Export di rifiuti in Svizzera, il Parlamento Ue salva i flussi verso gli impianti elvetici

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Redazione Ricicla.tv
18/06/2026

La plenaria ha approvato la deroga che consentirà di continuare a inviare rifiuti urbani misti negli impianti svizzeri. Il divieto generale è già operativo dal 21 maggio 2026, ma le vecchie autorizzazioni restano valide fino al 20 maggio 2027. Ora manca soltanto il via libera formale del Consiglio e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale


Il Parlamento europeo ha approvato la modifica che consentirà di continuare a esportare rifiuti urbani misti verso gli impianti svizzeri di recupero energetico. Il voto, arrivato nella plenaria del 18 giugno 2026 (559 favorevoli su 571 votanti), evita il rischio di bloccare flussi transfrontalieri consolidati soprattutto nelle regioni di confine. La deroga interviene sul nuovo regolamento europeo sulle spedizioni di rifiuti, operativo dal 21 maggio 2026. Le nuove regole vietano infatti l’esportazione di rifiuti urbani misti verso Paesi esterni all’Unione europea e allo Spazio economico europeo, includendo quindi anche la Svizzera. La modifica approvata dal Parlamento introduce però un’eccezione specifica per la Confederazione elvetica. Il divieto resterà valido per gli altri Paesi terzi, mentre i trasferimenti verso gli impianti svizzeri potranno continuare.

La proposta era stata presentata dalla Commissione europea il 29 aprile, a poche settimane dall’entrata in vigore delle nuove regole. L’obiettivo era evitare che un divieto pensato per limitare le esportazioni fuori dall’Europa finisse per interrompere rapporti consolidati tra territori confinanti. Ogni anno, infatti, circa 200 mila tonnellate di rifiuti urbani misti prodotti nell’Unione – e nello specifico in Germania, Austria, Francia e Italia – vengono inviate in Svizzera, in prevalenza per il recupero energetico. In molti casi, gli impianti svizzeri sono più vicini rispetto alle alternative disponibili all’interno dell’Unione. Per questo, secondo Bruxelles, il blocco delle esportazioni avrebbe comportato maggiori distanze, più traffico su strada, costi più elevati e un aumento delle emissioni.

Uno degli esempi più significativi riguarda il Vorarlberg, in Austria. L’impianto svizzero più vicino si trova a circa 40 chilometri, mentre la soluzione alternativa in territorio austriaco richiederebbe percorrenze fino a 400 chilometri. I rifiuti diretti in Svizzera vengono inoltre trasportati in larga parte su rotaia. Lo spostamento verso impianti più lontani avrebbe probabilmente aumentato il ricorso al trasporto stradale. Per il solo Vorarlberg, la Commissione ha stimato che il sistema attuale consenta di evitare circa 1.400 tonnellate di anidride carbonica all’anno. Le autorità regionali hanno inoltre calcolato che un cambio di destinazione potrebbe far crescere sensibilmente i costi di trasporto e trattamento.

Anche se il nuovo divieto è già entrato formalmente in vigore, le spedizioni verso la Svizzera non hanno subito un immediato stop. Le autorizzazioni rilasciate prima del 21 maggio 2026 possono infatti restare valide fino alla loro scadenza e comunque non oltre il 20 maggio 2027. Questo periodo transitorio ha evitato uno stop improvviso e ha dato alle istituzioni europee il tempo di correggere la norma. Resta però necessario completare l’iter prima della scadenza delle vecchie autorizzazioni. Anche per questo la commissione ENVI, competente per materia, ha chiesto l’attivazione di una procedura legislativa accelerata e il passaggio diretto al voto in plenaria. Dopo il via libera del Parlamento manca ora l’adozione formale da parte del Consiglio. Seguiranno la firma e la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Nel frattempo, dal 21 maggio 2026 è diventata applicabile la parte principale del nuovo regolamento Ue sulle spedizioni di rifiuti. Le regole rafforzano i controlli sui trasferimenti, rendono più difficile spedire rifiuti destinati allo smaltimento tra Stati membri e impongono procedure più severe per l’export verso Paesi terzi, in particolare per plastiche e rifiuti urbani indifferenziati. Contestualmente è entrato in funzione anche DIWASS, il sistema digitale europeo per lo scambio di documenti, autorizzazioni e informazioni sulle spedizioni soggette a notifica. Per i rifiuti della lista verde accompagnati dall’allegato VII, però, la Commissione ha previsto una fase transitoria: dal 21 maggio al 31 dicembre 2026 i documenti potranno continuare a essere gestiti con le modalità utilizzate finora.

Il percorso di attuazione della nuova disciplina non è ancora concluso: dal 21 novembre 2026 scatterà infatti il divieto di esportare rifiuti di plastica verso i Paesi non Ocse, mentre dal 21 maggio 2027 entrerà a regime la stretta sui rifiuti non pericolosi destinati al recupero, che potranno essere inviati nei Paesi non Ocse soltanto se espressamente autorizzati dalla Commissione europea.

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