Bilancio Ue, allo studio una nuova tassa sui rifiuti elettrici non raccolti

di Luigi Palumbo 14/07/2025

Nel nuovo budget Ue in arrivo, Bruxelles propone una tassa sui rifiuti elettronici, da applicare dal 2028 in base al peso delle apparecchiature a fine vita non raccolte. La misura punta a spingere gli Stati verso l’obiettivo del 65%, oggi lontano: l’Italia si ferma al 29,6%. La nuova imposta si aggiungerebbe al prelievo sulla plastica non riciclata, già attivo dal 2021.


Non solo nuove accise sui prodotti del tabacco, ma anche una tassa sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non raccolti. Mentre si avvicina la presentazione del nuovo budget dell’Ue, in calendario per mercoledì, fanno già discutere le prime indiscrezioni sul nuovo quadro di risorse proprie (i fondi che ogni Stato trasferisce al bilancio comunitario) allo studio di Bruxelles. Stando ai documenti interni circolati nei giorni scorsi, dei quali Ricicla.tv ha potuto prendere visione, tra i nuovi prelievi fiscali allo studio della Commissione – che entreranno in vigore dal 2028 – oltre a quello su tabacco e sigarette, spunta infatti anche la proposta di una tassa sui raee, da applicare in ogni Stato membro in base al peso delle apparecchiature a fine vita non raccolte.

Un’imposta che, chiarisce Bruxelles, non punta (solo) a fare cassa ma anche a garantire “risultati ambientali positivi sostenendo al contempo l’autonomia strategica dell’Unione nell’approvvigionamento delle materie prime critiche” contenute nei raee. Stando alla bozza di decisione del Consiglio, infatti, l’importo di base del nuovo tributo, che non è ancora stato fissato, andrebbe moltiplicato per la differenza – espressa in kg – tra il peso medio delle apparecchiature immesse sul mercato nel triennio precedente e il peso dei raee raccolti. Si tratta delle due misure che oggi vengono utilizzate per calcolare il tasso di intercettazione dei raee in ogni Stato membro (rapporto tra raccolta effettiva e immesso a consumo) e verificare la distanza rispetto al target vincolante dell’Ue fissato al 65%. Obiettivo sfidante che quasi tutti i paesi Ue non sono riusciti a raggiungere, inclusa l’Italia, che per questo a luglio dello scorso anno si è vista recapitare una lettera di messa in mora da parte della Commissione. Secondo i dati del Centro di Coordinamento RAEE, infatti, nel 2024 abbiamo raccolto 540.854 tonnellate di apparecchiature dismesse, a fronte del milione 283.725 immesso a consumo in media tra 2021 e 2023. Un tasso di raccolta pari al 29,64%, distante oltre trenta punti rispetto al target Ue.

Stando alla bozza letta da Ricicla.tv, la nuova tassa sui raee andrebbe ad aggiungersi alla tassa già in vigore dal 2021 per i rifiuti da imballaggio in plastica non riciclati. Un prelievo da 0,80 centesimi di euro per ogni kg, che secondo la Corte dei Conti Ue nel solo 2023 ha fruttato alle casse dell’Unione ben 7,2 miliardi di euro, pari al 4% delle entrate complessive. Con 855 milioni di euro, l’Italia è risultata quell’anno il terzo contributore netto dopo Francia (1,56 miliardi) e Germania (1,42). Contributi il cui valore reale “è stato significativamente ridotto dall’inflazione”, scrive tuttavia la Commissione, che per questo starebbe valutando di rivedere al rialzo l’importo di base del tributo.

In aggiunta all’accisa sul tabacco e alla tassa sui raee, tra i nuovi prelievi figura anche una nuova tassa sulle imprese con fatturato superiore ai 50 milioni di euro, mentre tra le imposte confermate, accanto a quelle tradizionali basate su tariffe doganali, IVA e reddito nazionale lordo, figurano quelle legate al sistema ETS (l’idea è quella di mantenere lo schema relativo alla prima versione del meccanismo, esclusi quindi trasporti ed edifici) e al CBAM, anche se in una versione ridimensionata, in linea con la revisione del meccanismo nell’ambito delle recenti semplificazioni proposte dalla Commissione.

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