Il Senato ha concluso l’esame del decreto ‘terra dei fuochi’, che ora dovrà essere convertito in legge dalla Camera entro il 7 ottobre. Gli emendamenti della Commissione giustizia mettono la sicura all’arsenale repressivo sfoderato dal governo per i reati in materia di gestione dei rifiuti. Novità anche sulla raccolta raee, con una nuova modalità ‘a domicilio’
Il Senato ha messo la sicura all’arsenale repressivo sfoderato dal governo con il decreto ‘terra dei fuochi’. Con 91 voti favorevoli, 55 contrari e nessuna astensione, l’aula di Palazzo Madama ha licenziato il testo, modificato, che ora passa alla Camera per essere convertito in legge entro il prossimo 7 ottobre. Il decreto, in vigore dallo scorso 9 agosto, ha riformato il quadro sanzionatorio in materia di abbandono e gestione illecita di rifiuti, con nuovi delitti al posto delle vecchie contravvenzioni, arresti in flagranza differita, nessuna tenuità del fatto e pene detentive per imprese e cittadini. Armi che, per quanto restino di notevole impatto, escono sicuramente ricalibrate dal passaggio al Senato, con una serie di modifiche che, rispondendo agli appelli delle imprese, introducono maggiori elementi di garanzia per gli operatori economici.
Gli emendamenti al testo presentato dal governo, approvati dalla Commissione giustizia di Palazzo Madama, da un lato inaspriscono le sanzioni sull’abbandono dei rifiuti, dall’altro alleggeriscono le pene per la gestione non a norma, che nella formulazione originale del decreto, secondo imprese e giuristi, rischiavano di colpire duramente anche le condotte colpose e gli errori formali commessi da soggetti regolarmente autorizzati. In materia di abbandono, alle già pesanti sanzioni proposte dal governo se ne aggiunge una nuova da 1.000 a 3.000 euro per chiunque “abbandona o deposita rifiuti urbani accanto ai contenitori per la raccolta presenti lungo le strade”. Se la violazione è commessa facendo uso di veicoli a motore, scatterà il fermo del veicolo per un mese.
Sanzioni che si aggiungono a quelle, già pesanti, previste per l’abbandono di rifiuti non pericolosi, con multe da un minimo di 1.500 a 18.000 euro per i cittadini, mentre per i titolari di imprese e responsabili di enti, a seconda della gravità del fatto, si va da un’ammenda compresa tra 3.000 e 27.000 fino all’arresto da 6 mesi a 2 anni. Per l’abbandono dei piccoli rifiuti, come i mozziconi di sigaretta, la sanzione andrà da 80 a 320 euro e il reato potrà essere contestato anche a posteriori, utilizzando videocamere di sorveglianza. In casi particolari, ovvero se l’abbandono di rifiuti non pericolosi mette a rischio la salute umana e gli ecosistemi, o avviene in siti contaminati, scatterà esclusivamente la reclusione: da 6 mesi a 5 anni per i cittadini e da 9 mesi a 5 anni e 6 mesi per enti e imprese, con patente sospesa da 2 a 6 mesi.
All’inasprimento delle sanzioni in materia di abbandono fa da contraltare l’alleggerimento, sebbene parziale, delle pene per la gestione di rifiuti non a norma, che nella versione del governo era stata trasformata in delitto, quindi punita in ogni caso con la detenzione. L’intervento della Commissione modifica il regime punitivo per gli illeciti commessi da imprese che non si siano attenute alle prescrizioni delle autorizzazioni, con un emendamento che riporta l’illecito alla natura di reato contravvenzionale, reintroducendo per i casi di minore gravità la pena della ammenda pecuniaria da 6.000 a 52.000 euro. Previsto comunque l’arresto fino a tre anni per le condotte più gravi, sempre che non costituiscano un reato di ordine superiore, che non riguardino rifiuti pericolosi, che la loro gestione non a norma non abbia pregiudicato ambiente e salute umana e che non sia avvenuta in un sito contaminato.
Vengono ridimensionate anche le pene per chi effettua raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti non pericolosi in mancanza della prescritta autorizzazione: da una pena esclusivamente detentiva compresa tra sei mesi e tre anni si passa all’arresto da tre mesi a un anno o all’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro. Se i fatti riguardano rifiuti pericolosi, la pena è della reclusione da uno a cinque anni, sempre che la condotta non configuri una fattispecie di reato più grave, non comprometta ambiente e salute e non avvenga nel perimetro di un sito contaminato. In quel caso restano le pene detentive previste dal decreto approvato dal governo.
Gli emendamenti approvati dalla Commissione giustizia eliminano poi dal testo originale il passaggio che avrebbe esteso automaticamente ai titolari d’impresa la responsabilità dei delitti riconducibili all’impresa stessa per “omessa vigilanza sull’operato degli autori materiali”, lasciando tuttavia inalterata l’introduzione della nuova “aggravante dell’attività di impresa”, in virtù della quale le pene per abbandono e gestione non a norma di rifiuti vengono aumentate di un terzo se i fatti sono commessi nell’ambito dell’attività di un’impresa o comunque di un’attività organizzata. In ottica di prevenzione dei fenomeni di abbandono e traffico illecito di rifiuti, il Senato ha integrato il decreto con una misura specifica sui raee, le apparecchiature tecnologiche a fine vita. Nel caso di consegne a domicilio di una nuova apparecchiatura, i distributori avranno la facoltà di ritirare, oltre al frigorifero e alla lavatrice sostituiti (al cui ritiro sono obbligati per legge), anche tutti gli altri “raee provenienti dai nuclei domestici a titolo gratuito e senza obbligo di acquisto di aee di tipo equivalente”.



Non capisco perché non è stata presa in considerazione come in altre nazioni la gestione ottimale dei reflui di lavorazione in cantiere creando una barriera al riuso e al risparmio orientato a economia circolare . Solo sanzioni senza una vera soluzione che in realtà era molto semplice. Chi viene controllato in cantiere edile rischia la chiusura non potendo fare la cosa più semplice. Dal piccolo artigiano alla grande opera . Pazzesco . Solo sanzioni e non opzioni ecologiche.