Decreto ‘terra dei fuochi’, Mantovano: “No al ritorno alle contravvenzioni”

di Luigi Palumbo 18/09/2025

Il governo ha presentato a Caserta i primi risultati del piano contro i roghi e l’inquinamento nella ‘terra dei fuochi’: 266 attività controllate, 7 arresti, sanzioni per 1,78 milioni di euro. Nel frattempo il decreto 116 ha inasprito le pene per la gestione illecita di rifiuti, ma in Senato si discute se alleggerire il regime per le condotte colpose. No del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano: “Lo Stato deve essere serio, e non fare bla bla bla”


Tra giugno e settembre “sono state controllate 266 attività economiche, con 7 arresti e quasi 300 denunce”. Solo nell’ultimo mese sono state elevate sanzioni per 1 milione 780mila euro, con “un calo degli incendi come effetto correlato all’intensificazione dei controlli”. È stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a rendere noti i primi risultati del cambio di passo voluto dal governo sul fronte della lotta all’inquinamento ambientale tra le province di Napoli e Caserta, in occasione della cabina di regia sulla ‘terra dei fuochi’ coordinata dalla Presidenza del Consiglio e riunitasi alla Prefettura di Caserta nella serata di mercoledì.

Quello sulla ‘terra dei fuochi’ è un intervento che “per il governo costituisce la priorità – ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano“, chiarendo che la bonifica non sarà solo ambientale “ma anche e soprattutto dai traffici criminali che hanno concorso a determinare il disastro che tutti conosciamo”, cristallizzato nella sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che lo scorso gennaio ha condannato l’Italia per non aver tutelato la salute dei cittadini nei Comuni della Campania diventati simbolo della devastazione ambientale. In questa duplice ottica, il vertice di Caserta ha rappresentato da un lato una ulteriore tappa nella costruzione del piano d’azione che entro i prossimi due anni dovrà dare risposta alla sentenza, risanando i siti contaminati e mettendo fine al fenomeno dei roghi, e dall’altro un’occasione per misurare i primi effetti del nuovo arsenale repressivo sfoderato da Palazzo Chigi con il decreto 116 dello scorso 8 agosto, in discussione al Senato.

Sul fronte delle bonifiche ambientali già stanziati 60 milioni di euro, con i primi interventi di rimozione dei rifiuti abbandonati “partiti lunedì 15 settembre in tre siti sul territorio di Giugliano”, ha spiegato a Ricicla.tv il Commissario di governo per la terra dei fuochi Giuseppe Vadalà. Un lavoro “lungo, che proseguirà anche oltre i due anni di tempo stabiliti dalla sentenza della Cedu”. Anche perché assieme alla rimozione di scarti di ogni natura c’è da mettere mano al risanamento dei terreni contaminati e delle ex discariche. “Abbiamo iniziato la caratterizzazione su 16 siti, ai quali aggiungeremo le aree vaste di Lo Uttaro e Giugliano”, ha detto. Un lavoro che andrà di pari passo con “un’attività di prevenzione – ha spiegato il ministro della Salute Orazio Schillaci – ma anche di sorveglianza su chi è stato esposto ai rifiuti e a un’estensione degli screening oncologici, visto il tasso di neoplasie in incremento nell’area”.

Bonifiche, supporto sanitario, ma anche repressione. Dura e senza sconti, chiarisce il governo, che per questo con il decreto legge 116 dello scorso 8 agosto ha varato una radicale riforma del quadro sanzionatorio in materia di abbandono e gestione illecita di rifiuti, con nuovi delitti al posto delle vecchie contravvenzioni, arresti in flagranza differita, nessuna tenuità del fatto e pene detentive per imprese e cittadini, anche per le condotte colpose. Misure nate in ‘terra dei fuochi’ ma estese a tutto il territorio nazionale in una autentica dichiarazione dello stato di guerra agli illeciti ambientali. “I procuratori di Napoli e Caserta hanno espresso valutazione positiva sul decreto – ha detto Mantovano – e presentato proposte puntuali di cui proveremo a tenere conto”, aggiungendo che “ora lo sforzo è quello di potenziare le figure tecniche di polizia giudiziaria”, per evitare che la complessità delle indagini possa frenare l’azione degli inquirenti.

Massima apertura ai contributi che possano migliorare l’efficacia dei nuovi strumenti di lotta al crimine ambientale, ma “l’auspicio – ha detto Mantovano – è che l’impianto del decreto regga” anche nel corso dell’iter parlamentare per la conversione in legge. Il riferimento è alle non poche proposte di emendamento depositate in commissione giustizia del Senato, anche da parte dei partiti di maggioranza, che puntano ad alleggerire il nuovo quadro sanzionatorio, recuperando ad esempio lo strumento delle contravvenzioni in caso di condotte colpose o errori formali da parte delle imprese nella gestione dei rifiuti, soprattutto se non abbiano pregiudicato ambiente e salute umana. Iniziative che hanno fatto seguito agli appelli del mondo produttivo, secondo cui il nuovo regime manca di proporzionalità e rischia di colpire più le imprese che operano nella legalità che i traffici illeciti o gli smaltimenti abusivi.

No secco, per ora, da parte del governo. “Con la contravvenzione violare la legge diventa un investimento – ha detto Mantovano rispondendo a una domanda di Ricicla.tv – un costo nella pianificazione aziendale. La trasformazione da contravvenzione a delitto risponde all’esigenza da parte dello Stato di essere serio, e di non fare bla bla bla quando scrive norme penali”. “Verificheremo gli emendamenti che vadano nell’ottica di migliorare il decreto, ma non di depotenziarlo perché è nato con l’obiettivo di punire chi opera illecitamente”, ha aggiunto la vice ministro dell’Ambiente Vannia Gava.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *