Programma ‘Mangiaplastica’, la Corte dei Conti: “Strumento non determinante”

di Elvira Iadanza 09/02/2026

I giudici della Corte dei Conti suggeriscono di affiancare all’installazione degli eco-compattatori per la raccolta selettiva delle bottiglie in PET campagne informative e adeguati sistemi di incentivazione. Allo stato attuale, scrivono, l’apporto della misura non risulta determinante per il raggiungimento degli obiettivi europei di raccolta e riciclo


Tra il 2021 e il 2024 sono state 1.620 le istanze ammesse al Programma sperimentale Mangiaplastica, la misura istituita dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e finanziata con 41 milioni di euro per sostenere i Comuni nell’acquisto di eco-compattatori destinati alla raccolta selettiva delle bottiglie in PET. Un primo bilancio dell’iniziativa, tracciato dalla Corte dei Conti, ha messo in luce diverse criticità procedurali nell’attuazione della misura, in particolare per quanto riguarda i tempi di erogazione degli acconti e le difficoltà di rendicontazione da parte degli enti locali che hanno beneficiato del piano.

Al momento, scrive la Corte dei Conti, risulta concluso soltanto il primo sportello, riferito all’annualità 2021, che registra un tasso di realizzazione pari al 77,5%. Le numerose revoche e rinunce, poi, hanno determinato la liberazione di risorse per circa 2,8 milioni di euro, pari a circa il 7% del Programma che, però, non sono state ridistribuite nonostante la presenza di istanze ammissibili rimaste escluse per esaurimento dei finanziamenti iniziali. Sulla base dei dati disponibili, seppur ancora parziali, il tasso di attuazione degli sportelli successivi, relativi al periodo 2022-2024, potrebbe attestarsi in prospettiva, secondo la Corte, su valori superiori all’80%.

Lo scopo dell’iniziativa è quello di aumentare la raccolta del PET in modalità “bottle to bottle”, il processo che ha come obiettivo quello di recuperare bottiglie in un sistema separato rispetto a quello della tradizionale raccolta stradale per riciclarle in nuovi imballaggi adatti al food contact, riducendo così l’utilizzo di materia prima vergine. Nonostante lo scopo dell’iniziativa sia chiaro, la Corte segnala come la disomogeneità delle informazioni trasmesse da una parte dei Comuni beneficiari renda difficile una valutazione complessiva degli effetti del Programma. Per questo, spiega la Corte, è necessario rafforzare i sistemi di raccolta e analisi dei dati, anche al fine di collocare i risultati nel quadro più ampio della programmazione della raccolta differenziata della plastica, in coerenza con gli obiettivi fissati dalla Direttiva SUP (Single Use Plastic) del 2019. Obiettivi che includono anche quello di raccogliere almeno il 77% dei contenitori in plastica per bevande entro il 2025. Target che l’Italia, dicono le ultime stime di Conai, non sarebbe riuscita a raggiungere.

In questo contesto, emerge dalla relazione, la raccolta selettiva del PET viene considerata uno strumento complementare rispetto alla tradizionale differenziata, ma il cui apporto, allo stato attuale, non risulta determinante ai fini del miglioramento complessivo del sistema. Resta inoltre difficile stimare anche l’effettivo contributo del Programma alla costruzione di una filiera diffusa del riciclo del PET. I quantitativi raccolti dipendono in larga misura dall’effettivo utilizzo degli eco-compattatori e dal livello di sensibilizzazione degli utenti, mentre per i Comuni i benefici economici, influenzati da fattori di mercato, potrebbero non compensare i costi di gestione e manutenzione degli impianti, solo in parte prevedibili allo stato attuale.

Per rafforzare l’efficacia dell’iniziativa, la Corte dei Conti suggerisce quindi di affiancare all’installazione degli eco-compattatori campagne informative , di sensibilizzazione e sistemi di incentivazione rivolte ai cittadini poichè, evidenziano i giudici “sebbene oltre la metà dei comuni abbia
attivato meccanismi premiali (buoni spesa, sconti TARI), le difficoltà di sensibilizzazione della popolazione e la percezione di una ridotta attrattività dell’eco-compattatore laddove esiste già un efficiente sistema porta a porta (adottato dall’86% dei Comuni monitorati) potrebbero averne limitato l’utilizzo”.

Il programma, poi, deve essere integrato con le altre iniziative in corso, all’interno di una visione strategica volta a ridurre i divari territoriali, oltre l’80% delle istanze ammesse riguarda Comuni del Centro e del Sud e delle Isole, aree in cui la raccolta differenziata risulta mediamente meno sviluppata.
Sul piano finanziario, concludono poi i giudici, il Programma risente anche di un ritardo strutturale già nella fase di avvio, “avvenuta nel terzo esercizio successivo alla costituzione del fondo, cui si è aggiunta un’ulteriore dilatazione dei tempi di attuazione dovuta sia alle disponibilità di cassa dell’amministrazione sia alla tardiva rendicontazione da parte dei soggetti attuatori”, conclude la Corte. Ritardi che oltre a pesare sul raggiungimento degli obiettivi di raccolta della direttiva SUP non aiuteranno a far scattare la clausola, prevista dal nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, che consente agli Stati membri di non attivare sistemi di deposito cauzionale (o DRS) per bottiglie di plastica e lattine se nel 2026 avranno raggiunto l’80% di raccolta differenziata dei contenitori.

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