Economia circolare, una proposta irrimandabile


economia circolare

Una proposta per passare dall’economia lineare a quella circolare facendo risparmiare alle imprese 600 miliardi di euro. Una proposta oramai irrimandabile visto che a livello planetario secondo il modello di sviluppo attuale, consumiamo due volte e mezzo quello che il Pianeta è in grado di generare e rigenerare in un anno. Se ne è parlato nel corso di un incontro presso la Camera dei Deputati e organizzato dal Partito democratico, per presentare il pacchetto di riforme per l’economia circolare che, con i suoi 1500 emendamenti è stato licenziato dagli organi competenti per approdare al Parlamento europeo.

Si va verso l’esaurimento delle risorse naturali, ma si va anche verso una radicale inversione di tendenza per far sì che nulla di ciò che attualmente viene prodotto per il mercato finale dei consumatori, venga poi gettato via una volta consumato. Si va verso la riduzione alla percentuale record del 5% dei rifiuti destinati alla morte, cioè alla discarica.

Il pacchetto di riforme elaborato dal Partito democratico è stato consegnato nelle mani di Simona Bonafè, relatrice della proposta economia Circolare al Parlamento ed è stata consegnata nelle mani del parlamento Europeo perché sostenga e acceleri quel processo di riforme necessarie a far sì che l’Italia, naturalmente incline al recupero d tutto ciò che è rifiuto, abbia i mezzi e gli strumenti normativi necessari ad implementare i sistemi di cui si sta avvalendo per passare alla circular economy.

«In Italia abbiamo già delle eccellenze – spiega Bonafè – penso alla filiera degli pneumatici fuori uso, penso ai riciclatori di materia organica. Il nostro impegno è finalizzato a far sì che tutte le imprese di settore, entrino a far parte di un sistema e smettano di parlare da sole». «Bisogna partire dall’industria del design – per il sottosegretario del ministero dell’ambiente Silvia Velo non ci sono alternative - l’industria italiana deve progettare la propria produzione in funzione del riciclo e del recupero». Il problema è che risulta difficile riprogrammare la progettazione di tutti i beni di consumo se la realizzazione in tantissimi casi è stata trasferita all’estero, in Paesi spesso non Ue. E allora è importante pensare anche alle politiche di defiscalizzazione e di incentivi economici volte a promuoverne il rientro in Europa della produzione visto che nonostante l’Italia faccia parte di una comunità dotata di moneta unica e politiche comunitarie, come gli altri Paesi ha una politica fiscale tutta sua che ostacolerebbe i processi di rinnovamento auspicati dal pacchetto di riforme appena presentato.

Il pacchetto dedica un approfondimento importante anche alla lotta allo spreco alimentare: si calcola che ogni famiglia italiana getti via 600 euro l’anno di cibo. Anche in questo caso, la lotta al riciclo passa attraverso una serie di provvedimenti che possano far arrivare ai cittadini un concetto che oramai deve rappresentare lo zoccolo duro per la costruzione di un futuro ecosostenibile: nulla deve essere buttato via. Tutto può avere una seconda vita, ad appannaggio dei consumatori, delle imprese di recupero, dei consorzi, e delle risorse del Pianeta.

«Ci aspettiamo che da settembre l’Europa raccolga il nostro invito a mostrare coraggio e rapidità. Auspichiamo – dice Stefano Vaccari, senatore Pd – che in tempi certi le nostre proposte vengano accolte e trasformate in provvedimenti utili al raggiungimento degli obiettivi mondiali di contenimento dello spreco delle risorse naturali».

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