Fir digitale al via, tra incertezze operative e paura delle sanzioni

di Luigi Palumbo 10/02/2026

rentri

A pochi giorni dallo switch day del 13 febbraio, l’avvio del formulario digitale nel sistema Rentri si avvicina in un clima di forte incertezza. Pesano un quadro normativo ancora incompleto, criticità operative irrisolte e l’inasprimento del regime sanzionatorio, che alimentano il timore di contestazioni anche formali


Il debutto del formulario di identificazione dei rifiuti in formato digitale è avvolto da un clima di incertezza. Nei giorni che precedono la scadenza del prossimo 13 febbraio, vero e proprio punto di svolta nel passaggio al nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti Rentri, il confronto tra operatori, consulenti e associazioni di categoria porta con sé, oltre alle inevitabili fibrillazioni che accompagnano le trasformazioni epocali – e l’avvento del Fir digitale lo è – anche una tensione sommersa. Un’inquietudine che emerge nelle richieste di chiarimento rimaste senza risposta, nelle simulazioni operative ripetute ma con esiti non sempre confortanti, nel timore condiviso a mezza voce che lo ‘switch day’ – il grande passaggio al nuovo Fir digitale, per tutti gli iscritti al Rentri, nello stesso giorno – più che rappresentare il passo definitivo verso un nuovo corso fatto di efficienza, trasparenza e semplificazione possa essere in realtà un salto nel buio.

“Il formulario di identificazione dei rifiuti – spiega a Ricicla.tv Tiziana Cefis, consulente ambientale per TeA Consulting – è uno strumento fondamentale per la tracciabilità”. Perché segue la movimentazione dall’inizio alla fine, e perché è condiviso da tutti i soggetti che vi prendono parte. Insomma, aggiunge la consulente, “non è un documento qualsiasi. E proprio per questo la transizione al digitale dovrebbe avvenire con regole chiare e certezze operative. Oggi, invece, le imprese si trovano ad affrontare questo cambiamento in un clima di incertezza“. Da un lato “il quadro normativo non aiuta – spiega Cefis – visto che abbiamo un codice dell’ambiente costruito su un sistema di tracciabilità cartaceo, non digitale”. Dall’altro “manca ancora chiarezza su tantissimi casi pratici. Ci sono tante zone d’ombra e situazioni operative che le imprese non sanno come gestire. E molte di queste non hanno ancora avuto risposta né dal servizio di supporto Rentri né dal Ministero dell’Ambiente, nonostante siano state poste alla loro attenzione da tantissimi mesi”.

Silenzio, dal Mase, anche sulla revisione delle modalità di tenuta di registri e formulari, necessaria a correggere errori e incongruenze emersi nel primo anno di operatività del Rentri, partito il 13 febbraio 2025 con l’obbligo per i grandi produttori di rifiuti e gli operatori del waste management di adottare il registro di carico e scarico digitale. “Il decreto direttoriale 251 del 2023, che dovrebbe essere il riferimento, non è stato ancora né corretto né integrato in modo adeguato all’avvio del Fir digitale”. Il cantiere era stato aperto a ottobre scorso, poi per qualche motivo non se ne è saputo più nulla. I nodi irrisolti restano, e con loro aumentano il grado di incertezza e la probabilità di un disallineamento operativo tra le imprese coinvolte nelle movimentazioni dei rifiuti. Cosa che potrebbe portare a contestazioni dei Fir digitali, respingimento dei carichi all’ingresso degli impianti e al rallentamento, se non all’inceppamento, delle filiere di trattamento.

Per sapere se gli scenari più cupi si concretizzeranno o meno bisognerà aspettare i giorni dal 13 febbraio in poi. Quel che è certo è che al momento, spiega Cefis “il passaggio al Fir digitale, e al nuovo sistema Rentri in generale, non viene percepito dalle aziende come una semplificazione. Viene invece vissuto come un aggravio di costi, di procedure e di responsabilità”. E con il timore, più volte esplicitato dalle associazioni di categoria del mondo produttivo, che in assenza di un quadro applicativo pienamente stabilizzato, errori operativi o criticità tecniche nella tenuta digitale del Fir possano dare luogo a contestazioni da parte degli organi di controllo. Tanto più alla luce dell’inasprimento del quadro sanzionatorio voluto dal governo solo pochi mesi fa. “Il decreto ‘Terra dei Fuochi’ – chiarisce Cefis – ha reso le sanzioni ancora più afflittive. E quindi le imprese si trovano a gestire un cambiamento enorme, con un livello di rischio altissimo”.

Va detto, precisa Cefis, che il passaggio alla tracciabilità digitale sta facendo emergere “una scarsa consapevolezza delle disposizioni del Testo unico ambientale in materia di rifiuti, soprattutto tra i produttori iniziali”, confermando come, in quasi trent’anni di tracciabilità cartacea, l’operatività quotidiana si sia in molti casi retta su margini di flessibilità informale. Nel sistema digitale, invece, tutto è più trasparente ma anche più rigido. Dati incongruenti, tempistiche non rispettate, errori di compilazione: ogni passaggio è tracciato, ogni anomalia resta registrata e diventa potenzialmente rilevabile anche a distanza di tempo, in sede di controllo o ispezione.

Il problema è che alla luce dell’incertezza che ancora caratterizza il processo, anche chi ha fatto di tutto per mettersi in regola corre rischi non secondari. Certo, il Testo unico ambientale continua a prevedere una sanzione pecuniaria ridotta (da 260 a 1.550 euro) se le informazioni incomplete o inesatte riportate nei registri di carico e scarico e nei formulari possono in ogni caso essere ricostruite. Ma in assenza di una linea interpretativa chiara e uniforme e di una prassi operativa consolidata, il rischio di un’applicazione delle sanzioni variabile da territorio a territorio e da organo di controllo a organo di controllo resta.

Lo stesso discorso sembra valere anche per i malfunzionamenti tecnici. Black-out o problemi di connessione sono eventi messi in conto da tutti, e per questo con un decreto direttoriale pubblicato solo pochi giorni fa sul portale Rentri il Mase ha definito le procedure di ‘rollback’, ovvero le misure di sicurezza per la gestione dell’xFir in caso di criticità tecniche che non dipendano dalla volontà del singolo operatore. Anche in questo caso, però, il nodo oltre che tecnologico resta probatorio, come sembra indicare “la previsione dell’invio di una PEC ‘dichiarativa’ a Rentri in caso di indisponibilità temporanea dei servizi di connettività internet, quando sarebbe stato sufficiente prescrivere, in modo semplice e lineare, l’utilizzo del Fir cartaceo per tutte le casistiche. Tutto questo – aggiunge Cefis – la dice lunga sulla scarsa fiducia delle istituzioni nei confronti dell’operato delle imprese e sullo stigma che, ancora oggi, continua a gravare sull’attività di gestione dei rifiuti”.

A questo quadro già precario si aggiunge anche la quota di indeterminatezza che scaturisce dal dibattito parlamentare in corso alla Camera, con alcune proposte di rinvio all’esame delle commissioni bilancio e affari costituzionali nell’ambito della conversione in legge del decreto milleproroghe. Iniziative nate sulla scorta degli allarmi lanciati dalle associazioni del mondo produttivo e delle cooperative, secondo cui molte imprese, soprattutto tra quelle di minori dimensioni, sarebbero ancora impreparate e non attrezzate abbastanza da gestire senza rischi il passaggio al formulario digitale. “Molte aziende ritengono che sarebbe servito più tempo per adattarsi – conferma Cefis – ma anche per chiarire i casi e partire con un sistema davvero stabile e funzionante, non con un quadro pieno di incognite“.

Le proposte di rinvio avanzate in Parlamento alimentano al tempo stesso sia aspettative che perplessità, visto che la legge di conversione del decreto milleproroghe entrerà in vigore in una data sicuramente successiva a quella del 13 febbraio. Per ora, insomma, si parte. Dove e come si andrà resta impossibile da prevedere. Non le premesse che un passaggio epocale come quello al formulario digitale avrebbe meritato. “La digitalizzazione è inevitabile e può anche essere utile – chiarisce la consulente – ma deve essere accompagnata da regole solide, strumenti affidabili e risposte rapide. Altrimenti – dice – il rischio è che un processo nato per migliorare la tracciabilità finisca per aumentare confusione, costi e vulnerabilità delle imprese”.

3 commenti su "Fir digitale al via, tra incertezze operative e paura delle sanzioni"

  1. Antonello Giuliano ha detto:

    Il MASE sarebbe contrario ad in rinvio. Come sempre Imbarazzante !!!

  2. Nicolo ha detto:

    Si vede che questa gente non ha lavorato 1 giorno in vita sua

  3. Luigi ha detto:

    Chi si inventa queste cose non ha mai lavorato in vita sua, ma deve dare un senso alla carica che ricopre e si inventa cose che potrebbero andar bene alle grandi aziende ma mettere in difficoltà i piccoli artigiani senza dipendenti che oltre a dover lavorare deve combattere con queste realtà…. si rischia penalmente e i piccoli artigiani specialmente gli anziani non sono pronti…. ed ecco che sorgono altre spese….. l’aiuto di consulenti…. mentre i privilegiati come medici, dentisti etc sono esenti… l’inquinamento batteriologico credo sia peggiore!

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