Pnrr, appello di Legambiente: “Serve incontro urgente al Mase per traghettare le risorse fino al 2029”

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Elvira Iadanza
22/04/2026

L’associazione ambientalista e nove soggetti attuatori chiedono per la linea C della Missione 2 misure analoghe a quelle scelte per il biometano, le comunità energetiche rinnovabili e l’agrivoltaico. Il Mase a Ricicla.tv: “Nulla verrà abbandonato”


Traghettare le risorse del PNRR fino al 2029” anche per i progetti della linea C del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, come è stato previsto per il biometano, le Comunità energetiche rinnovabili e l’agrivoltaico. È l’appello di Legambiente, e nove soggetti attuatori (tra autorità d’ambito e oltre cento Comuni) che chiedono, per questo, un incontro urgente al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. La linea C della Missione 2 del Piano, dedicata alla rivoluzione verde e transizione ecologica, ha stanziato in origine circa 450 milioni di euro per l’ammodernamento e la realizzazione di impianti innovativi per il trattamento di rifiuti come materiali assorbenti ad uso personale, fanghi di acque reflue e rifiuti tessili. ma secondo Legambiente molti degli interventi finanziati non rispetteranno la deadline del Piano e le risorse rischiano quindi di andare perse.

Tra i progetti rientrano anche gli impianti per il riciclo dei pannolini che, per Legambiente, rappresentano una filiera in cui l’Italia detiene un indiscusso primato europeo, grazie all’impegno di circa un abitante su tre nella raccolta differenziata dei pannolini e degli altri PAP (prodotti assorbenti per la persona), e al decreto End-of-Waste, il primo al mondo, divenuto un vero e proprio modello di riferimento in Europa. Complessivamente, la linea C – sottolinea Legambiente – presenta un livello di avanzamento estremamente significativo: per gli interventi sul riciclo di prodotti assorbenti (come pannolini e pannoloni) su 15 stazioni appaltanti finanziate (circa 10 milioni di euro ciascuna), 12 risultano pienamente attive (80%), con un rilevante avanzamento tecnologico, industriale ed economico già conseguito. Ma, prosegue la nota dell’associazione, gli investimenti “rischiano di interrompersi bruscamente alla scadenza del Pnrr, prevista per giugno 2026, pur in assenza di problemi tecnici o industriali”.

Il nodo, insomma, è nei tempi della burocrazia: “Da un lato, le graduatorie dei progetti presentati, che dovevano essere formalizzate entro il mese di settembre 2022, sono state pubblicate con Decreto solo a gennaio 2023 e l’Atto di Obbligo è stato sottoscritto solo a maggio 2023, ossia con ben 11 mesi di ritardo rispetto al cronoprogramma. Dall’altro, i procedimenti autorizzativi sono stati ulteriormente dilatati dagli enti competenti oltre i termini stabiliti dalla legge”, scrive l’associazione.

Secondo Legambiente, una volta in funzione gli impianti di riciclo dei PAP garantirebbero un taglio delle emissioni climalteranti pari alla piantumazione di 1,5 milioni di alberi in Italia. “Al contrario – continua Legambiente – il mancato completamento di tali impianti non solo vanificherebbe lo sforzo già compiuto da amministrazioni e cittadini nella raccolta differenziata dei PAP, ma impedirebbe anche la chiusura effettiva del ciclo attraverso il loro avvio a riciclo. Attualmente, infatti, pur essendo inizialmente separati dal rifiuto residuo, questi materiali vengono spesso destinati a discarica o incenerimento”. Il riciclo di questa tipologia di prodotti potrebbe portare al recupero di materiale consumato da otto milioni di persone in Italia, creando 20 mila tonnellate annue di nuove risorse come la cellulosa, rispetto alla quale l’Italia dipende dall’estero per l’84%, generando anche posti di lavoro qualificati nella logistica, ed evitando, infine, emissioni inquinanti derivanti dallo smaltimento in incenerimento o in discarica, pari, secondo quanto calcolato dall’associazione, a 15 milioni di litri di benzina importati e bruciati. Lo stesso discorso può essere applicato ai tessili, ai fanghi e ai rifiuti da spazzamento, “ancora troppo spesso considerati flussi residuali e a rischio di perdere il loro potenziale di recupero”.

“Questi impianti si collocano nel disegno europeo della transizione ecologica e nelle milestone del Pnrr, che richiedono all’Italia di colmare un ritardo infrastrutturale nel ciclo dei rifiuti. Non si tratta soltanto di opere utili o necessarie, ma di una scelta strategica per il Paese per dotarsi di impianti innovativi, rafforzare l’autonomia dei territori, chiudere il ciclo dei rifiuti e rafforzare la leadership internazionale dell’Italia sull’economia circolare”, spiega il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani che aggiunge: “Salvaguardare ciò che è già stato realizzato è una scelta strategica per l’Italia e per la credibilità della transizione ecologica”.

La proposta, dunque, è quella di agire secondo le direttrici tracciate con l’ultimo decreto Pnrr, recentemente convertito in legge dal Parlamento, che ha introdotto la possibilità di garantire la continuità degli interventi anche attraverso la rimodulazione delle fonti finanziarie. Nello specifico, in tema di transizione ecologica le linee di intervento su biometano, agrivoltaico e comunità energetiche rinnovabili sono state trasformate in programmi di investimento affidati al Gestore dei servizi energetici con un orizzonte temporale prolungato da giugno 2026 fino alla prima metà del 2028. Una soluzione che Legambiente chiede in qualche modo di estendere anche agli interventi su rifiuti ed economia circolare. Sempre secondo l’associazione ambientalista e gli altri firmatari dell’appello, inoltre, serve istituire un tavolo di monitoraggio che abbia lo scopo di seguire in modo continuativo l’avanzamento dei progetti relativi agli impianti per PAP, tessili, fanghi e rifiuti da spazzamento.

Il tema delle scadenze del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato al centro di una delle ultime puntate del format ‘A Carte Scoperte’ di Ricicla.tv. In quell’occasione il capo dipartimento del Mase per il Pnrr, Fabrizio Penna, aveva ricordato che “il 30 giugno e il 31 agosto sono scadenze incontrovertibili, insuperabili e inderogabili”, aggiungendo tuttavia che sarebbero in atto confronti “a più livelli per trovare la soluzione migliore. Questa soluzione – aveva raccontato Penna – passa per un negoziato con la Commissione europea perché, in realtà, la rimodulazione prevede ancora un’ultima finestra, ed è in quella che cercheremo di capire come gestire eventualmente le economie e come gestire quel delta che intercorre tra i progetti realizzati in tempo e le risorse che si otterranno nel pagamento della nona e della decima rata”. In conclusione poi, Penna aveva precisato: “Bisognerà capire fino a dove potremmo spingerci a sanare, e uso questo termine non con l’accezione giuridica, quelle situazioni che dovessero superare il 30 giugno. Il nostro mantra, quello che ripetiamo agli operatori è andare avanti con il lavoro e fare il massimo possibile entro il 30 giugno. È evidente che nulla verrà abbandonato”.

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Redazione Ricicla.tv