Il Senato ha approvato emendamenti al decreto ‘terra dei fuochi’: multe fino a 3.000 euro per l’abbandono di rifiuti urbani accanto ai cassonetti e fermo del veicolo per un mese se usato per lo smaltimento illecito. Parallelamente, vengono alleggerite le pene per irregolarità commesse da imprese autorizzate, con ammende pecuniarie al posto del carcere nei casi meno gravi. Eliminata anche la responsabilità penale automatica dei titolari per i reati commessi dai dipendenti, pur restando l’aggravante se i fatti avvengono nell’attività d’impresa
Il quadro sanzionatorio in materia di rifiuti cambia ancora. Multe fino a 3 mila euro per chi abbandona gli urbani accanto ai cassonetti per la raccolta, ma anche pene alleggerite per gli illeciti commessi nell’ambito di un’attività di gestione, sia autorizzata che non, con la reintroduzione delle ammende per quelli di lieve entità. I titolari delle imprese, inoltre, non saranno considerati automaticamente responsabili, per omessa vigilanza, dei delitti compiuti da soggetti riconducibili alla stessa organizzazione. Lo prevedono alcuni degli emendamenti al decreto legge ‘terra dei fuochi’ approvati dalla Commissione giustizia del Senato. Il testo, che dovrebbe essere approvato dall’aula di Palazzo Madama tra mercoledì e giovedì, dovrà poi essere trasmesso alla Camera per la conversione in legge entro il prossimo 7 ottobre.
Le modifiche al testo presentato dal governo si muovono in due direzioni: da un lato l’inasprimento delle già dure sanzioni sull’abbandono dei rifiuti, dall’altro l’alleggerimento del nuovo quadro penale per la gestione non a norma, che nella formulazione originale del decreto, secondo imprese e giuristi, rischierebbe di colpire duramente – con la sola detenzione – anche le condotte colpose e gli errori formali commessi da soggetti regolarmente autorizzati. In materia di abbandono, stando a un emendamento a firma Lega riformulato dal relatore Sandro Sisler di FdI (sul quale c’è stata la convergenza anche di Avs e Forza Italia) chiunque “abbandona o deposita rifiuti urbani accanto ai contenitori per la raccolta presenti lungo le strade” sarà soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 a 3.000 euro. In più, se la violazione è commessa facendo uso di veicoli a motore, scatterà il fermo del veicolo per un mese.
Sanzioni che si aggiungono a quelle, già pesanti, previste per l’abbandono di rifiuti non pericolosi, con multe da un minimo di 1.500 a 18.000 euro per i cittadini, mentre per i titolari di imprese e responsabili di enti, a seconda della gravità del fatto, si va da un’ammenda compresa tra 3.000 e 27.000 fino all’arresto da 6 mesi a 2 anni. Per l’abbandono dei piccoli rifiuti, come i mozziconi di sigaretta, la sanzione andrà da 80 a 320 euro e il reato potrà essere contestato anche a posteriori, utilizzando videocamere di sorveglianza. In casi particolari, ovvero se l’abbandono di rifiuti non pericolosi mette a rischio la salute umana e gli ecosistemi, o avviene in siti contaminati, scatterà esclusivamente la reclusione: da 6 mesi a 5 anni per i cittadini e da 9 mesi a 5 anni e 6 mesi per enti e imprese, con patente sospesa da 2 a 6 mesi.
All’inasprimento delle sanzioni in materia di abbandono fa da contraltare l’alleggerimento, sebbene parziale, delle pene per la gestione di rifiuti non a norma, che nel decreto del governo era stata trasformata in delitto, quindi punita in ogni caso con la detenzione. L’intervento della Commissione modifica il regime punitivo per gli illeciti commessi da imprese che non si siano attenute alle prescrizioni delle autorizzazioni, con un emendamento di FdI (e altri identici a firma Forza Italia, Italia Viva e Lega) che da un lato elimina la riduzione di pena (della metà) prevista inizialmente dal governo e, dall’altro, reintroduce per i casi di minore gravità la pena della ammenda pecuniaria da 6.000 a 52.000 euro. Previsto comunque l’arresto fino a tre anni per le condotte più gravi, sempre che non costituiscano un reato di ordine superiore, che non riguardino rifiuti pericolosi, che la loro gestione non a norma non abbia pregiudicato ambiente e salute umana e che non sia avvenuta in un sito contaminato.
Grazie a tre emendamenti identici di maggioranza vengono ridimensionate anche le pene per chi effettua raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti non pericolosi in mancanza della prescritta autorizzazione: da una pena esclusivamente detentiva compresa tra sei mesi e tre anni si passa all’arresto da tre mesi a un anno o all’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro. Se i fatti riguardano rifiuti pericolosi, la pena è della reclusione da uno a cinque anni, sempre che la condotta non configuri una fattispecie di reato più grave, non comprometta ambiente e salute e non avvenga nel perimetro di un sito contaminato. In quel caso restano le pene detentive previste dal decreto approvato dal governo.
Via libera anche all’emendamento di Forza Italia (e agli identici di Fratelli d’Italia, Lega e Italia Viva) che elimina dal testo originale il passaggio che avrebbe esteso automaticamente ai titolari d’impresa la responsabilità dei delitti riconducibili all’impresa stessa per “omessa vigilanza sull’operato degli autori materiali”. Un allentamento che, tuttavia, lascia inalterata l’introduzione della nuova “aggravante dell’attività di impresa”, in virtù della quale le pene per abbandono e gestione non a norma di rifiuti vengono aumentate di un terzo se i fatti sono commessi nell’ambito dell’attività di un’impresa o comunque di un’attività organizzata. Una delle misure simbolo del nuovo arsenale repressivo voluto dal governo e il cui impianto, come auspicato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, sembra avere retto al passaggio parlamentare. Pur con qualche concessione alle istanze garantiste avanzate dalle diverse forze politiche, soprattutto quelle di maggioranza, lo spirito del decreto resta inalterato: chi gestisce male i propri rifiuti, d’ora in poi, deve pagare caro.



Purtroppo non viene preso in considerazione end of wast delle acque di lavorazione in cantiere che sono un grave problema sanzionatorio ma come gestito dai vari dl italiani, siamo unica nazione che così facendo blocca possibilità di riuso e di economia circolare rispetto ad altre nazioni. Perché nessun emendamento in questo senso?
Un grande plauso al presidente Alfonso Gifuni per il suo grande sapere in materia e che ci rappresenta indicandoci sempre la strada della serietà delle nostre aziende.