L’economia circolare può aiutare le grandi industrie energivore a ridurre le emissioni

di Elvira Iadanza 07/10/2025

Lo studio realizzato dal Joint Research Center della Commissione europea si concentra sui settori dell’acciaio, alluminio, cemento e plastica


L’economia circolare potrebbe rappresentare una svolta per la riduzione delle emissioni dei settori ad alta intensità energetica come acciaio, alluminio, cemento e calcestruzzo e plastica. A dirlo è uno studio dello JRC, il Joint Research Centre, della Commissione europea. Secondo il report, una migliore gestione dei materiali, comprese misure di riduzione, riutilizzo e recupero, potrebbe aiutare l’industria dell’Ue a ridurre tra i 189 e 231 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente all’anno.

Nello studio, infatti, si legge che “le misure di circolarità potrebbero essere particolarmente efficaci nel ridurre le emissioni nel settore siderurgico (da 64 a 81 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente all’anno) e nel settore della plastica (da 75 a 84 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente all’anno)”. Ma riduzioni significative potrebbero essere ottenute anche negli altri comparti presi in esame, che rappresentano complessivamente il 15% delle emissioni totali dell’Unione Europea e il 44% delle emissioni di gas serra generate dall’industria manifatturiera.

L’attuazione di misure di circolarità, chiarisce il report, potrebbe portare anche alla riduzione della domanda di energia da combustibili fossili, facendo segnare un -4,7% rispetto ai dati dei consumi del 2023. Questo, oltre a tradursi in una riduzione delle emissioni legate alla generazione e all’uso di energia, contribuirebbe ad aumentare l’indipendenza strategica dell’Unione europea dai combustibili fossili importati. Una leva di competitività, oltre che di decarbonizzazione. Anche perché, si legge, applicare i concetti base dell’economia circolare, riuso, riduzione e riciclo, a comparti dell’industria ‘hard to abate’ significherebbe migliorare la bilancia commerciale dell’UE di circa il 4%, pari a 35 miliardi di euro. “Questo guadagno – si legge nel report – deriva dalla riduzione delle importazioni di materie prime come il minerale di ferro (in calo del 22%) e la bauxite (in calo dell’11%), nonché di combustibili fossili, con la plastica che contribuisce alla quota maggiore del surplus”.

Lo studio si conclude con una serie di scelte che i decisori politici potrebbero attuare per facilitare il percorso di transizione di questi grandi settori dell’industria europea, considerando anche gli obiettivi di neutralità climatica targati 2050. Le raccomandazioni includono “la promozione di tecnologie volte a migliorare la qualità dei materiali riciclati, la riduzione dell’uso delle risorse attraverso una progettazione più efficiente e l’orientamento della domanda di mercato attraverso strumenti di appalti pubblici verdi”.

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