Italia leader europea nel riciclo, ma criticità per plastica e Raee

di Elvira Iadanza 11/12/2025

A Milano la presentazione del rapporto “Il riciclo in Italia”: tasso di utilizzo circolare di materia oltre il 21%, crisi riciclo plastiche e scarsa raccolta dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche sono le emergenze su cui intervenire


L’Italia si conferma, anche per il 2024, tra i Paesi europei con le migliori performance nel riutilizzo e nel riciclo delle risorse: l’86% dei rifiuti gestiti, tra quelli urbani e speciali infatti, è stato avviato a recupero, portando il tasso di utilizzo circolare di materia al 21,6%. Un risultato quasi doppio rispetto alla media Ue pari al 12,2% e superiore a quello delle principali economie europee. In Francia il tasso di utilizzo circolare è del 17,8%, peggio fanno anche Germania 14,8% e Spagna 7,4%. I dati sono quelli emersi dalla quarta Conferenza nazionale dell’industria del riciclo organizzata a Milano dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile per la presentazione del rapporto “Il riciclo in Italia”.

Bene per il nostro Paese, secondo il rapporto, il dato sul riciclo degli imballaggi, con un tasso nazionale del 76,7%, già oltre gli obiettivi europei del 2025 e del 2030. Le singole filiere confermano la qualità del sistema: vetro 80,3%, acciaio 86,4%, alluminio 68,2%, legno 67%, biocompostabili 57,8%, plastica oltre il 50%, e la carta e cartone al 92%. Sui brillanti risultati di quest’ultima filiera è intervenuto Andrea D’Amato, presidente della Federazione Carta e Grafica sottolineando come “La Federazione rappresenta una filiera integrata che fa della circolarità un tratto distintivo. Oggi l’89% delle materie prime utilizzate proviene da fonti rinnovabili e da materiali riciclati: il 33% da biomasse e il 56% da carta da riciclare. Il tasso complessivo di riciclo della carta raggiunge il 70,9%, mentre nel settore degli imballaggi nel 2024 supera il 92%, andando oltre gli obiettivi fissati dall’Unione Europea”.

Accanto ai risultati positivi emergono però due criticità rilevanti: il settore dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) e quello del riciclo delle plastiche . Pur avendo superato il target europeo con un tasso del 51,1%, il settore della plastica registra un calo dei fatturati, domanda in contrazione e prezzi ai minimi. Il Pet riciclato, in particolare, ha visto nel 2024 una riduzione del 18% del fatturato, nonostante un aumento della produzione, penalizzato dalla concorrenza del materiale vergine a basso prezzo e da quello riciclato importato, ormai pari al 20% del mercato. L’obbligo del 25% di contenuto riciclato nelle bottiglie, scattato nel 2025, non ha incrementato la domanda in assenza di sanzioni, mentre crescono i costi energetici e di smaltimento. Proprio oggi, tra l’altro, i riciclatori del settore tornano a farsi sentire. Il presidente di Assorimap, Walter Regis, fa sapere che “il mercato è paralizzato e l’emergenza denunciata mesi fa non è rientrata: al tavolo del prossimo 22 dicembre convocato dal Ministero dell’Ambiente, ci aspettiamo una svolta”. Secondo Regis, infatti “Il Mase ha indicato come via d’uscita dalla crisi del settore l’attivazione di un credito d’imposta per gli utilizzatori di plastiche riciclate, con modalità e importi ancora da definire”, una misura che, secondo l’Associazione, oltre a richiedere tempi lunghi di notifica alla Commissione europea, non risponde alle attuali necessità delle aziende del riciclo che invece chiedono di anticipare al 2027 le disposizioni del Regolamento Ue sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio sul contenuto minimo di materia prima seconda.

Sul fronte Raee, la raccolta nel 2024 è scesa sotto il 30%, molto lontano dal 65% richiesto dall’Unione Europea. Una carenza particolarmente grave perché questi rifiuti contengono materie prime critiche, considerate sempre più strategiche dall’Unione e oggetto, negli scorsi giorni, della strategia RESourceEU per ridurre la dipendenza dell’Ue da materie prime critiche di importazione, oltre agli investimenti per il lavoro da fare, però, la Commissione Europea ha anche proposto di introdurre una tassa di 2 euro per kg di Raee non raccolti, che potrebbe pesare per 2,6 miliardi l’anno sull’Italia, risorse che, secondo il rapporto, sarebbe più utile trasformare in investimenti nei sistemi di raccolta e nei programmi previsti dagli accordi con Anci.

La crisi della plastica e la scarsa quantità di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche raccolte si inseriscono in un contesto industriale reso complesso anche dalla forte dipendenza dell’Italia dalle materie prime estere. Nel 2024 il Paese ha importato il 46,6% dei materiali, più del doppio della media europea del 22,4%, mentre il costo complessivo delle importazioni è passato dai 424,2 miliardi del 2019 ai 568,7 miliardi del 2024, con un aumento del 34%. Numeri che accentuano l’importanza strategica del settore del riciclo per la competitività del sistema produttivo nazionale.
Proprio su questo tema è intervenuto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin che ha dichiarato: “Il riciclo delle materie prime è un elemento essenziale per ridurre la dipendenza dalle nuove estrazioni e garantire un approvvigionamento sicuro per il nostro sistema industriale”.

Nel report presentato oggi a Milano, però, anche numeri molto positivi: il riciclo dei rifiuti speciali si rivela una vera risorsa: con il 74,1% di riciclo, nel 2024 sono state generate 133 milioni di tonnellate di materie prime seconde. L’acciaio made in Italy deriva per l’89% da rottame ferroso, l’industria cartaria ricava il 56% delle proprie materie prime dal macero, l’industria del legno basa la propria produzione sul recupero del 67,2% dei rifiuti legnosi. Il vetro supera l’80% di riciclo, con oltre due milioni di tonnellate trattate. “Nonostante le difficoltà che l’intero sistema industriale sta affrontando nel nostro Paese il settore del riciclo, complessivamente, sia per quantità trattate sia per i fatturati, mantiene performance positive confermandosi non solo una eccellenza europea ma anche un settore strategico per l’economia italiana. Consolidare l’industria del riciclo vuol dire anche concorrere alla autonomia e sicurezza di approvvigionamento di materiali e ridurre l’alta dipendenza dalle loro importazioni ”, ha osservato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, aggiungendo che “l’industria europea del riciclo delle plastiche non dovrebbe perdere l’occasione rappresentata dal nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi per espandere le sue attività e per rispondere in modo adeguato alla concorrenza cinese: servono però misure urgenti per superare la crisi attuale, per non compromettere le capacità industriali del settore, ma consentirgli di affrontare, con un rilancio, le nuove e impegnative sfide”. La direttrice generale di Conai, Simona Fontana, intanto avverte: “La leadership italiana nel riciclo è frutto di investimenti, competenze e collaborazione lungo la filiera, ma non può essere data per scontata: servono condizioni stabili e regole eque per sostenere le imprese nel percorso di transizione”.

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