Un emendamento al decreto Infrastrutture punta a rendere compostabili alcune categorie di imballaggi monouso destinate al bando dal 2030. La misura, sostenuta dal Mase e dalla Lega, sfrutta una facoltà prevista dal nuovo regolamento europeo sugli imballaggi. Il comparto delle bioplastiche plaude, mentre resta sullo sfondo il contenzioso con Bruxelles sul recepimento della direttiva SUP
La maggioranza di governo accelera per salvare dalla messa al bando le bustine monodose di ketchup. A poche settimane dal 12 agosto 2026, data di applicazione del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi – e termine apripista verso i divieti che la nuova disciplina porterà con sé – un’iniziativa della Lega, sostenuta anche dal Ministero dell’Ambiente e in particolare dalla viceministra Vannia Gava, potrebbe introdurre nuovi obblighi per alcuni imballaggi oggi realizzati in plastica tradizionale e destinati, dal 2030, a essere messi al bando dal mercato europeo, inclusi i contenitori monoporzione per condimenti utilizzati nel circuito horeca. Un divieto dal quale l’Italia punta a far esentare i formati in questione imponendone la biodegradabilità e compostabilità “in conformità alla norma UNI EN 13432 o a standard di compostabilità equivalenti riconosciuti a livello europeo”.
Lo prevede un emendamento al decreto legge infrastrutture, in esame alla Camera dei Deputati, presentato dal capogruppo della Lega in Commissione ambiente Gianpiero Zinzi. L’iniziativa punta a modificare il Testo unico ambientale trasponendo nell’ordinamento nazionale la proposta già inviata a consultazione in Ue dal Ministero dell’Ambiente. Fino allo scorso 7 luglio l’iniziativa era formalmente sottoposta al regime di ‘stand still’. Ora, scaduto il periodo di sospensione previsto dalle procedure europee di notifica, il cantiere legislativo può ufficialmente prendere il via. Perché la nuova misura diventi operativa, tuttavia, il decreto infrastrutture dovrà essere approvato da Camera e Senato, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entro il 12 agosto 2026.
La proposta di modifica del Tua presentata dalla Lega fa infatti leva sulla possibilità, riconosciuta agli Stati membri, di imporre la compostabilità obbligatoria per determinate categorie di imballaggio, ma solo entro la data di applicazione del nuovo regolamento imballaggi. Successivamente, a partire dal 1 gennaio 2030, potranno essere messi in commercio nell’Ue solo gli imballaggi che siano riciclabili. Dalla stessa data scatterà lo stop alla messa in commercio di un lungo elenco di formati in plastica tradizionale monouso: dalle buste ultraleggere per prodotti ortofrutticoli al di sotto di 1,5 kg agli imballaggi per alimenti e bevande (vassoi, piatti e bicchieri) riempiti e destinati al consumo nei locali del settore alberghiero, della ristorazione e del catering, passando per i contenitori monoporzione di condimenti (le famose bustine di ketchup) e i kit cosmetici di cortesia nel settore ricettivo. Se compostabili, e quindi riciclabili nella filiera dei rifiuti organici, i formati verrebbero di fatto esclusi dal perimetro del bando europeo.
La proposta di deroga ai nuovi divieti europei ha incassato il plauso del comparto nazionale delle plastiche biodegradabili e compostabili, secondo cui l’iniziativa può rappresentare per il settore “il ‘kick-off’ per una ripartenza su basi nuove” dopo un lungo periodo di “dumping economico, consumi stagnanti e incertezze normative”, come dichiarato nei giorni scorsi da Assobioplastiche.
Se convertita in legge, la misura Mase-Lega estenderebbe il ricorso italiano ai materiali compostabili come alternativa alla plastica tradizionale per alcune categorie di prodotti monouso. Un’impostazione già adottata nel recepimento della direttiva europea SUP (Single Use Plastics), con l’esclusione di determinati prodotti biodegradabili e compostabili dai divieti di commercializzazione: una scelta contestata dalla Commissione europea e confluita, insieme ad altri rilievi, in una procedura d’infrazione per la non corretta trasposizione della disciplina Ue sulla plastica usa e getta. Nella sua ultima replica alla Commissione, il governo ha difeso e rivendicato la scelta sostenendo, non a caso, che la facoltà riconosciuta agli Stati membri dal nuovo regolamento di imporre la compostabilità per specifiche categorie di imballaggi dimostrerebbe come l’Europa abbia ormai riconosciuto “il ruolo e la specificità dei prodotti realizzati in materiale biodegradabile e compostabile per determinate applicazioni”.





