Dl ‘terra dei fuochi’, Sisto: “Vedremo come funzionerà. Pronti a passi indietro”

di Elvira Iadanza 26/09/2025

Il viceministro alla Giustizia a margine del Forum di PolieCo a Napoli: “IL Dl è una risposta indispensabile dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo”


“Il 116 è uno strumento e vedremo come funzionerà. Siamo pronti anche a passi indietro se ci fosse la necessità di qualche ulteriore intervento”, a parlare è il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto a margine del forum “Paradosso Green, imprese autorità e istituzioni: un sistema a doppia velocità” organizzato dal consorzio PolieCo a Napoli.

Rispondendo a una domanda sul decreto ‘terra dei fuochi’ da poco approvato al Senato, Sisto ha rivendicato il lavoro svolto in Commissione giustizia per smussare il quadro sanzionatorio inizialmente disegnato dal governo, giudicato non proporzionale dal mondo delle imprese: “noi di Forza Italia – ha detto – abbiamo provato a rendere il provvedimento più compatibile al nostro sistema delle imprese, vedremo come il mercato lo recepirà e soprattutto dobbiamo stare attenti a che le procure lo utilizzino con una certa intelligenza” per poi aggiungere che bisogna “evitare che sia uno strumento che penalizzi le imprese che cercano di fare il loro meglio per stare sul mercato. Credo che con un po’ di buona volontà da parte di tutti i risultati saranno certamente in linea con quelli che l’Europa ci chiede”.

Il riferimento è alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che a gennaio ha condannato l’Italia per non aver tutelato la salute dei cittadini campani nei comuni tra le province di Napoli e Caserta, territorio diventato sinonimo di disastro ambientale. “Il decreto 116 – ha sottolineato Sisto – è una risposta indispensabile alla sentenza della Cedu e alla direttiva 2024/1230. Inasprire le pene era assolutamente doveroso, ma è stato fatto con intelligenza, distinguendo i rifiuti pericolosi da quelli che non lo sono e provando a dare alle imprese la possibilità di comportarsi correttamente mediante una nuova lettura del decreto legislativo 231 del 2001”.

Sì alla lotta al crimine ambientale, quindi, ma non alle spese delle imprese sane. Gli emendamenti approvati al Senato ristabiliscono il necessario rapporto di proporzionalità tra reato e pena. In questo modo, ha continuato il viceministro avvaloriamo “il principio che se l’impresa vuole fare correttamente il suo dovere è tenuta a rispettare delle norme, non basta leggerle. Deve garantire la trasparenza e questo le fortifica e le rende compagne di viaggio del pubblico, consentendo di applicare l’articolo 41 della Costituzione, quello relativo alla libertà d’impresa, ma anche del rispetto dell’interesse comune”.

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