Secondo il nuovo report di Plastics Europe, nel 2024 la plastica circolare ha raggiunto il 15,8% della produzione europea, ma la crescita del settore mostra un netto rallentamento. Pesano costi energetici elevati, concorrenza globale e dipendenza dalle importazioni, mentre oltre il 70% dei rifiuti plastici raccolti continua a finire in incenerimento o discarica
“Il ritmo della transizione europea ha subito un forte rallentamento a causa dell’aumento della concorrenza globale”. A dirlo è Plastics Europe, una delle principali associazioni europee dei produttori di materie plastiche, che nel rapporto biennale ‘L’economia circolare per la plastica: un’analisi europea’, fotografia di un settore sotto pressione a causa dell’aumento dei costi energetici, concorrenza globale e difficoltà negli investimenti industriali.
Secondo il report, nel 2024 la plastica circolare ha rappresentato il 15,8% della produzione totale europea, pari a 8,7 milioni di tonnellate. Un dato che, se da una parte conferma la leadership del Vecchio Continente nel comparto, dall’altro nasconde anche un netto rallentamento della crescita: la produzione circolare, infatti, è passata dal 13,6% del 2022 a solo l’1,2% nel 2024. Inoltre, il report evidenzia come la leadership europea nella quota di plastica circolare sia tenuta in vita dal forte calo della produzione di plastica da fonti fossili, diminuita dell’8,3% tra il 2022 e il 2024, fino a 43,3 milioni di tonnellate.
Frena anche la domanda di plastica circolare da parte dei trasformatori europei. L’incremento annuo è passato dal 16,2% del 2022 al 4% del 2024. Mentre l’Europa rallenta, però, la produzione globale di plastica circolare continua invece ad aumentare, passando da una crescita del 5% al 7,7%, alimentando le preoccupazioni dell’industria europea sul rischio di perdita di competitività. Non sorprende, quindi, che il rapporto sottolinei la crescente dipendenza dell’Europa dalle catene del valore esterne. Attualmente il 19% della domanda europea di plastica circolare viene soddisfatto tramite importazioni. Ancora più elevata la dipendenza dall’estero per la plastica vergine derivata da combustibili fossili, con il 25% della domanda coperta da importazioni.
Per Rob Ingram, presidente di Plastics Europe e CEO di Ineos Olefins & Polymers Europe, la situazione è “profondamente preoccupante”. “A causa degli elevati prezzi dell’energia, delle materie prime e dei costi delle emissioni e della mancanza di un commercio equo – ha aggiunto Ingram – i produttori europei di plastica sono in modalità sopravvivenza. La nostra catena del valore non può effettuare gli investimenti necessari nella circolarità; al contrario, stiamo assistendo alla decarbonizzazione dell’Europa attraverso la deindustrializzazione. Se questa tendenza estremamente dannosa non verrà invertita, l’Europa non sarà in grado di raggiungere i suoi obiettivi climatici”.
Sul fronte della gestione dei rifiuti, invece, i dati mostrano alcuni miglioramenti ma anche nodi da sciogliere. Il tasso di riciclo dei rifiuti plastici raccolti in Europa è salito al 29,6%, ma oltre il 70% continua a essere destinato all’incenerimento o alla discarica. Guardando ai soli dati del 2024, ben 16 milioni di tonnellate sono state incenerite, mentre 7 milioni sono finite in discarica. Ai rifiuti che sfuggono alla raccolta per essere smaltiti si associano quelli che vengono esportati verso filiere del riciclo extra europee. Secondo il rapporto, il 12,4% dei rifiuti plastici raccolti nel continente viene riciclato fuori dall’Europa
“Se continuiamo a esportare preziosi rifiuti selezionati e a importare materiali riciclati, compromettiamo sia la nostra base industriale che i nostri obiettivi climatici. Dobbiamo creare un modello economico per la plastica circolare in Europa, rendendo conveniente conservare e riciclare i nostri rifiuti di plastica. Una legislazione di supporto e adeguata allo scopo è fondamentale per raggiungere questo obiettivo”, ha commentato Virginia Janssens, direttrice generale di Plastics Europe aggiungendo che: “La crisi del Golfo ha evidenziato quanto l’Europa sia esposta agli shock legati alle risorse fossili e ha dimostrato che una solida economia circolare europea della plastica non è un optional, ma un requisito imprescindibile”.
Secondo l’associazione, per riemergere dalla crisi servono interventi urgenti a livello europeo ma anche all’interno degli Stati membri Ue per rilanciare la competitività del settore e favorire investimenti su larga scala nella plastica circolare. Tra le priorità figurano la riduzione dei costi energetici e delle emissioni, la tutela del commercio equo e la creazione di una domanda di mercato più forte per i materiali circolari attraverso misure di incentivazione. “La transizione verso un’economia circolare della plastica deve diventare una priorità assoluta per l’Europa. Il Circular Economy Act deve davvero promuovere il cambiamento e rendere la circolarità un’opportunità di business attraente in Europa. Senza un’azione urgente, rischiamo di perdere i benefici della nostra transizione circolare, con altre regioni che ne coglieranno il valore industriale ed economico. La circolarità non è solo un obiettivo ambientale, ma anche industriale”, ha concluso Janssens.





