Ecoballe: a Giugliano un polo industriale per lo smaltimento


ECOBALLE

È un piccolo polo industriale per il trattamento dei rifiuti quello che nella primavera del 2017 dovrebbe sorgere tra Giugliano e Villa Literno, in attuazione del piano straordinario di interventi per lo smaltimento delle ecoballe voluto dalla Giunta regionale guidata da Vincenzo De Luca. A poca distanza dai maxi siti di stoccaggio di Taverna del Re e Lo Spesso – che ospitano più di 4 delle 5 milioni e mezzo di tonnellate di pattume imballato complessivamente stoccate in Campania – dovrebbero infatti vedere la luce nei prossimi mesi due nuovi impianti per la lavorazione delle ecoballe finalizzata al recupero di materia riciclabile, ai quali potrebbe aggiungersi anche un terzo sito di trattamento che trasformi le balle di rifiuti in combustibile solido secondario (Css) da inviare a smaltimento in cementifici, centrali elettriche o termovalorizzatori. Lo ha previsto una delibera di Giunta approvata lo scorso 27 luglio, che ha modificato il piano straordinario adottato a dicembre del 2015 dall’esecutivo regionale relativo alle operazioni di smaltimento parallele al trasporto fuori regione della prima quota da circa un milione di tonnellate di ecoballe.

Nella sua versione originale, il piano prevedeva la costruzione a Giugliano di un solo impianto per il recupero di materia e la parallela rifunzionalizzazione dello Stir, che quindi non avrebbe più trattato rifiuti urbani ma sarebbe servito esclusivamente al riprocessamento delle ecoballe, mentre il carico quotidiano di rsu avrebbe dovuto essere deviato verso l’impianto di tritovagliatura di Tufino, anche questo ripotenziato per fare fronte all’aumento delle quantità conferite. Una previsione che, si legge nella delibera, «non si concilia con il principio di autosufficienza, nella gestione della fase ordinaria del ciclo dei rifiuti, dell’ATO NA 2 che risulterebbe privo di idoneo impianto al trattamento dei rifiuti urbani a valle della raccolta differenziata». Insomma, secondo la giunta regionale trasformare il sito di tritovagliatura di Giugliano in un impianto per la lavorazione delle ecoballe rischierebbe di compromettere la tenuta del sistema ordinario di trattamento dei rifiuti urbani raccolti e avviati a smaltimento dai Comuni della zona, attualmente alle prese con un delicato processo di riorganizzazione della governance del ciclo.

Da qui la decisione di non procedere alla rifunzionalizzazione dello Stir di Giugliano ma di costruire ex novo ben due impianti dedicati al recupero di materia dalle ecoballe, verso i quali convogliare a partire dal luglio 2017 e fino a fine 2019 circa un milione 600mila tonnellate di rifiuti stoccati in balle. I due siti di trattamento, si legge nel piano, punteranno a recuperare «una quantità pari a circa il 25-35% in peso del rifiuto trattato, costituito da materiali recuperabili quali plastiche e, in misura minore, metalli» per un ammontare complessivo di circa 420mila tonnellate. Accanto al recupero di materia il piano prevede poi la costruzione di due impianti per la produzione di Css, uno previa rifunzionalizzazione dello Stir di Caivano e l’altro, si legge nel documento, «all’interno di un’area da identificare tra quelle limitrofe ai siti di stoccaggio di maggiori dimensioni». Quindi, presumibilmente, proprio a ridosso dei siti di Taverna del Re e Lo Spesso. Stando al piano, la filiera del Css dovrebbe trattare, a partire da metà 2017 e fino a fine 2019, circa 2 milioni di tonnellate di ecoballe e produrre a valle poco più di un milione 600mila tonnellate di combustibile.

Senza dimenticare che, sempre stando al piano, la lavorazione delle 3 milioni 600mila tonnellate di ecoballe avviate a trattamento – tra trasformazione in Css e recupero di materia – produrrà circa un milione 600mila tonnellate di “scarti controllati”, cioè rifiuti inerti non recuperabili da smaltire in discariche da attrezzare in «cave dismesse e ricadenti in territori contermini ai siti di stoccaggio di maggiori dimensioni». Per chiudere l’operazione di rimozione delle ecoballe, insomma, serviranno necessariamente nuove discariche e occorrerà allestirle ancora una volta lì, tra Giugliano e Villa Literno, a due passi dalle piramidi di rifiuti imballati. O da quello che ne resterà, a valle dell’ambizioso piano di smaltimento.

Tutto questo sempre che da Roma continuino ad arrivare i soldi necessari a portare avanti l’operazione. Cosa tutt’altro che scontata, visto che il decreto legge 185 del 25 novembre 2015 con il quale il governo ha destinato 150 milioni di euro all’avvio delle operazioni di smaltimento delle ecoballe (stando alla legge di Stabilità 2016 altri 300 dovrebbero arrivare nei prossimi due anni, ma il condizionale è d’obbligo) subordina il finanziamento al rispetto delle scadenze fissate nel cronoprogramma del piano.

E se è vero che 70 milioni di euro sono già nelle disponibilità di Palazzo Santa Lucia, che verosimilmente li utilizzerà per pagare le ditte che si sono aggiudicate le gare per i trasporti fuori regione, è altrettanto vero che stando al cronoprogramma entro il 30 giugno avrebbe dovuto concludersi l’iter tecnico-amministrativo per la realizzazione degli impianti di recupero materia, di produzione Css e delle discariche controllate. Ciò significa che entro la fine del mese scorso avrebbero dovuto essere messi a punto studi di fattibilità, progetti preliminari, indette conferenze dei servizi e compilati capitolati di gara funzionali alla realizzazione delle tre tipologie di impianto. In parole povere, stando al cronoprogramma il piano di smaltimento entro i confini regionali delle ecoballe sarebbe dovuto entrare già da un mese nella piena fase operativa. Invece, come dimostra la stessa delibera di giunta, si è ancora fermi allo stadio della progettazione. Il ritardo accumulato, è bene ricordarlo, espone l’intera operazione al rischio commissariamento. Un rischio che l’idilliaco rapporto tra Renzi e De Luca potrebbe non bastare a scongiurare.

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