027 disposto dall’ultima legge di bilancio – quella europea è pienamente operativa e continua a rimpinguare le casse dell’Unione a spese di quelle dei singoli Stati membri. Dal 2021 i paesi Ue devono contribuire al bilancio comunitario con una ‘risorsa propria’ (così l’Ue chiama le sue tasse) da 0,8 euro per ogni kg di rifiuti da imballaggio in plastica non riciclati. Una misura pensata come leva per la corretta gestione del packaging a fine vita, ma che al momento, tuttavia, pare essere servita solo a rimpolpare il bilancio di Bruxelles.

Stando alle relazioni annuali sui rapporti finanziari con l’Ue curate dalla Corte dei Conti, infatti, l’importo del tributo versato dagli Stati membri piuttosto che diminuire è aumentato: da 5,8 miliardi di euro nel 2021 a 6,3 nel 2022, per poi schizzare a 7,2 nel 2023 e assestarsi a 7,1 miliardi nel 2024. Un andamento che riflette in parte quello del tributo versato dall’Italia, passato da 749.1 milioni di euro nel 2021 a 793,2 nel 2022 e addirittura a 855,3 nel 2023, prima di tornare a 768,4 milioni di euro nel 2024. Complessivamente, dalla data di introduzione della nuova tassa sono 3,1 i miliardi di euro pagati dall’Italia all’Ue per non aver riciclato tutti i rifiuti da imballaggio generati, sebbene il nostro paese figuri stabilmente tra gli Stati membri che performano meglio, con un tasso di riciclo del 49% certificato da Eurostat per il 2023 (ottavo risultato, primo il Belgio con il 59,5%).

Se in alcuni Stati come la Spagna, spiega la Corte dei Conti, il tributo è stato in tutto o in parte ribaltato su produttori o utilizzatori, in Italia – complice anche il rinvio della plastic tax – la tassa europea resta a carico della fiscalità generale. E nel prossimo futuro potrebbe farsi ancora più salata. Nella proposta di budget pluriennale 2028-2034, infatti, la Commissione europea ha previsto di portare il tributo da 0,8 a 1 euro per ogni kg di imballaggi in plastica non riciclati. Una proposta che arriva proprio mentre l’industria europea del riciclo continua a fare i conti con una crisi di competitività che sta portando a rallentamenti e chiusure in tutto il continente.

Anche se i risultati ambientali della tassa sulla plastica non sembrano quelli auspicati, Bruxelles vuole replicare il meccanismo estendendolo ai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Sempre nella proposta di bilancio pluriennale, infatti, la Commissione ha previsto l’introduzione di una nuova ‘risorsa propria’ da 2 euro per ogni kg non correttamente raccolto. Un’iniziativa già bocciata dalle associazioni della filiera con una lettera al Commissario Ue al Bilancio Piotr Serafin. Più che a promuovere “una efficace politica ambientale”, hanno scritto le sigle associative, la nuova ‘risorsa propria’ servirebbe solo a garantire “la generazione di entrate per il bilancio generale dell’Ue”. Una lettura che i dati sulla plastica di certo non sconfessano.

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