Le osservazioni di Bruxelles sulla gestione dei rifiuti, in particolar modo organico e raee, evidenziano differenze territoriali che andrebbero sanate. Da migliorare anche la gestione della risorsa idrica
Nonostante l’Italia continui a distinguersi in Europa per le proprie performance nell’economia circolare, le carenze impiantistiche nelle regioni del Centro e soprattutto del Sud del Paese rappresentano ancora uno dei principali ostacoli al raggiungimento di un sistema pienamente efficiente nella gestione dei rifiuti e delle risorse idriche. È questo uno dei messaggi contenuti nel Pacchetto di Primavera 2026 della Commissione europea dedicato all’Italia, che riconosce i progressi compiuti dal Paese ma che allo stesso tempo richiama la necessità di accelerare gli investimenti e rafforzare la governance locale.
L’Italia, infatti, può vantare risultati di rilievo nel campo della circolarità, con un tasso di utilizzo di materie prime seconde pari al 21,6%, tra i più elevati dell’Unione europea. Anche la produttività delle risorse si mantiene ben al di sopra della media comunitaria. Tuttavia, dietro questi dati positivi si cela una forte differenza territoriale che continua a pesare sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini e anche sui costi sostenuti.
Nel settore dei rifiuti urbani i miglioramenti registrati negli ultimi anni sono stati favoriti sia dagli investimenti del Pnrr che dai fondi per le politiche di coesione. Secondo il Green Book 2026 di Utilitalia e Fondazione Utilitatis, presentato a Napoli nel corso del Green Med Expo & Symposium, la raccolta differenziata ha raggiunto il 68% a livello nazionale, mentre il tasso effettivo di riciclo è salito al 52%. Resta però evidente il problema della disponibilità degli impianti, soprattutto nelle regioni meridionali, dove la carenza di strutture per il trattamento costringe ancora al trasferimento dei rifiuti verso altre aree del Paese, con conseguenti aumenti dei costi e inefficienze gestionali.
Particolarmente strategica è la gestione della frazione organica, che rappresenta la componente più importante dei rifiuti avviati a riciclo in Italia. Secondo i dati del Green Book 2026, l’organico costituisce il 41% dei rifiuti complessivamente destinati al riciclo, confermando il ruolo centrale di questa filiera nel raggiungimento degli obiettivi di economia circolare. Proprio per questo la Commissione europea sottolinea la necessità di migliorare il trattamento dei rifiuti organici, soprattutto nelle aree che ancora presentano deficit infrastrutturali.
Un’altra criticità riguarda la raccolta dei raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, una delle filiere più importanti per il recupero di materie prime critiche e per la riduzione della dipendenza europea dalle importazioni. I dati del 2026 mostrano alcuni segnali positivi ma anche un ritardo significativo rispetto agli obiettivi comunitari. Il Rapporto annuale del Centro di Coordinamento Raee evidenzia che nel 2025 sono state raccolte e avviate a corretto trattamento 366.891 tonnellate di RAEE domestici, con una crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente. La raccolta pro capite ha raggiunto i 6,22 chilogrammi per abitante, ma il divario territoriale resta marcato: il Sud si ferma a 4,76 chili per abitante contro i 7,02 del Nord. Numeri, sia quelli del Settentrione che del Meridione, comunque distanti dall’obiettivo di raccolta che dovrebbe attestarsi attorno ai 12 kg di rifiuti per cittadino. Le scarse performance del nostro Paese per quanto riguarda l’intercettazione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche hanno portato anche all’apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Ue. Va sottolineato, però, che il problema dei raee non riguarda solo l’Italia, ma quasi tutti gli Stati membri dell’Unione.
Accanto alla gestione dei rifiuti, la Commissione europea richiama l’attenzione sul settore idrico, dove le lacune infrastrutturali risultano ancora particolarmente evidenti nel Centro-Sud. L’attuazione del Piano nazionale per le infrastrutture e la sicurezza nel settore idrico e il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio dei consumi rappresentano passaggi indispensabili per ridurre le perdite di rete e garantire una gestione più efficiente della risorsa acqua. Parallelamente, Bruxelles invita a completare il processo di consolidamento dei gestori del servizio idrico integrato, favorendo modelli di governance più efficaci e capaci di sostenere gli investimenti necessari.
Poichè si parla di Pacchetto di Primavera, si potrebbero riassumere le indicazioni della Commissione europea come a un invito a far sbocciare lungo tutto il nostro Paese i fiori di un’adeguata rete impiantistica.





