Sui rifiuti organici la Campania vuole fare il salto di qualità

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Luigi Palumbo
08/10/2026

Non solo nuovi impianti, ma una filiera virtuosa in tutte le fasi dalla raccolta al trattamento fino all’utilizzo finale del compost. Sul riciclo organico la Regione Campania punta a costruire un modello basato sulla qualità con il supporto del Consorzio Italiano Compostatori


Non solo realizzare nuovi impianti, ma fare un vero e proprio salto di qualità, per chiudere il cerchio dell’economia circolare e riportare al suolo ciò che dal suolo proviene. Prosegue il piano d’azione della Regione Campania per colmare un deficit di trattamento dei rifiuti organici che resta tra i più ampi a livello nazionale. “Un programma imponente – spiega a Ricicla.tv il direttore generale rifiuti della Regione Campania Antonello Barretta – un investimento da 311 milioni di euro per 13 impianti, 6 dei quali già realizzati e in fase di affidamento”.

I nuovi impianti pubblici arriveranno entro il 2029, garantisce la Regione, che però guarda già oltre: non ci si può accontentare delle sole infrastrutture, serve costruire una vera e propria filiera territoriale del riciclo organico. “Guardiamo già al futuro – prosegue Barretta – cioè alla qualità del prodotto che otterremo dai nostri impianti. Vogliamo favorire lo sviluppo della filiera“.

Il punto di partenza resta colmare il deficit di trattamento. Attualmente 500 delle 600 mila tonnellate raccolte in maniera differenziata ogni anno vengono trattate fuori dai confini regionali, ma gli impianti stanno arrivando. Tanto che il piano ha già incassato l’apprezzamento dell’Ue, che dopo una prima decurtazione ha deciso di tagliare nuovamente le sanzioni quotidiane a carico della Regione anche per la quota relativa al trattamento dei rifiuti organici. Ora però serve strutturare la filiera, ed è con questo scopo che Regione Campania e Consorzio Italiano Compostatori hanno siglato a fine 2025 un protocollo d’intesa, presentato nell’ambito del Green Med Symposium di Napoli e giunto nei giorni scorsi alla fase attuativa.

“Un’esperienza che abbiamo già fatto in diverse altre regioni come Sardegna, Puglia e Calabria – chiarisce il direttore generale del CIC Massimo Centemero – una forma di assistenza tecnica con la quale mettiamo le nostre esperienze e competenze al servizio degli amministratori pubblici. Vogliamo riportare l’attenzione sul compost e sulla sua qualità, anche per dimostrare al cittadino che l’impegno nel fare bene la raccolta differenziata non è mai vano”.

Dalla riduzione delle frazioni estranee nella differenziata – che negli ultimi anni hanno raggiunto soglie preoccupanti, e non solo in Campania – passando per la necessità di rispettare i nuovi parametri sull’efficienza del recupero negli impianti definiti dall’autorità di regolazione Arera fino all’utilizzo del compost nella cura e manutenzione del verde urbano, applicazione che nonostante l’obbligo di legge previsto dai criteri ambientali minimi resta ancora marginale. Sono diversi i nodi da sciogliere per strutturare filiere circolari del riciclo organico, come emerso in occasione della prima giornata di formazione tecnica promossa nell’ambito dell’accordo CIC Regione Campania. L’imperativo è fare della qualità il minimo comune denominatore di ogni fase del ciclo del riciclo.

“Il compost è un prodotto eccezionale, che oggi assume ancora più valore in relazione ai forti rincari dei fertilizzanti di sintesi – spiega Gerardo Sabato, consigliere del CIC -ma ha bisogno di qualità lungo l’intero ciclo di trattamento, a partire dalla raccolta differenziata. In generale, serve che ognuno faccia la propria parte. Noi saremo sempre al fianco di cittadini, amministratori e imprese. Anche qui in Campania, una regione che può dare tanto all’intero sistema nazionale”. E che da fanalino di coda, deficitario e multato dall’Ue, punta a diventare vero e proprio laboratorio per un modello virtuoso capace di trasformare i rifiuti organici in un prodotto a valore aggiunto da restituire ai territori.

“Il compost è uno dei cuori pulsanti dell’economia circolare – sottolinea Antonio De Falco, dirigente della Regione Campania – con il suo straordinario potenziale di contrasto al cambiamento climatico, all’impoverimento del suolo, e con applicazioni che vanno dall’agricoltura al florovivaismo fino alla cura del verde pubblico. Un prodotto a valore aggiunto sul quale la Regione ha scelto di puntare molto, come testimonia l’accordo siglato con il CIC. Un percorso che auspichiamo possa coinvolgere non solo gli impianti pubblici ma anche quelli privati”.

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